«Proverà a costruire un pezzo di centrosinistra da un’altra prospettiva». Marianna Madia lascia il Partito Democratico, ecco perché.
Marianna Madia, uno dei volti storici del Partito Democratico, ha lasciato i dem. Da qui la domanda: per quale motivo Marianna Madia è andata via dal Partito Democratico? Per adesso i dettagli delle sue motivazioni non sono note, se non che sappiamo che Madia passerà nel gruppo di Italia Viva.
Da Schlein a Renzi, quindi, ma con un obiettivo comune: come scritto nel messaggio pubblicato sul gruppo dell’ala riformista del Partito Democratico, nonostante l’addio - o forse l’arrivederci - bisognerà continuare a lavorare per “liberare l’Italia da questo pessimo governo”. L’obiettivo guarda dunque alle elezioni del 2027, con Marianna Madia che dovrebbe concorrere nelle liste di Italia Viva, formazione che, come spiegato di recente da Matteo Renzi, dovrebbe comunque far parte della coalizione di campo largo insieme al Partito Democratico, al Movimento 5 Stelle e ad Alleanza Verdi e Sinistra.
Marianna Madia, un’istituzione del Partito Democratico
Dal 29 aprile 2008 Marianna Madia siede alla Camera dei deputati per il Partito Democratico, senza interruzioni. Un percorso lungo, iniziato con la candidatura voluta da Walter Veltroni e proseguito nelle legislature successive, fino a renderla uno dei profili più riconoscibili dell’area riformista dem.
Nel frattempo, però, va ricordata anche la sua esperienza di governo. Il 21 febbraio 2014, infatti, Madia viene indicata come ministra per la Semplificazione e la Pubblica amministrazione nel governo guidato da Matteo Renzi, incarico poi confermato anche nel successivo governo Gentiloni. È in quegli anni che il suo nome si lega alla cosiddetta riforma Madia della Pubblica amministrazione, uno degli interventi più rilevanti degli ultimi anni sul funzionamento della macchina pubblica, con misure su semplificazione, trasparenza, pubblico impiego e riorganizzazione delle amministrazioni. Tra le novità più note rientra anche l’introduzione del Polo unico Inps per le visite fiscali.
Terminata l’esperienza da ministra, Madia viene rieletta deputata sia nel 2018 sia nel 2022, sempre nelle liste del Partito Democratico. Infatti, nonostante la vicinanza politica con Matteo Renzi che l’aveva voluta nel suo governo, negli anni successivi non ha comunque scelto di seguirlo in Italia Viva, restando invece nel Pd anche dopo la scissione renziana.
Almeno fino adesso, appunto.
Perché Marianna Madia ha lasciato il Partito Democratico?
Per provare a rispondere a questa domanda bisogna partire da un elemento fondamentale: il Partito Democratico, storicamente, non è un partito monolitico. Al suo interno convivono diverse correnti, cioè aree politiche che condividono la stessa appartenenza al Pd ma che possono avere priorità e visioni differenti su alcune politiche.
Oggi alla guida del Pd c’è Elly Schlein, espressione dell’area più progressista del partito. Una linea che ha spostato il baricentro dei dem più a sinistra rispetto alla stagione precedente, puntando molto su temi come lavoro povero, diritti, ambiente, salario minimo e alleanza con le altre forze del campo progressista.
Accanto all’area più vicina alla segretaria, però, nel Pd continuano a muoversi altre sensibilità. C’è AreaDem, storicamente legata a Dario Franceschini, di impostazione più moderata e cattolico-democratica. Ci sono i Dems, vicini ad Andrea Orlando e all’area della sinistra interna, come pure l’area che fa riferimento all’esperienza di Enrico Letta. Infine troviamo il blocco riformista, composto da chi guarda con maggiore attenzione a una cultura di governo più moderata, amministrativa e liberal-democratica.
È proprio in quest’ultima area che si colloca Marianna Madia. Non a caso, pur non avendo seguito Matteo Renzi al momento della nascita di Italia Viva, ha continuato negli anni a rappresentare quella parte del Pd meno vicina alla nuova linea impressa da Schlein.
Già questo può quindi spiegare, almeno in parte, la sua decisione. Per quanto le diverse correnti continuino formalmente a convivere all’interno del Partito Democratico, può capitare che alcuni parlamentari non si riconoscano più nella direzione politica scelta dai vertici e decidano quindi di prendere un’altra strada.
Del resto, una conferma arriva dalle parole della stessa Madia. Nel messaggio pubblicato nel gruppo dei riformisti, l’ex ministra ha spiegato che proverà “da un’altra prospettiva a costruire un pezzo di centrosinistra”. Poche parole, ma sufficienti a chiarire il senso politico della scelta.
Sembrerebbe quindi che la linea attuale del Pd evidentemente non la rappresenta più. E vista la sua appartenenza all’area riformista, la destinazione più naturale non poteva che essere Italia Viva, il partito fondato da Matteo Renzi e oggi interessato a ritagliarsi uno spazio dentro una coalizione ampia di centrosinistra, ma con una propria identità politica distinta da quella del Partito Democratico.
Nel frattempo, però, una spiegazione più chiara è arrivata dalla stessa Marianna Madia, che ha risposto a una specifica domanda posta da Repubblica. L’ex ministra ha chiarito di non considerare il suo passaggio come un semplice approdo a Italia Viva, ma come una scelta legata alla costruzione di un’area più ampia dentro il centrosinistra.
Madia ha spiegato di voler scommettere, “non alla cieca ma razionalmente”, sull’allargamento e sul rafforzamento della coalizione progressista, in particolare in quello spazio politico che ritiene decisivo per vincere le prossime elezioni. La deputata ha ricordato che è stata la stessa Elly Schlein a riconoscere che il Pd da solo non basta e che servono alleanze con tutte le forze, civiche e politiche, per costruire un’alternativa alla destra.
Da qui la sua scelta: andare, come ha detto lei stessa, “dove si determinerà lo scontro elettorale”. Non quindi semplicemente “in Italia Viva”, ma in “qualcosa di più grande e diverso”, nel quale Matteo Renzi avrà certamente un ruolo importante, ma che secondo Madia potrà essere davvero utile solo se saprà coinvolgere anche altri soggetti e altre personalità del centrosinistra.
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