Le pecore pascolano tra i pannelli solari negli impianti agrivoltaici e permettono così di migliorare l’energia pulita.
Nel mondo continuano a crescere i parchi solari che ospitano le pecore al pascolo, ma cosa c’entrano gli ovini con le energie rinnovabili? Tutto, nel settore dell’agrivoltaico. Conosciuto anche come agrovoltaico, si sta affermando sempre più validamente come soluzione per conciliare produzione energetica green e agricoltura. Un’autentica sinergia tra nuove tecnologie e pratiche tradizionali che fa bene all’ambiente, riduce i costi, oltre a migliorare la gestione e l’efficienza dell’impianto. In Italia ci sono già diverse installazioni sperimentali che permettono di sfruttare al meglio le ricchezze del territorio, ma il processo di costruzione degli impianti agrivoltaici è costellato di sfide per qualsiasi Paese vi si approcci. Al momento gli esempi sono isolati, anche se molto promettenti, come ci viene ricordato da alcuni recenti sviluppi.
Pecore a pascolare tra i pannelli solari
Come anticipato, nell’ultimo periodo l’agrovoltaico sta suscitando ancora più interesse del solito. Parte del merito va anche a esempi virtuosi come quello del parco solare di Westmill, a sud dell’Inghilterra. L’impianto solare, da sempre attento all’impatto sulla biodiversità, ospita un gregge di pecore che tiene sotto controllo la vegetazione in modo naturale e non invasivo. Tra i problemi legati agli impianti fotovoltaici, infatti, ci sono proprio la perdita della biodiversità e il degrado del suolo nelle aree di installazione e in quelle circostanti.
Nella centrale inglese, però, è stato deciso di preservare il più possibile il terreno, evitando anche l’uso di pesticidi e la falciatura intensiva del prato. Sebbene questi metodi siano utili ad avere l’erba curata in modo veloce ed economico, infatti, hanno un impatto considerevole tanto sulla fauna quanto sul suolo. Così, è stato introdotto un gregge di 40 pecore autoctone che brucano tra i pannelli solari, controllando l’espansione di specie invasive e mantenendo il prato in ordine.
Le pecore possono così vivere in modo più sereno e naturale, riparate dagli stessi pannelli solari dagli eventi meteorologici avversi. La centrale fotovoltaica sta funzionando al meglio e gli ovini sono in perfetta salute, perciò la combinazione si è rivelata un’altra volta vincente. Come anticipato, comunque, non è affatto un caso isolato, ma c’è un altro esempio molto recente degno di nota.
Si tratta dello stabilimento Volkswagen di Września, in Polonia, servito da un ampio impianto fotovoltaico. L’azienda ha quindi previsto l’impiego di cento pecore di razza wielkopolska, che sostituiranno completamente tosaerba e altri metodi di mantenimento del verde. Anche nella fattoria fotovoltaica di Volkswagen le pecore beneficiano di un’alimentazione sana, libertà e riparo, soprattutto dal forte sole e dalle grandinate, mentre tengono il prato curato. Eliminando tosaerba e strumenti analoghi si diminuiscono le emissioni inquinanti e i rumori, contribuendo ulteriormente a preservare la biodiversità dell’area.
Pecore e fotovoltaico, una combinazione vincente
Le pecore non sono le uniche protagoniste degli impianti agrivoltaici, che si prestano bene anche a ospitare oche (per esempio per i canali di scolo e alcune erbe specifiche), arnie di api, che sfruttano i fiori selvatici che crescono all’ombra dei moduli, e molto altro ancora. L’agrovoltaico resta poi molto vantaggioso per le colture, con ortaggi, vigneti, frutteti grandi distese di cereali che beneficiano dell’ombra parziale e del riparo. Le pecore rappresentano comunque le preferite per l’approccio al metodo, adatte per dimensioni e temperamento a non compromettere l’impianto (né la propria sicurezza), mentre tengono l’erba perfettamente rasata. Al contempo, eliminano la necessità di pesticidi e tosaerba, riducendo lo stress a cui è sottoposto l’ambiente.
Senza contare che permettono di contenere i costi, e tra gli indiscussi vantaggi dell’agritoltaico c’è proprio la possibilità diversificare le entrate e integrare i redditi, un fattore che per gli agricoltori non è affatto trascurabile. Ci sono quindi benefici reciproci tra i due mondi, come i pannelli che fanno ombra ai prati e permettono di risparmiare acqua, beneficiando a propria volta dell’umidità perché aiuta a tenere sotto controllo le temperature. Così, i pannelli sono più efficienti.
Il problema è che non tutte le colture né tutti gli animali sono adatti a questi metodi, per non parlare dei proibitivi costi e iter di avviamento di un impianto agrovoltaico. Le istituzioni, sia nazionali che europee, stanno cercando di colmare queste ultime lacune ma c’è ancora strada da fare prima di una vera unione tra energia e natura. Ad oggi, però, si possono apprezzare questi risultati, che oltre al vantaggio economico consentono di sfruttare il territorio senza impoverirlo.