Perché l’Europa rischia una lunga crisi energetica (fino al 2026)

Violetta Silvestri

08/06/2023

L’Europa in crisi energetica, con prezzi del gas pronti a schizzare almeno fino al 2026? Perché la prospettiva è possibile secondo gli esperti e quali sono i fattori avversi da considerare.

Perché l’Europa rischia una lunga crisi energetica (fino al 2026)

La crisi energetica in Europa è stata l’incubo del 2022: ma è davvero tutto risolto? La risposta potrebbe non essere così incoraggiante per il vecchio continente, poiché molte sono le dinamiche incerte che possono innescare picchi del prezzo del gas e carenze inattese di combustibile nei prossimi anni.

Alcune analisi prevedono che almeno fino al 2026 i Paesi europei restano minacciati da oscillazioni imprevedibili dei costi per l’approvvigionamento energetico. L’incertezza resta elevata proprio sul lungo termine, mentre è ormai quasi certo che il prossimo inverno avrà riserve a sufficienza da evitare traumatici scosse.

La tendenza al ribasso dei prezzi del gas nel benchmark di riferimento europeo di Amsterdam sta proseguendo, pur con dei segnali contrastanti. I future sul gas in Europa sono scesi sotto i €24€ per megawattora a inizio giungo, con un nuovo minimo di due anni, dopo un calo del 30% a maggio. Tuttavia, ora viaggiano sopra i €27 per megawattora, con un accentuato rialzo.

Molto lontano, comunque, rimane il picco storico di oltre 340 €/MWh nell’agosto dello scorso anno, dopo che la Russia ha quasi interrotto tutte le esportazioni europee come rappresaglia per le sanzioni economiche imposte a Mosca per la sua guerra di aggressione in Ucraina.

In un contesto di cambiamento epocale per il settore energia nel mondo e in Europa in primis e con blackout evitati, ci sono comunque motivi per credere che fino al 2026 il vecchio continente è ad alto rischio crisi energetica.

Europa: crisi energetica fino al 2026? Perché è possibile

I futures per dicembre 2023 vengono scambiati con uno sconto di circa l’8% rispetto a dicembre 2024, secondo i dati ICE Endex. Questa è un’inversione rispetto a gennaio e un dato da osservare secondo gli esperti.

Lo spostamento, infatti, indica che l’Europa è relativamente ben preparata per la prossima stagione in termini di riscaldamento dopo un inverno mite che le ha permesso di accumulare scorte con un afflusso di gas naturale liquefatto. Tuttavia, i prossimi anni sono più incerti, poiché la regione si sta adattando a una rivoluzione delle forniture energetiche, con lo scarso aiuto dell’ex fornitore russo.

L’inverno del prossimo anno “sembra più rischioso”, ha affermato Nick Campbell, direttore del consulente Inspired Energy. “Sarà troppo presto per beneficiare di ulteriori flussi di Gnl dagli Stati Uniti - programmati per entrare in funzione a partire dal 2026 - e il clima non può rimanere mite per sempre. Un inverno freddo quest’anno potrebbe potenzialmente ridurre i saldi di stoccaggio prima della prossima estate”, queste le parole dell’analista.

Non solo, un accordo sul transito del gas tra Mosca e Kiev scadrà nel dicembre 2024. Ciò aggiunge rischi ai restanti flussi russi verso l’Europa che arrivano attraverso l’Ucraina, secondo James Waddell, responsabile del gas europeo a Energy Aspects Ltd. L’ultimo giro di trattative tra le due parti è avvenuto in extremis, con un accordo raggiunto pochi giorni prima della scadenza del precedente.

Prezzi del gas più elevati ostacolerebbero gli sforzi dell’Europa per combattere l’inflazione. L’impennata dei costi lo scorso anno ha frenato l’attività industriale e ha ridotto la domanda di carburante, che potrebbe non tornare mai più ai livelli di prima. I commercianti stanno anche tenendo d’occhio il ritmo della ripresa economica in Cina, che gareggia con la regione per le consegne di Gnl.

