Perché le Olimpiadi sono diventate il nuovo terreno di caccia dei fondi di private equity?

Francesco Nasato

20/02/2026

La necessità di sostenere costi sempre più elevati potrebbe spingere i Giochi in un prossimo futuro ad aprirsi agli investitori

Perché le Olimpiadi sono diventate il nuovo terreno di caccia dei fondi di private equity?

I Giochi Olimpici anche a Milano-Cortina hanno confermato di essere un sensazionale serbatoio di storie umane e imprese sportive di quelle che restano impresse nella memoria collettiva a lungo.

Dietro però alle emozioni, alle competizioni, alle vittorie e alle delusioni sportive si muove anche un reticolo ampio e strutturato di investimenti, somme e cifre che rendono le Olimpiadi un business miliardario, oltre che una competizione sportiva unica nel suo genere.

Con tutte queste caratteristiche sembra difficile non pensare al private equity come a un possibile soggetto interessato ad avere una parte all’interno dell’organizzazione dei Giochi. Fino ad ora non c’è stato di fatto un collegamento reale e concreto, ma la situazione potrebbe cambiare presto nei prossimi. Anche considerando alcuni elementi emersi nell’ultimo periodo.

La proposta dell’ex candidato alla presidenza Samaranch

Il fatto più rilevante riguarda la proposta avanzata alcuni mesi fa da Juan Antonio Samaranch, uno dei candidati alla presidenza del CIO di cui è rimasto vice presidente, corsa poi vinta dall’attuale presidente Kirsty Coventry. Come ricorda il sito Semafor, Samaranch nel suo discorso manifesto a presentazione della candidatura aveva esplicitamente chiesto una revisione immediata degli accordi di sponsorizzazione e media riguardanti i Giochi, proponendo allo stesso tempo alle società di private equity una partnership di investimento senza precedenti del valore di 1 miliardo di dollari. «Dobbiamo essere una macchina imprenditoriale straordinariamente efficiente per raccogliere i fondi necessari a fare ciò che facciamo» le sue parole sempre a Semafor. «Lo sport sta diventando una categoria di investimento in cui il CIO potrebbe aiutare gli investitori istituzionali a gestire i fondi in modo molto intelligente». Nelle sue idee il CIO parteciperebbe ai rendimenti del fondo, senza favorire uno sport rispetto a un altro nella gestione dei Giochi in base alle sue decisioni di investimento.

Proposte inedite che per ora sono rimaste tali, considerando che appunto Samaranch è stato sconfitto nella sua corsa al posto di numero 1 del CIO. Risulta comunque interessante notare come la tematica del private equity non sia più una suggestione a mezza bocca, ma sia stata sdoganata all’interno dei discorsi e dei ragionamenti dei membri più importanti del Comitato Olimpico Internazionale.

Il private equity verso Los Angeles 2028

Un possibile primo formidabile laboratorio per osservare il rapporto tra private equity e Giochi Olimpici potrebbe essere quello di Los Angeles nel 2028, lì dove si svolgeranno le prossime Olimpiadi estive. Gli Stati Uniti sicuramente hanno un’abitudine diversa rispetto a molte altre parti del mondo a trattare e lavorare in sinergia con gli investitori per massimizzare le possibilità di eventi o aziende. Ecco perché ci sono già dei movimenti in corso. Per esempio è di pochi giorni fa l’annuncio del gigante del private equity Blackstone dell’acquisizione di Champions Group, piattaforma leader nel settore dei servizi residenziali e per eventi dal vivo ad alta crescita. A lungo termine, il mercato dovrebbe osservare Blackstone utilizzare Champions Group come «piattaforma» per una serie di fusioni e acquisizioni. Con i Mondiali di calcio del 2026 e le prossime Olimpiadi del 2028 a Los Angeles che fungeranno da importanti catalizzatori per la «experience economy» negli Stati Uniti, Blackstone risulta così posizionata per detenere i servizi essenziali che alimentano questi spettacoli globali.

Un altro esempio è quello della joint venture tra il comitato LA28 e l’USOPC (Comitato Olimpico USA). Lo scorso dicembre questa entità ha confermato di aver superato i 2 miliardi di dollari in ricavi commerciali chiusi e gli ultimi accordi chiusi in queste settimane comprendono nomi come quello di Korn Ferry (consulenza organizzativa), che si unisce ad altri nomi di assoluto rilievo come Delta, Comcast, Salesforce e Nike. LA28 e l’USOPC non sono un fondo di private equity, ma di fatto agiscono e si muovono come se lo fossero. Il flirt tra investitori e Giochi Olimpici, insomma, sembra essere solo all’inizio della propria storia.