Portafoglio del Martedì: i selloff di Piazza Affari fanno crollare il rendimento

Luca Fiore

14 Giugno 2022 - 16:01

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Le forti vendite che si sono abbattute sui listini globali, e che hanno colpito con particolare forza la borsa di Milano, hanno fatto crollare il rendimento del nostro portafoglio di investimento realizzato con i Turbo Certificates di UniCredit.

Portafoglio del Martedì: i selloff di Piazza Affari fanno crollare il rendimento

Dal +44% al -111% in soli sette giorni: nell’ultima settimana il rendimento del nostro Portafoglio di investimento realizzato con i Turbo Certificates di UniCredit ha fatto registrare un crollo in scia delle forti vendite che si sono abbattute sui listini globali.

Le tensioni relative la guerra, il rallentamento economico, l’inflazione, la normalizzazione del costo del denaro e la fine degli stimoli monetari, la crisi dei cripto-asset e, per quanto riguarda il nostro Paese, il balzo dei rendimenti del debito sovrano, hanno innescato la tempesta perfetta che ha spinto tutte le posizioni rialziste a raggiungere lo stop loss.

Il fatto di aver fissato stop loss a livelli non troppo ravvicinati, una mossa normale alla luce di un contesto volatile, ha incrementato le perdite registrate con le operazioni sulle azioni Enel, Stellantis e Poste Italiane.

Portafoglio di investimento: la situazione generale

Innescato dalla Banca centrale europea, l’attuale fase di selloff nel corso della settimana corrente si trova a fronteggiare anche i meeting della Federal Reserve, della Bank of England e della Bank of Japan.

Ma andiamo con ordine. Il meeting della banca guidata da Christine Lagarde ha sancito la vittoria del fronte dei «falchi» che, sorretto dalle indicazioni in arrivo dai dati macro, ha sancito che l’inflazione rappresenta “la principale sfida" (la view sul dato 2022 è passata dal 5,1 al 6,8%) e che, per vincere questa battaglia, è necessario fermare lo shopping ed incrementare il costo del denaro nei prossimi meeting.

Se a luglio il benchmark europeo sarà aumentato di 25 punti base (anche se secondo indiscrezioni i “virtuosi” avrebbero avanzato l’ipotesi di +50pb), nel corso del meeting di settembre la stretta potrebbe attestarsi anche allo 0,5% (tutto dipenderà dall’andamento di prezzi che sembrerebbero dirigersi verso la doppia cifra).

Non nominando misure per il contenimento dei rendimenti dei titoli sovrani della periferia, la Bce ha fatto schizzare al rialzo i rendimenti dei Btp, al 4% in avvio di settimana, e di conseguenza dello spread (anche se Lagarde ha detto di disporre di diversi strumenti per evitare la crescita dei differenziali).

Nonostante l’Eurotower riconosca che i fattori che stanno spingendo i prezzi siano riconducibili al lato dell’offerta, e quindi non influenzabili dalla politica monetaria, l’attuale livello è incompatibile con tassi negativi (entro la fine dell’anno il costo del denaro di Eurolandia potrebbe salire di 125pb allo 0,75%).

Se in Europa per ora l’inflazione non deve fare i conti con incrementi delle retribuzioni, la stessa cosa non si può dire del Regno Unito dove la corsa dei prezzi finisce per essere alimentata anche dalla carenza di manodopera innescata dalla combo pandemia-Brexit. In questo contesto la Bank of England, che finora in tutti i meeting del 2022 ha annunciato una stretta, si prepara ad incrementare i tassi di altri 25pb.

Per ottenere una proxy di quello che succederà in Europa e Regno Unito è possibile guardare agli Stati Uniti, dove il picco dei prezzi potrebbe non essere lontano e la Federal Reserve si appresta ad incrementare il tasso sui Fed Funds di 50 punti base sia nel meeting in calendario questa settimana (ma domani sera potrebbe alzarlo anche di 75 punti base) che in quello di luglio.

Ultima solo in ordine di citazione, è la Bank of Japan che dopo anni di inflazione sottozero ora si gode un meritato +2,5%. Decisamente lontana dai livelli delle altre economie sviluppate, per ora questa crescita dei prezzi consente alla BoJ di continuare a stimolare l’economia.

Portafoglio del Martedì: stop loss per tutte le posizioni rialziste

Nonostante le operazioni fossero impostate positivamente, i tre stop loss hanno portato in dote un rendimento negativo di oltre 150 punti percentuali: l’investimento sulle azioni Enel (DE000HB48G73) ha fatto segnare un rosso di quasi il 50%, quello su Stellantis un -66% (DE000HB60NE7) ed il deal su Poste Italiane (DE000HB4QAK6) un -40%.

Azioni Enel, grafico giornaliero. Fonte: TeleTrader

Azioni Stellantis, grafico giornaliero. Fonte: TeleTrader

Azioni Poste Italiane, grafico giornaliero. Fonte: TeleTrader

Resta in portafoglio, non a caso si tratta di un’operazione “short”, l’ultimo investimento inserito, quello su Prysmian. Divenuto operativo il 9 giugno, questo deal è non è lontano dal target dei 27,7 euro.

Azioni Prysmian, grafico giornaliero. Fonte: TeleTrader

Per investire al ribasso su Prysmian abbiamo scelto il Turbo Open End di UniCredit con Isin DE000HV8BSU6.

Alla luce delle forti perdite degli ultimi giorni, puntiamo su un recupero di Piazza Affari investendo su un Turbo Open End con sottostante il Ftse Mib con codice Isin DE000HB5FMR6.

Questo prodotto presenta un livello di Knock Out fissato a 18.627,352515 punti (distante 14,50 punti percentuali) ed una leva di 6,36 volte.

Dal grafico del Ftse Mib emerge come le vendite innescate dal meeting della Banca centrale europea abbiano nuovamente fatto ripiombare i corsi su livelli non lontani da quelli del crollo di inizio marzo.

Indice Ftse Mib, grafico giornaliero. Fonte: TeleTrader

Bucato al ribasso il supporto ottenuto dall’unione dei minimi del 6 e del 25 aprile, i corsi nella seduta odierna hanno toccato un minimo a 21.606 punti. Alla luce di un forte ipervenduto e tenendo conto del gap creatosi tra venerdì e lunedì scorso tra 22.386 e 22.280 punti, l’indice delle blue chip di Piazza Affari sembrerebbe in grado di recuperare parte delle posizioni perse.

In quest’ottica, puntiamo ad un ingresso a 22.100 punti con target 23.100 e stop loss a 20.500 punti.

I nuovi prodotti inseriti e le rispettive leve sono stati selezionati alle 13:20 del 14 giugno 2022. Le strategie si considerano valide se i prezzi toccano il punto di entrata prima del take profit o dello stop loss.

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