Resoconto dei principali listini azionari locali e mondiali al termine del primo quadrimestre dell’anno
Ci sono check-up e check-up di portafoglio a seconda dei tempi in cui sono attuati e delle ragioni per cui sono attuati. Sui mercati azionari di solito le performance si misurano sul lungo termine data la velocità con cui cambiano gli scenari di breve. Questo però non vuol dire che non va tastato il polso della situazione su timeframe più corti come può esserlo il bimestre o semestre etc. Consideriamo il quadrimestre, per esempio, ora che anche il mese di aprile è andato via. Bene, ecco chi sta guadagnando più soldi nel 2026 investendo i soldi sui mercati finanziari.
La situazione nel Mondo: Borse in salita e Borse in discesa
Partiamo da una rapida panoramica dei principali mercati azionari mondiali al termine del 1° quadrimestre del ‘26. A livello di indici, il FTSE All World rende il +6,68%, il MSCI All Country World (ACWI) il +6,67% e l’MSCI All Country World Investable Market (ACWI IMI) il +7,17%.
Le differenze si rendono più visibili e marcate se il raffronto contrappone i mercati sviluppati agli emergenti globali. Nel primo caso troviamo il +4,60% del Dow Jones Global Titans 50, il +5,39% dell’MSCI World, il +6,45% del FTSE Developed e il +11,35% dello STOXX® Global Select Dividend 100.
Tra gli emergenti globali, invece, si parte dal +8,70% del FTSE Emerging e si arriva al +15,83% dell’MSCI Emerging Markets. Si ferma a metà strada (+12,25%), invece, il Dow Jones Emerging Markets Select Dividend.
Vediamo infine quali si stanno rilevando ad oggi i migliori e i peggiori settori azionari mondiali. Tra i primi spicca il settore energetico (+34,10%), segue quello delle materie prime (+12,64%), i servizi di pubblica utilità (+12,35%), l’industria (+11,76%) e i beni di prima necessità (+7,02%). Tra i secondi troviamo invece il –0,01% del settore finanza, il –3,12% dei beni voluttuari e il –5,02% del settore salute.
Le performance delle Borse in Europa
Passiamo ora al Vecchio Continente e conduciamo l’analisi lungo tre direttrici differenti: la macro area, i singoli Stati e i singoli settori.
A livello di Eurozona le perfomance sono mediamente positive e racchiuse tra il 2,5/5,5%. Nel dettaglio abbiamo il +3,35% dell’EURO STOXX®, il +2,36% dell’EURO STOXX® 50, il +5,17% dell’EURO STOXX® Select Dividend 30 e il +3,83% dell’MSCI EMU. I ritorni sono lievitano un tantino se l’analisi si allarga all’Europa dove troviamo, tra gli altri, il +3,21% dell’MSCI Europe ex UK, il +4,36% dello STOXX® Europe 600 e il +9,21% dello STOXX® Europe Select Dividend 30.
A livello di Stati sovrani, invece, spicca il –1,26% del DAX tedesco a fronte di molti segni più. Tra questi segnaliamo il +7,25% dell’indice AEX, il +0,45% del CAC 40, il +7,23% del FTSE 100, il +8,84% del FTSE MIB, il +9,15% dell’MSCI Poland e il +27,19% dell’MSCI Turkey.
L’analisi per settori non si discosta più di tanto da quella svolta a livello globale. Pertanto ritroviamo l’energia (+38,75%), le telecomunicazioni (+20,28%), le materie prime (+19,39%), i servizi di pubblica utilità (+18,05%) e l’informatica (+7,45%) tra i primi. Tra i secondi, invece, le banche (+3,21%), i beni di prima necessità (+1,03%), l’insurance (–0,14%) e la salute (–3,29%).
Le performance dei titoli più liquidi italiani
Ora passiamo al FTSE MIB, il listino chiave di Borsa Italiana e dove sono riposte molte attese e speranze dei piccoli investitori.
