Pratica avvocato: come funziona, quanto dura e quanto si guadagna

Isabella Policarpio

14/05/2021

26/08/2021 - 09:53

condividi

Pratica forense, cosa fare e come muoversi dopo la laurea per diventare avvocato: durata, compiti, compenso e abilitazione.

Pratica avvocato: come funziona, quanto dura e quanto si guadagna

Come funziona la pratica di avvocato? Si può iniziare prima della laurea e quanto dura? In questo approfondimento tutte le informazioni sul tirocinio obbligatorio per diventare avvocato e come è stato riformato negli ultimi anni.

Per iniziare la pratica forense bisogna iscriversi in un apposito Albo, scegliere un dominus o un ente pubblico e, con il tempo, ottenere l’abilitazione al patrocinio.

A partire dal 2022, inoltre, tutti i praticanti dovranno seguire parallelamente al tirocinio dei corsi obbligatori su molteplici aspetti del diritto, con relativa prova finale. Quanto spetta al praticante e cosa fare alla fine del tirocinio? Ecco cosa sapere.

Come funziona la pratica da avvocato?

La pratica forense è il periodo obbligatorio necessario per partecipare all’esame di avvocato e potersi iscrivere all’albo ed esercitare come un professionista autonomo.

Per iniziare questo percorso serve il possesso della laurea in Giurisprudenza (anche se si può anticipare di 6 mesi rispetto alla discussione finale) e scegliere uno studio legale che abbia le caratteristiche previste dalla legge e che approfondiremo nei prossimi paragrafi. La pratica forense deve essere svolta con “assiduità”, “diligenza” e “riservatezza” e nel rispetto delle norme di deontologia professionale.

Il tirocinio per diventare avvocato non è incompatibile con altre attività di lavoro pubblico o privato, ma serve l’accertamento preventivo del CDO circa l’assenza di eventuali conflitti d’interesse.

Inoltre il decreto del Ministero della Giustizia n. 80/2020 prevede per tutti i tirocinanti una serie di corsi obbligatori per accedere all’esame di avvocato, a decorre dal 31 marzo 2022. La durata dei corsi è di 160 ore in 18 mesi, con obbligo di frequenza per dell’80% delle lezioni; sono previste due verifiche intermedie e una finale.

I corsi, obbligatori dal 2022, servono ad approfondire le materie seguenti:

I corsi prevedono approfondimenti sulle seguenti materie:

  • diritto civile, penale e amministrativo, diritto costituzionale, del lavoro, commerciale, dell’Unione europea, internazionale privato, tributario e diritto ecclesiastico;
  • diritto processuale civile, penale e amministrativo;
  • ordinamento e deontologia forense;
  • tecnica di redazione degli atti giudiziari;
  • tecniche di ricerca (anche telematica) delle fonti e della Giurisprudenza;
  • organizzazione e amministrazione dello studio professionale e profili contributivi e tributari della libera professione;
  • elementi dell’ordinamento giudiziario e penitenziario.

Cosa fa un praticante in uno studio legale?

Il periodo di pratica negli studi legali serve al praticante per mettere in pratica quanto appreso all’Università e capire se il mestiere di avvocato fa per lui. Questo periodo serve ad imparare “i trucchi del mestiere” per questo è fondamentale scegliere un dominus che abbia voglia di trasmettere e tramandare informazioni e metodi di lavoro.

Durante il tirocinio il praticante deve imparare a rapportarsi con colleghi e clienti e a scrivere i pareri, necessari per superare l’esame di abilitazione e per svolgere il lavoro in autonomia in futuro.

Per iniziare il tirocinio bisogna fare domanda presso il Consiglio dell’Ordine ove si sceglie di svolgere la pratica; il Consiglio dell’Ordine, in seduta collegiale e previa verifica dei requisiti di legge, delibererà sull’iscrizione all’Albo dei Praticanti Avvocati. A partire dal giorno successivo alla delibera il praticante può partecipare con il proprio dominus alle udienze in Tribunale (sono necessarie almeno e 20 presenze per ciascun semestre).

