Petrolio ai massimi di 13 mesi, mentre l’OPEC osserva l’Iraq

Violetta Silvestri

18 Febbraio 2021 - 13:09

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Il rally del petrolio è inarrestabile: il greggio sfiora quota 65 dollari al barile nella quotazione Brent. L’oro nero è ai massimi, ma intanto l’OPEC teme la produzione dell’Iraq.

Petrolio ai massimi di 13 mesi, mentre l'OPEC osserva l'Iraq

Petrolio ancora in corsa, in rally inarrestabile da giorni.

Il greggio Brent ha superato brevemente i 65 dollari al barile oggi, per la prima volta in un anno, mentre un’esplosione di freddo che ha colpito gli Stati Uniti si è intensificata rafforzando uno shock dell’offerta globale di greggio.

Intanto, l’OPEC+ continua ad osservare l’andamento della materia prima, con un occhio attento alle esportazioni in aumento dall’Iraq.

Cosa sta succedendo e cosa aspettarsi per i prezzi del petrolio?

Il petrolio ai massimi: i motivi

Al momento in cui si scrive, i future WTI scambiano a 61,32 dollari al barile, con un rialzo dello 0,29%. Il greggio Brent registra un balzo dello 0,33% a 64,53 dollari.

I riflettori sono tutti puntati sugli Stati Uniti. Più di 4 milioni di barili al giorno di estrazione petrolifera statunitense - circa il 40% della produzione di greggio - sono ora offline nel pieno di un’ondata di freddo senza precedenti che ha congelato le operazioni dei pozzi.

Tuttavia, le straordinarie interruzioni delle raffinerie hanno frenato la domanda di greggio nel Paese, mentre il consumo di benzina è diminuito poiché le condizioni gelide tengono molti americani lontani dalle strade.

Intanto, il freddo record del Texas e la previsione ottimista sul piano di stimoli USA e le vaccinazioni stanno spingendo il greggio, che vede ancora un orizzonte rialzista.

OPEC+ resta cauta e guarda l’Iraq

Il rally del petrolio negli ultimi mesi è stato sostenuto anche da un inasprimento delle forniture globali, dovuto in gran parte ai tagli alla produzione da parte dell’OPEC+.

I produttori del gruppo potrebbero allentare i freni all’offerta dopo aprile, data la ripresa dei prezzi. Ma il clima resta di cauta attesa.

Ora l’OPEC+ guarda anche all’Iraq con una certa apprensione. Le esportazioni di greggio iracheno sono aumentate nella prima metà di febbraio anche dopo che il secondo produttore dell’OPEC si è impegnato a tagliare la produzione questo mese.

Baghdad si è impegnata a pompare al di sotto della sua quota a febbraio per compensare la passata sovrapproduzione. Tuttavia, il ritmo delle sue esportazioni di greggio nella prima metà del mese, se mantenuto fino al resto di febbraio, indica che il Paese potrebbe superare il suo obiettivo di produzione autoimposto di 3,6 milioni di barili al giorno e forse anche il suo limite OPEC + di circa 3,85 milioni.

L’Iraq ricava quasi tutte le sue entrate dal petrolio e, come molti altri Stati petroliferi, sta attraversando una crisi economica dopo che la pandemia ha causato il crollo della domanda di energia lo scorso anno.

Le esportazioni non sono un indicatore diretto della produzione, ma danno un’idea dei livelli di output. I Paesi possono svendere il petrolio accumulato, che non conta per le loro quote OPEC +.

Tuttavia, l’accordo dei produttori petroliferi resta un punto fermo per gestire i prezzi: sarà rispettato?

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