Più investimenti esteri nell’Asean che in Cina: che cosa significa?

Federico Giuliani

22 Agosto 2024 - 06:28

Nel 2023 le sei principali economie del Sud-Est asiatico (SEA-6) hanno ricevuto investimenti esteri per 206 miliardi di dollari, rispetto ai 43 miliardi della Cina.

Più investimenti esteri nell’Asean che in Cina: che cosa significa?

I Paesi membri dell’Asean (Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico) hanno superato, per la prima volta in un decennio, la Cina in termini di investimenti diretti esteri (IDE) attirati. Secondo quanto riportato dal paper Navigating High Winds: Southeast Asia Outlook 2024-34, elaborato dall’ Angsana Council, Bain & Co e DBS Bank, nel corso del 2023 le sei principali economie del Sud-Est asiatico (SEA-6) hanno ricevuto investimenti esteri per 206 miliardi di dollari, rispetto ai 43 miliardi del Dragone.

E non è finita qui, perché lo stesso documento prevede un futuro luminosissimo per sei dei protagonisti dell’Asean, ovvero Indonesia, Thailandia, Vietnam, Singapore, Malesia e Filippine, che dovrebbero presto alimentare il 97% della crescita nella regione. Eppure, dalla metà degli anni ’90 l’intera Asia sudorientale era rimasta assai indietro rispetto alla Cina in termini di indicatori di crescita quali pil reale, pil pro capite, crescita del commercio ed entità degli investimenti esteri e nazionali.

Poi è successo che il Sud-est asiatico ha iniziato a gettare le basi per accelerare quattro fattori chiave della crescita: una forza lavoro in crescita, una maggiore produttività del lavoro, una maggiore spesa in conto capitale e una maggiore produttività del capitale.

“In base alla nostra analisi, nel prossimo decennio il Sud-est asiatico dovrebbe superare la Cina nella crescita del pil, invertendo la tendenza degli ultimi 30 anni”, si legge nel citato rapporto, secondo cui il Vietnam è risultato esser il Paese di maggior successo nella regione secondo la maggior parte dei parametri.

L’ascesa dell’Asean

Tra il 2018 e il 2022, gli investimenti diretti esteri nel Sud-Est asiatico sono cresciuti del 37%, rispetto a solo il 10% in Cina. L’Asia sudorientale dipende dal commercio da due a cinque volte in più rispetto ad altre grandi regioni, evidenziando come il volume degli scambi commerciali abbia rappresentato l’89% della crescita del pil regionale nell’ultimo decennio.

Uno dei motivi principali per cui gli scambi commerciali con l’Asia stanno accelerando, ha ricordato Asia Financial, è dovuto al Partenariato economico regionale globale (RCEP) e ad altre misure di liberalizzazione degli scambi. “Le disposizioni del RCEP riguardanti gli investimenti esteri e i diritti di proprietà intellettuale potrebbero attrarre le multinazionali nel Sud-est asiatico”, ha evidenziato il paper, spiegando che l’accordo aumenta anche il potere contrattuale collettivo della regione rispetto alla concorrenza individuale con la Cina.

Ma ci sono, nello specifico, tre altri motivi che potrebbero dare un significativo impulso alla crescita economica del Sud-Est asiatico. Quali? Le aziende stanno diversificando le loro attività lontano dalla Cina per via delle tensioni internazionali. Poi c’è da citare la competizione interregionale «amichevole» dei Paesi Asean, e infine perché il “Sud-Est asiatico è una regione in rapida crescita e ben posizionata” che trae vantaggio dal commercio, dal turismo e dagli investimenti. “Ci aspettiamo che il pil del Sud-est asiatico cresca del 5,1%, in media, nel prossimo decennio”, ha chiarito il paper.

Cosa aspettarsi dal futuro

“Si prevede che Vietnam e Filippine saranno i paesi in più rapida crescita, con il Vietnam che continua a rimanere in testa”, ha concluso il rapporto. Tra i SEA-6, Singapore detiene il primo posto con la più alta quantità di IDE pro capite, mentre Indonesia e Filippine la più bassa. Tuttavia, il ritmo di crescita degli IDE in questi due paesi tra il 2018 e il 2022 è il più alto, insieme al Vietnam. La Malesia registra invece la crescita più lenta degli IDE, ma si è impegnata a invertire questa tendenza, in particolare incrementando gli interessi nei settori dei semiconduttori, dell’elettronica e dei data center.

Le ricerche contenute nel rapporto, ha chiarito il South China Morning Post, suggeriscono che gli investimenti diretti esteri nel Sud-Est asiatico potrebbero superare quelli della Cina nei prossimi 10 anni, soprattutto considerando che la regione ha già attirato ingenti capitali stranieri nei settori emergenti chiave della produzione di veicoli elettrici (EV), della produzione di batterie per veicoli elettrici, della produzione di semiconduttori e della fornitura di data center.

Nella produzione di EV, Thailandia e Indonesia hanno attirato i maggiori investimenti diretti esteri (circa 14 miliardi di dollari) negli ultimi cinque anni, grazie alla loro solida base di produttori di apparecchiature originali che realizzano prodotti per marchi ed etichette specifici, nonché al sostegno e agli incentivi governativi. L’Indonesia domina la produzione di batterie per veicoli elettrici grazie alle sue riserve di nichel, con investimenti diretti esteri nel settore che hanno raggiunto i 26 miliardi di dollari negli ultimi cinque anni.

Nella produzione di semiconduttori, infine, Malesia e Singapore sono in cima alla lista con 38 miliardi di dollari in IDE. Ricordiamo che Singapore è specializzata nella fabbricazione di wafer e nella conversione di materie prime in piccoli chip, mentre la Malesia è leader nel packaging e nei test.

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