Trascorso 6 mesi dall’iscrizione all’Albo dei praticanti si ottiene (non in maniera automatica) “l’abilitazione al patrocinio” che conferisce maggiori poteri e competenze al tirocinante: può esercitare l’attività di consulenza e assistenza giudiziale e stragiudiziale, in sostituzione esclusivamente del proprio dominus, in ambito civile e davanti al Giudice di Pace e al Tribunale in ambito penale, ma limitatamente ai procedimenti davanti al Giudice di Pace, ai reati contravvenzionali e a quello che rientravano nella competenza del Pretore.

Se il praticante eccede dai limiti sopra detti può incorre nel reato di “Esercizio abusivo della professione”(ex articolo 348 del Codice penale) e in aggiunta ricevere un ammonimento disciplinare.

Quanto dura la pratica da avvocato?

18 mesi è la durata della pratica per poter accedere all’esame di abilitazione alla professione forense. I 18 mesi decorrono dalla iscrizione nel registro praticanti dal quale si viene cancellati se l’attività viene interrotta per oltre 6 mesi senza giustificato motivo.

Inoltre il periodo di pratica può essere iniziato durante l’ultimo anno di studi universitari, per un periodo massimo di 6 mesi.

Dove svolgere il tirocinio da avvocato

La pratica forense di 18 mesi può essere svolta:

  • presso lo studio di uno o due professionisti con anzianità d’iscrizione all’albo degli Avvocati non inferiore a 5 anni;
  • presso l’Avvocatura dello Stato o l’ufficio legale di un ente pubblico, ma per non più di 12 mesi (i restanti 6 dovranno essere svolti presso un avvocato professionista);
  • presso uno Stato membro dell’Unione europea (fino a 6 mesi) previa indicazione al Consiglio dell’Ordine del nominativo e dei recapiti dello studio professionale;
  • presso gli Uffici giudiziari, fino a 12 mesi (gli altri 6, dovranno essere svolti precedentemente presso un professionista). Per questo tirocinio il praticante ha diritto ad una borsa di studio una borsa di studio di 400 euro al mese in presenza di alcuni requisiti anagrafici e di merito.

Quanto guadagna un praticante avvocato?

Precisiamo subito che non trattandosi di un contratto di lavoro vero e proprio, al praticante avvocato non spetta alcuno stipendio ma, piuttosto un “rimborso spese” in relazione all’impegno e al concreto lavoro svolto. L’entità del rimborso viene determinato discrezionalmente dal dominus e, in genere, dipende dalla città in cui si trova lo studio legale: più è alto il costo della vita e più sale il rimborso.

Altro criterio che determina il quantum del compenso è l’importanza dello studio legale, ad esempio in quelli con fama interazionale sarà più probabile ricevere un rimborso spese maggiore.

Dopo il primo semestre di tirocinio, il dominus può stipulare con il praticante un apposito contratto nel quale determinare una indennità o un compenso per l’attività svolta per conto dello studio; questo sarà commisurato all’effettivo apporto professionale reso nelle prestazioni svolte.

I praticanti devono iscriversi alla Cassa forense?

Ai sensi dell’articolo 5, comma1, della Legge 247 del 2012,durante la pratica forense non sussiste l’Obbligo d‘iscrizione alla Cassa forense. L’iscrizione è su base facoltativa, deve avvenire su domanda dell’interessato con delibera della Giunta Esecutiva dell’Ente previdenziale e può avere ad oggetto gli anni di tirocinio a partire da quello del conseguimento del Diploma di Laurea.

Cosa fare dopo la pratica forense

Alla fine della pratica forense viene rilasciato un certificato che attesta il compiuto tirocinio con successo (quindi dopo almeno 18 mesi). Questo documento è indispensabile per potersi iscrivere all’esame di avvocato che si tiene ogni anno, generalmente nella seconda settimana di dicembre.

Soltanto dopo aver superato l’esame di abilitazione alla pratica forense si acquisisce il titolo di avvocato a tutti gli effetti e si può perfezionare l’iscrizione all’Albo.

Argomenti

Iscriviti a Money.it