L’avvertimento del ministro dell’energia del Qatar, Paese che ha appena interrotto la produzione del gas naturale. Cosa può succedere ora con attacchi Iran.
Ancora alert prezzi del petrolio, con i prezzi del Brent che sono arrivati a sfondare nella giornata di oggi, venerdì 6 marzo 2026, la soglia di $90 al barile, dopo le dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha chiesto all’Iran una resa incondizionata.
Ma per i prezzi del petrolio il peggio non sarebbe ancora arrivato, se si considera il worst case scenario presentato dal ministro dell’Energia del Qatar Saad al-Kaabi, che ha paventato quotazioni fuori controllo, fino a $150 al barile.
Il Qatar è proprio il Paese che ha contributo nei giorni scorsi a far schizzare i prezzi del petrolio e del gas, decidendo di interrompere la produzione di GNL, gas naturale liquefatto.
La decisione è stata presa a seguito degli attacchi partiti dall’Iran che, in risposta alle aggressioni di Israele e Stati Uniti di sabato scorso 28 febbraio, ha lanciato un’offensiva contro i Paesi del Golfo, nel tentativo di colpire le basi USA.
Due droni hanno colpito le infrastrutture energetiche del Qatar, situate nelle città di Ras Laffan e Mesaieed, portando il gigante dell’energia statale QatarEnergy a interrompere l’offerta. Un annuncio shock, se si considera che Ras Laffan, nello specifico, è considerato il centro più grande al mondo per la produzione e l’esportazione del gas.
L’interruzione delle forniture di petrolio e di gas, ha avvertito tuttavia il ministro, potrebbe essere decisa anche da altri Paesi del Golfo.
La profezia del ministro del Qatar: prezzi petrolio fino a $150 al barile con blocco offerta Paesi Golfo
Secondo il ministro dell’energia del Qatar, tutti i produttori energetici del Golfo potrebbero scegliere di fermare le esportazioni nell’arco di qualche settimana, se l’Iran dovesse continuare ad attaccare i Paesi, portando i prezzi del petrolio a volare fino a 150 dollari al barile.
“Ci aspettiamo che tutti coloro che non hanno ancora dichiarato lo stato di forza maggiore lo facciano nei prossimi giorni, se la situazione non cambierà. Tutti i paesi esportatori della regione del Golfo dovranno dichiarare la forza maggiore ”, ha pronosticato Kaabi, aggiungendo che, “se questa guerra continuerà per altre settimane, a essere colpita sarà la crescita del PIL di tutto il mondo ”.
Allarmanti le previsioni del ministro: “I prezzi energetici saliranno ovunque. Si manifesteranno carenze di alcuni prodotti e si avrà una reazione a catena, con le industrie che non riusciranno più a garantire le loro forniture”.
Ma la situazione, almeno per il Qatar, non cambierebbe neanche se la guerra si fermasse subito, in quanto ci vorrebbero “da settimane a mesi” per tornare al ciclo normale di riformimenti.
Stretto di Hormuz, Fitch Ratings fa il punto. “Chiusura temporanea”
Secondo Kaabi, che è anche CEO di QatarEnergy, il colosso che ha interrotto la produzione di gas naturale a seguito degli attacchi dell’Iran, i prezzi del petrolio potrebbero toccare $150 a breve, tra 2-3 settimane, nel caso in cui le petroliere non riuscissero a transitare nello Stretto di Hormuz.
In una nota diramata nella giornata dell’altroieri, gli esperti dell’agenzia di rating Fitch hanno scritto di credere che la chiusura effettiva dello Stretto di Hormuz, dovrebbe comunque confermarsi temporanea, considerata la sua importanza vitale.
Questa prospettiva, unita all’eccesso di offerta presente nel mercato mondiale del petrolio, secondo Fitch dovrebbe limitare gli scatti dei prezzi. “Non prevediamo un margine di rialzo significativo rispetto alla nostra stima di dicembre 2025 di prezzi del Brent, in media, a $63 al barile, nel 2026 ”.
L’agenzia di rating ha precisato che lo stretto non è chiuso in via ufficiale ma che le navi lo stanno evitando per scongiurare il rischio di essere attaccate dall’Iran.
Nel ribadire che “la chiusura dello stretto sarà temporea”, Fitch ha ricordato in ogni caso come, prima del conflitto, transitassero in quest’arteria vitale per il commercio 20 milioni di barili al giorno di petrolio crude e prodotti petroliferi, corrispondenti a 1/4 del commercio mondiale del petrolio via mare e a 1/5 dei consumi globali di petrolio.
Un blocco dello stretto avrebbe conseguenze inimmaginabili.
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Petrolio schizza e Wall Street va in tilt dopo dichiarazioni di Trump sull’Iran
A far schizzare tuttavia oggi i prezzi del petrolio sono state soprattutto le dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump che, con un post su Truth Social, ha scritto che gli Stati Uniti vogliono per l’appunto una resa incondizionata di Teheran, auspicando poi una “selezione di candidati (alla leadership iraniana dopo l’uccisione di Ali Khamenei ” da parte degli USA e di “molti dei nostri alleati e partner meravigliosi e molto coraggiosi, che lavoreranno instancabilmente per far tornare indietro l’Iran dall’orlo della distruzione, rendendola economicamente più grande, migliore, e più forte che mai. L’IRAN AVRA’ UN GRANDE FUTURO. MAKE IRAN GREAT AGAIN (MIGA!)”.
Ma con l’Iran che non sembra avere alcuna intenzione di farsi dettare legge da Trump, i mercati azionari hanno subito scontato il peggio, con il Dow Jones Industrial Average che è affondato di più di 900 punti, o di quasi il 2%, e lo S&P 500 e il Nasdaq Composite in flessione fino a -1,6%, prima di ridurre le perdite.
A pesare su Wall Street anche il pessimo report occupazionale USA, ovvero la pubblicazione dei Non Farm Payrolls.
Nel frattempo i prezzi del petrolio continuano a correre, deprimento il trend dell’azionario. I contratti WTI scambiati a New York sono volati fino a $89 al barile, in rally del 10% circa, mentre le quotazioni del Brent hanno sfondato la soglia psicologica di $90 al barile, segnando un balzo superiore a +6%. Quota $100 è sempre più vicina. Ma per il ministro del Qatar, per l’appunto, entro poche settimane si potrebbe arrivare a $150.
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