L’Europa può ancora avvicinarsi al raggiungimento degli obiettivi di stoccaggio, facendo affidamento sull’aumento dei flussi dal Nord Africa e competendo per il Gnl con l’Asia, secondo Kateryna Filippenko, direttore della ricerca globale sul gas presso Wood Mackenzie Ltd. “Ma qualsiasi ulteriore interruzione della fornitura o clima anormalmente freddo può essere un grave rischio”, ha affermato.

Si prevede che il mercato rimarrà teso e vulnerabile ai picchi di prezzo fino al 2026, quando nuovi massicci impianti di esportazione in Qatar e negli Stati Uniti dovrebbero iniziare a spedire carburante.

“Dopo questo e i prossimi due inverni, le cose dovrebbero migliorare, a seconda se ci sarà un ritardo o meno sulla capacità di liquefazione globale, ha dichiarato all’inizio di maggio Helge Haugane, vicepresidente senior per il marketing di gas ed energia presso la norvegese Equinor ASA.

Prezzi gas Europa: il peggio è davvero passato?

Le oscillazioni di prezzo del gas saranno la norma nei prossimi mesi e anni: questo ha spiegato Kristian Ruby, segretario generale di Eurelectric, l’associazione dell’industria energetica dell’Ue in una intervista a Euroactiv.

Il motivo è da cercare anche nella transizione energetica. Ampie fluttuazioni stagionali dei prezzi diventeranno frequenti man mano che l’Europa avanza con maggiori quote di elettricità rinnovabile, secondo gli esperti.

“Ciò che sperimentiamo ora è ciò che possiamo aspettarci accada frequentemente in un sistema ad alta energia rinnovabile, ha detto Ruby. “Quando le condizioni meteorologiche sono favorevoli, ci sarà una forte pressione al ribasso sui prezzi”, ha osservato, affermando che le precipitazioni elevate in Finlandia, ad esempio, hanno avuto un forte impatto sulla capacità idroelettrica del paese e hanno contribuito alla pressione al ribasso sui prezzi.

“È troppo presto per rilassarsi. Potremmo avere un inverno freddo e condizioni meteorologiche avverse”, che potrebbero far salire di nuovo i prezzi, ha quindi ammonito, sottolineando che il futuro sistema energetico dell’Ue avrà bisogno di molta più capacità di stoccaggio, tra tecnologie e tempi, per far corrispondere domanda e offerta su base stagionale .

Georg Zachmann, del think tank economico Bruegel di Bruxelles, concorda sul fatto che l’Europa si trova in una posizione migliore rispetto allo scorso anno, affermando che l’aumento delle quantità di energia nucleare e solare disegna una tendenza generalmente positiva in vista del prossimo inverno.

“Ma la sfida diventa sempre più difficile ora che il sistema energetico europeo sarà molto diverso in estate e in inverno, ha spiegato. Per quanto riguarda il gas, i livelli di stoccaggio in Europa erano già pieni a novembre dello scorso anno e al momento non vi è alcuna capacità di stoccaggio aggiuntiva disponibile, per Zachmann. Inoltre, la generazione solare a gennaio è solo circa il 10-20% di quella che avviene durante i mesi estivi, aggiunge, affermando che costruire più fotovoltaico porta solo benefici limitati per coprire la domanda invernale.

“Pertanto, gli spread estate-inverno potrebbero diventare molto più pronunciati, il che si spera possa presto incentivare soluzioni più strutturali, come la commercializzazione dello stoccaggio stagionale o un cambiamento nella domanda stagionale”, ha precisato Zachmann.

Con quote crescenti di energie rinnovabili nel mix elettrico, affrontare le oscillazioni stagionali dei prezzi sarà una sfida cruciale per l’Europa, rendendo la questione uno dei dibattiti politici centrali a Bruxelles per evitare altre crisi energetiche.