Sui mercati finanziari si trovano strutture dei rendimenti alquanto differenti in grado di soddisfare le più disparate esigenze e preferenze di investimento. Sul reddito fisso, per esempio, dominano quelle di tipo costante dal principio fino alla scadenza.
L’ingegneria finanziaria, tuttavia, nel tempo ha arricchito il parterre di soluzioni sempre più innovative, tipo le step-down e le step-up ma non solo.
Ci sono casi in cui più scende il tasso sui depositi bancari e più sale la cedola, come avviene su questo corporate bond. Vediamo di quale si tratta.
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Il corporate bond del tipo “Fixed to Inverse Floating”
Lunedì della settimana scorsa (5 maggio) la banca inglese Barclays ha emesso un nuovo bond del tipo Fixed to Inverse Floating e Callable. Il codice ISIN di riferimento è XS2998271436 e il titolo è quotato e negoziato sull’EuroTLX di Borsa Italiana. L’ammontare di debito emesso (flottante) è di soli 10 mln di euro, un taglio modesto per garantire un’adeguata liquidità dello strumento sul secondario. Il lotto minimo di sottoscrizione è invece invariato a 1.000 €, un taglio retail insomma.
Malgrado si tratti di un emittente estero (il bond è stato ideato da Intermonte) il titolo non presenta rischio di cambio. La valuta di denominazione è l’euro, la moneta di conto per l’investitore nazionale.
La durata massima del titolo è di 12 anni (05/05/’37), ma nei fatti potrebbe arrivare anche molto prima. L’emittente si è riservata la possibilità di esercitare la call già dopo il primo anno, previo congruo avviso al mercato prima di ogni 5 di maggio fino al 2036. In quel caso l’emittente estinguerà il debito rimborsando a 100 l’ammontare di debito nominale sottoscritto.
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La struttura dei rendimenti del corporate bond Barclays
L’obbligazione ha un payout di tipo misto, ossia cedola fissa e costante in principio e variabile fino a data scadenza o di esercizio call. La periodicità è semestrale (date di stacco: 05/05 e 05/11) e nello specifico è previsto quanto segue:
- 6,00% lordo il 1° anno, pari al 4,44% al netto della ritenuta fiscale del 26% sugli interessi. In sostanza la banca paga ogni 6 mesi il 2,22% netto del debito nominale posseduto;
- cedola variabile dal 2° al 12° anno e pari al 6% meno il tasso Euribor a 3 mesi, e racchiusa entro un preciso range min/max. Il floor (pavimento) al di sotto del quale il payout non potrà andare è lo 0,00%, mentre il cap (tetto) non potrà eccedere il 6,00%, sempre lordo annuo. In sintesi, dal 2° anno in poi la cedola è inversamente proporzionale ai tassi di mercati rappresentati dall’Euribor 3M.
Il tasso sui depositi della Banca Centrale Europea
Questo equivale a dire che da maggio 2026 in poi l’effettivo payout dipende dall’andamento del tasso sui depositi della BCE, a cui si approssima molto l’Euribor 3M. Al momento, per esempio, quest’ultimo è sul 2,14% circa.
Nella seconda metà di aprile la BCE ha portato il tasso sui depositi al 2,25% dal precedente 2,50%. Da qui a fine anno, o comunque al prossimo futuro, invece gli analisti si aspettano altri tagli, e le stime dominanti lo proiettano all’1,50%.
Si evince quindi che quanto più dovessero scendere i tassi BCE tanto maggiore sarà la cedola futura del bond nella sua componente variabile. Ragionando per ipotesi, ed estremizzando il discorso, se venissero azzerati e restassero sempre tali il ritorno si attesterebbe sempre al 6% annuo. Tecnicamente la cosa è possibile, ma la sua probabilità che si avveri è prossima allo zero. Primo perché i tassi variano nel tempo in base ai contesti del mercato. Secondo perché se i tassi scendessero così tanto e a lungo Barclays avrebbe solo interesse a richiamare il prestito (call) e ad estinguerlo.
Più scende il tasso sui depositi bancari e più sale la cedola di questo corporate bond
Tra i pro del bond abbiamo quindi l’assenza del rischio cambio, poi la cedola forte del primo anno e infine il rating emittente. Quest’ultimo è pari ad A+ per Fitch e S&P’s, e ad A1 per Moody’s.
Tra gli aspetti critici abbiamo già citato lo scarso flottante, che può generare rischi di liquidità sul mercato secondario. Questo può alternativamente incidere sugli spread bid/ask e/o le fluttuazioni dei prezzi. Un altro rischio è quello di reinvestimento nel caso di esercizio della call prima della naturale scadenza del debito. Tuttavia, in tal caso è probabile (sarà da verificare) che le ultime cedole siano state relativamente robuste e/o al di sopra della media di mercato. Quest’ultime, infatti, sarebbero in teoria due delle circostanze chiave che spingerebbero la banca alla sostituzione del debito.