Perché la Cina continua ad incantare i businessmen americani

Federico Giuliani

20/04/2024

I dirigenti delle grandi aziende statunitensi non considerano più l’immenso mercato cinese una sorta di El Dorado senza rischi ma continuano ad esserne attratti.

Perché la Cina continua ad incantare i businessmen americani

I legami politici sono soltanto la punta dell’iceberg dei complessi rapporti tra Stati Uniti e Cina. Se, infatti, sia Repubblicani che Democratici sono concordi nel considerare Pechino un pericoloso rivale sistemico, allo stesso tempo i principali rappresentanti del mondo degli affari parlano una lingua diversa.

I dirigenti delle grandi aziende statunitensi non considerano più l’immenso mercato cinese una sorta di El Dorado senza rischi - come veniva in effetti percepito tra gli anni Novanta e Duemila - ma ai loro occhi resta pur sempre un ricco bacino nel quale far inserire i loro colossi e ottenere un rilevante spazio d’azione. Ne è un esempio il recente viaggio di Tim Cook oltre la Muraglia, con Apple che – al netto di ogni discorso di deresking o decoupling tra Usa e Cina – continua a puntare sul Dragone (e, volente o nolente, sarà costretta a farlo per molto altro tempo a venire).

In ogni caso, i suddetti amministratori delegati sono consapevoli del fatto che Usa e Cina sono economicamente intrecciate, e che rompere questi legami è tanto pericoloso quanto problematico. Di pari passo, però, le aziende straniere, americane in primis, stanno iniziando ad essere più caute nelle loro strategie pensate per per il mercato cinese.

In passato questi soggetti erano premurosi con la Cina. Adesso sono passati da un atteggiamento di «potete farci entrare?», detto quasi in punta di piedi alle autorità cinesi, al «convinceteci a restare». E il presidente cinese Xi Jinping ha diverse carte da giocare nel suo mazzo per convincere i ricchi imprenditori americani a restare all’ombra della Città Proibita.

Il business Usa-Cina

Pochi giorni fa, Xi ha ospitato gli amministratori delegati del colosso delle consegne FedEx, del produttore di chip Qualcomm, del mega-assicuratore Chubb e altri ancora. L’obiettivo principale di Pechino è chiaro: suscitare entusiasmo nei Ceo Usa, convincerli a restare o ad aumentare i loro investimenti in Cina. Per far questo – ed è un fatto inedito rispetto al passato - Xi sta svolgendo un ruolo chiave, impensabile negli anni precedenti, quando erano le stesse aziende che chiedevano a gran voce di avere una presenza oltre la Muraglia.

Certo, il contesto di fondo non è dei migliori: il flusso di denaro verso la Cina dalle aziende estere è rallentato. Gli ultimi dati governativi parlano di un calo degli investimenti diretti esteri del 20% nei primi due mesi del 2024 rispetto allo stesso periodo del 2023. In passato, durante il “boom economico”, alcune aziende “hanno chiuso gli occhi” e hanno ceduto la loro tecnologia alla Cina, ha spiegato ad Axios Wendy Cutler, ex alto funzionario commerciale dell’amministrazione Obama.

“Quello era il prezzo da pagare per restare nel mercato cinese e loro hanno ritenuto che ne valesse la pena”, ha puntualizzato, aggiungendo che adesso sono emersi vari dubbi. “Le aziende sono scettiche quando la Cina dice: ’Siamo aperti agli affari’, e poi un dirigente aziendale viene arrestato e viene emanata una nuova legislazione relativa alla sicurezza”, ha proseguito Cutler.

Il punto, tuttavia, è che, nonostante l’attuale momento risulti difficile, le multinazionali non abbandoneranno volontariamente e completamente la nazione. E questo è l’effetto collaterale più visibile dei profondi legami economici tra Stati Uniti e Cina.

La promessa di Xi

Detto altrimenti, mentre alcune compagnie hanno tirato i remi in barca ci sono altre grandi aziende americane che intendono restare in Cina e, se possibile, rosicchiare spazio ai rivali che dovessero abbandonare la partita. Xi, tra l’altro, ha espressamente detto ai dirigenti statunitensi che le relazioni bilaterali tra le due super potenze possono migliorare, e ha promesso che Pechino continuerà a lavorare per rendere sempre più efficiente il contesto imprenditoriale.

“Negli ultimi due anni le relazioni Cina-Stati Uniti hanno sperimentato alcune battute d’arresto e serie sfide, da cui si dovrebbe imparare una lezione”, si legge in una lettura ufficiale in lingua inglese delle osservazioni del leader cinese. “La relazione non può tornare ai vecchi tempi, ma può abbracciare un futuro più luminoso”, ha sottolineato Xi, aggiungendo che Cina e gli Stati Uniti dovrebbero aiutarsi e non ostacolarsi a vicenda nello sviluppo, sia in settori tradizionali come il commercio e l’agricoltura, sia in settori emergenti come il cambiamento climatico e l’intelligenza artificiale.

Per i Ceo Usa il momento di scegliere è quasi arrivato. Sarà interessante capire quanti e quali amministratori delegati statunitensi sceglieranno di emulare Tim Cook. E quanti, al contrario, faranno il suo esatto opposto.