A Wall Street il conto alla rovescia per il 24 giugno si sente già nei prezzi. Micron Technology si avvicina all’appuntamento con un -10% (dopo il +6,82% di ieri). A Piazza Affari un altro titolo dei semiconduttori, STM, perde oltre l’8%.
Non è una coincidenza che tutto questo nervosismo punti dritto a un’unica data. Quello che Micron dirà domani deciderà se il rally dell’AI è giustificato dai numeri. Tra i temi chiave da monitorare l’allocazione della capacità di memoria HBM per i prossimi trimestri e la sostenibilità dei margini con un CAPEX in crescita. Informazioni che non riguardano solo chi compra azioni dei semiconduttori e sa cosa sia una DRAM. Dai quei numeri dipende quanto costerà il prossimo iPhone.
Le previsioni per le azioni Micron Technology
+887% in 12 mesi. Chi ha comprato Micron un anno fa oggi ha trasformato 10.000 dollari in quasi 100.000. Una cifra che fa pensare a una bolla, non solo del titolo, ma di un intero mercato. Ed è il motivo per cui analisti e investitori guardano con molta attenzione ai risultati del terzo trimestre.
Nel Q2 aveva incassato 23,86 miliardi di ricavi e 13,79 miliardi di utile netto, con tutta la capacità HBM per il 2026 già venduta ai clienti. L’azienda produce memorie che vanno direttamente nei data center di Google, Microsoft, Amazon, Meta, lasciando in coda smartphone e PC.
Per il terzo trimestre il consenso degli analisti si aspetta 35,59 miliardi di ricavi, oltre quel che Micron stessa aveva promesso tre mesi fa. La maggior parte del fatturato arriva dalle DRAM, memorie standard che Micron vende a prezzi sempre più alti (nel Q2 sono cresciuti del +60% su base trimestrale), con un margine lordo atteso dell’81,6%, dal 74,9% del secondo trimestre. I chip costano di più perché non ce ne sono abbastanza.
La partita si gioca però sui trimestri successivi. SK Hynix e Samsung prevedono di aumentare la loro capacità produttiva di HBM entro la fine del 2027/inizio 2028. Questo potrebbe ridurre la pressione sui prezzi, fermando la corsa delle azioni MU.
Intanto gli analisti di BofA alzano il target sulle azioni da 950 a 1.500 dollari, segnalando un possibile upside del 35%. Ottimisti anche gli analisti di Bernstein e Wedbush che rivedono l’obiettivo a 1.300 dollari con rating outperform.
Perché il destino dell’iPhone e dell’AI dipende da Micron
Domani i trader si aspettano un terremoto. Con il titolo che oggi sta perdendo fino all’11% e una volatilità prezzata dalle opzioni del 13%, i risultati del terzo trimestre rappresentano la cartina tornasole dell’AI.
Numeri più forti delle attese implicano che la domanda di HBM da parte dei data center AI continuerà a essere alta, divorando capacità produttiva globale a un ritmo ancora più rapido. Significa meno memoria disponibile per i produttori di telefoni e PC, non solo di Apple.
Morgan Stanley parla apertamente di “chipflation”: un mercato a due velocità in cui i grandi acquirenti cloud bloccano forniture pluriennali pagando in anticipo, mentre produttori di PC, smartphone e hardware industriale si contendono quel che resta.
Quando il 17 giugno Tim Cook ha detto in un comunicato stampa al Wall Street Journal che “l’aumento dei prezzi è inevitabile”, parlava di rialzo strutturale. Se Micron dirà che tutta la capacità HBM resta prenotata fino al 2027, il mercato leggerà il messaggio come una conferma che il ciclo dell’intelligenza artificiale è ancora lontano dal rallentare. In caso contrario, il sell-off di queste ore potrebbe essere solo l’inizio.
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