Avere obbligazioni high yield in portafoglio, oggi, potrebbe essere più rischioso di quanto sembri. Questi titoli, noti anche come junk bond, offrono rendimenti più elevati rispetto alle obbligazioni investment grade, ma nascondono anche insidie che spesso vengono sottovalutate, soprattutto in fasi di mercato incerte come quella attuale.
Ecco 3 evidenze concrete che dovrebbero far riflettere gli investitori prima di esporsi troppo a questa asset class.
HYG
Grafico linea dell'ETF iShares € High Yield Corp Bond UCITS. Fonte: baha.com
1. Lo spread tra investment grade e high yield si sta allargando
Uno dei primi segnali di allerta proviene dal mercato stesso: lo spread tra le obbligazioni investment grade e quelle high yield è in aumento. Questo spread rappresenta il premio richiesto dagli investitori per assumersi il rischio aggiuntivo legato a emittenti con rating più basso. Viene monitorato con l’indice ICE BofA US High Yield Index Option-Adjusted Spread, uno dei benchmark più utilizzati per valutare il rischio sistemico nel comparto obbligazionario high yield.
Attualmente, lo spread si sta allontanando dai minimi quasi assoluti toccati nel 2025. Sebbene non si sia ancora tornati ai livelli di stress del 2022, il movimento al rialzo va interpretato come un segnale di crescente avversione al rischio. E la domanda cruciale è: perché gli spread stanno salendo, se l’economia sembra ancora “reggere”?
La risposta è che i rischi macroeconomici sono aumentati, anche se non si sono ancora pienamente manifestati nei prezzi degli asset.
2. Recessione e aumento dei default: la lezione storica
Gli Stati Uniti hanno registrato una contrazione del PIL nel primo trimestre del 2025, pari a -0,3%. Questo dato, pur ancora parziale, apre concretamente le porte a una recessione tecnica. Storicamente, nei periodi recessivi, il tasso di default delle aziende con rating inferiore a investment grade, quindi quelle classificate come high yield, tende a salire sensibilmente.
Nel momento in cui aumentano i fallimenti aziendali, gli investitori richiedono un rendimento maggiore per compensare il rischio, facendo così scendere i prezzi delle obbligazioni già emesse. Si potrebbe pensare che, tutto sommato, un rendimento più elevato compensi il rischio: dopotutto, anche se il prezzo cala, il rendimento a scadenza rimane interessante.
Ma il problema sta nel terzo punto, spesso trascurato.
3. Inflazione stabile + tassi bassi = rendimento reale in calo
In uno scenario recessivo, i mercati si aspettano generalmente una riduzione dei tassi da parte della Federal Reserve. E in effetti, se guardiamo il FedWatch Tool, il mercato sconta con altissima probabilità nessun taglio a maggio, ma ipotizza tagli consistenti entro fine 2025, con un target dei Fed Funds tra 3,00% e 3,25%.
Questo quadro potrebbe sembrare favorevole per le obbligazioni, ma c’è un dettaglio cruciale: l’inflazione non sta scendendo. Il PCE (Personal Consumption Expenditures), uno degli indicatori preferiti dalla Fed, non si è contratto nel Q1. Al contrario, mostra segnali di resistenza, suggerendo una fase transitoria di stagflazione leggera, ovvero inflazione sostenuta in un contesto di crescita debole.
Questo implica che anche se i rendimenti nominali delle obbligazioni high yield dovessero rimanere stabili o leggermente aumentare, il loro rendimento reale (cioè corretto per l’inflazione) tende a diminuire. Un rischio da non sottovalutare, perché porta a un’erosione del potere d’acquisto senza un’adeguata compensazione.
Inoltre, se gli spread con gli investment grade continuano ad allargarsi, come sta avvenendo, il rischio di subire ulteriori perdite in conto capitale aumenta, senza un corrispondente aumento del rendimento reale netto.
Quindi?
In sintesi, le obbligazioni high yield possono apparire allettanti in un contesto di tassi futuri in calo. Ma la realtà dei fatti, fatta di spread in aumento, rischio recessione e inflazione resistente, dipinge uno scenario molto meno favorevole.