Positivi in quarantena: fino a quando si è contagiosi? Nuove ipotesi

Fino a quando restare in quarantena una volta contagiati? Oggi la regola è di 14 giorni senza sintomi o dopo l’esito di due tamponi negativi. Ma i medici prevedono norme più flessibili: ecco quali

Positivi in quarantena: fino a quando si è contagiosi? Nuove ipotesi

Coronavirus e quarantena: fino a quando restare in isolamento prima di essere certi della guarigione?

Le regole sanitarie in vigore in Italia impongono l’esito negativo di due tamponi a distanza di almeno 24 ore o un’attesa di 14 giorni senza sintomi prima di poter tornare alla vita normale.

Nel mirino dei medici ci sono soprattutto le relazioni sociali, così rischiose per il contagio nel caso in cui il virus non sia stato del tutto eliminato.

La questione della durata dell’isolamento è nel mirino di indagini scientifiche soprattutto per i cosiddetti casi debolmente positivi, che anche per mesi continuano a mostrare la presenza del coronavirus seppure in una carica virale bassa.

La proposta dell’immunologo per abbreviare i tempi in sicurezza.

Uscire dalla quarantena senza essere contagiosi: le novità

L’immunologo Clerici ha ipotizzato tempi e misure più flessibili per consentire alle persone contagiate di tornare alla vita normale dopo essere stati positivi.

Il tema non è proprio secondario, considerando sia la questione sicurezza sanitaria legata alla circolazione di persone senza sintomi ma ancora infette, sia l’aspetto psicologico di chi, contagiato, è costretto a restare chiuso in casa per molte settimane.

Il professore di Immunolologia all’Università di Milano ha affermato che ad oggi, considerando la situazione epidemiologica, ci sono le condizioni per cambiare le regole. Non più due tamponi negativi o 14 giorni senza sintomi per dirsi guariti.

Clerici ha spiegato che:

“Come in ogni tipo di virus, il contagio è in funzione di quanto virus si ha in circolo e questa quantità è massima nelle prime fasi della malattia, poi diminuisce. C’è la possibilità che i debolmente positivi non siano più in grado di infettare, come accade con altri tipi di patologie”

Di conseguenza, un solo tampone negativo e una settimana in isolamento senza sintomi possono ritenersi sufficienti per l’immunologo.

Non meno di 7 giorni, però, altrimenti si rischia ancora la contagiosità. Per questo le tempistiche illustrate dall’OMS, per le quali occorrono solo 3 giorni senza sintomi, sono ingannevoli per l’esperto.

La teoria scientifica è questa:

“Dopo 7 giorni è presumibilmente poco probabile che si verifichi il contagio, perché subentra la risposta mediata da anticorpi, cellule T e immunità innata”

In questa prospettiva, quindi, potrebbero essere liberati prima i debolmente positivi. Ma occorre cautela. L’indicazione USA di attendere solo 24 ore senza sintomi per dirsi non più contagiosi è pericolosa.

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