Alla fine di aprile troviamo 17 titoli con il segno meno, e 23 con il segno più, tra le 40 azioni che compongono il paniere. In alcuni casi si tratta davvero di poca cosa per cui sarebbe più corretto parlare di titoli invariati. Sarebbe il caso di Hera (–0,05%), Banca MPS (–0,85%), Intesa SanPaolo (–2,47%), Nexi (–4,10%), Banca Mediolanum (–4,31%), Banco BMP (–4,88%) e FinecoBank (–5,05%). Poi vi sono titoli in calo tra il 6 e il 10% in 4 mesi, tipo Monclear (–6,70%), Unicredit (–7,47%), Ferrari (–7,95%), Inwit (–8,37%) e Buzzi Unicem (–10,54%). In diversi casi si tratta però di titoli che vengono da anni di rialzi mostruosi, per cui si tratta di cali assolutamente fisiologici. Un caso per tutti, Unicredit:
- +4,72% a 1 settimana;
- +24,71% di performance a 1 anno;
- +258,81% di rialzo a 3 anni;
- +900% circa a 5 anni, numeri impressionanti davanti ai quali si resta impietriti dallo stupore del rialzo. Il 13 maggio 2020, in piena pandemia, il titolo toccò il minimo storico a 6,01 €, mentre ha chiuso la candela di aprile ’26 a 65,62 €, circa il 1.091% da quei corsi. Incredibile. E “per fortuna”, verrebbe da dire, che il raffronto non è fatto sui massimo di qualche settimana fa, quando l’azione segnò 79,79 €.
I peggiori titoli a Piazza Affari del 2026
Tuttavia, c’è chi quest’anno sta facendo peggio, o molto peggio dei titoli su visti. Nel primo gruppo vi rientrano Diasorin e Brunello Cucinelli, che segnano cali quasi simili, ossia –15,45% e –15,91% nell’ordine.
Infine arriviamo all’olimpo dei cali dove troviamo una vecchia conferma, Stellantis, ormai in caduta libera da un paio d’anni. La performance YTD è –34,37%, ma il segno meno domina molti timeframe spesso oggetto di indagine. È il caso del settimanale (–9,19%), del mensile (–5,64%), dell’anno (–25,91%), dei 3 anni (–57,07%).
Una spanna meno peggiori di Stellantis sono le performance ’26 di Amplifon e di Fincantieri, rispettivamente –31,64% e –28,62% da gennaio ad oggi.
Ecco chi sta guadagnando più soldi nel 2026 investendo i soldi sui mercati finanziari
Per il resto delle azioni poi è segno più davanti, ma con differenze a volte abissali tra titolo e titolo. Tra i quasi invariati vi facciamo ricomprendere Azimut (+1,01%), Recordati (+2,27%), A2A (+4,98%) e Poste Italiane (+5,17%). Tra il +6,5-8,15% troviamo invece i titoli Generali, Avio, Leonardo, Unipol, BPER e Italgas. A seguire, nel giro di 2 punti ci sono Mediobanca (+11,58%), Enel (+11,79%), Lottomatica (+11,96%), Terna (+13,21%) e Campari (+13,76%).
Oltre questi titoli poi si vola, in cui “stona” il +18,92% di Snam Rete Gas a fronte del +30,67% di Telecom o il +48,12% di Prysmian o il +48,70% di Eni. Da lì in poi non c’è storia dati i rialzi da applausi di Tenaris a +64,93%, Saipem a +89,94% e di STMicroelectronics a +104,65%. In pratica chi ha comprato STM a inizio anno oggi si ritrova con il capitale raddoppiato, da cui andrà sempre dedotto il 26% di imposta sostitutiva sul capital gain. Un +104,65% che si approssima alla performance a 1 anno a +122,74%, mentre stacca di tantissimo quella a 3 anni, ferma sola a +19,58%.
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