Perché l’elevato risparmio della Cina potrebbe essere un problema per l’economia del Dragone

Federico Giuliani

4 Aprile 2024 - 07:27

Il tasso di risparmio della Cina è rimasto superiore al 40% del suo prodotto interno lordo. Ecco le sfide economiche del gigante asiatico.

Perché l’elevato risparmio della Cina potrebbe essere un problema per l’economia del Dragone

In Cina il mercato immobiliare e quello azionario, ovvero due dei mezzi più comuni con cui i cittadini cinesi in passato hanno accumulato la propria ricchezza, non offrono più adeguati livelli di sicurezza. Milioni di appartenenti alla classe media stanno così cercando nuovi canali nei quali investire il loro denaro senza dover correre rischi eccessivi. Tra questi citiamo i certificati di deposito di grosso taglio, l’oro e le polizze universali di assicurazione sulla vita.

In un simile contesto, molte persone oltre la Muraglia stanno in particolare dirottando le loro fortune verso l’oro, nella speranza di trovare sicurezza nel metallo prezioso. Secondo un report del World Gold Council, lo scorso anno la Cina ha superato l’India diventando il principale contribuente al consumo mondiale di oro. Gli investimenti cinesi in lingotti e monete d’oro sono cresciuti del 28%, raggiungendo le 280 tonnellate nel 2023, mentre nel mercato globale della gioielleria in oro, il Dragone ha registrato un aumento del 10% della domanda.

Il punto fondamentale è che, a causa delle turbolenze economiche interne del Paese e di una tradizionale preferenza per il risparmio, le famiglie cinesi stanno accumulando troppo denaro. I nuovi depositi delle famiglie sono cresciuti in maniera significativa a partire dal 2022, toccando quota 17,9 trilioni di yuan (2,5 trilioni di dollari), in aumento di 8 trilioni di yuan rispetto al 2021, mentre nel 2023 hanno raggiunto quota 16,6 trilioni di yuan.

Secondo il Financial Times la Cina è diventata “la superpotenza globale del risparmio”. Se, ha proseguito il quotidiano economico, in passato, in un’economia in rapida crescita e con eccellenti opportunità di investimento come era quella cinese, gli elevati risparmi rappresentavano una grande risorsa, oggi, con la fine del boom immobiliare, gestire questi risparmi rappresenterebbe per Pechino una sfida non da poco. “Il governo cinese deve osare e scegliere soluzioni relativamente radicali”, ha aggiunto il FT.

La Cina alle prese con troppi risparmiatori

Per quale motivo i risparmi sarebbero un nemico della Cina? “Se si vuole che la domanda corrisponda all’offerta potenziale in un’economia di questo tipo, gli investimenti interni, più il surplus delle partite correnti, devono corrispondere al risparmio desiderato. In caso contrario, l’aggiustamento avverrà attraverso un’attività economica debole, vale a dire una recessione o addirittura una depressione”, ha risposto lo stesso FT.

Se il tasso di risparmio dovesse restare invariato e il tasso di investimento diminuire, a detta degli analisti la «soluzione» potrebbe coincidere con un aumento dell’avanzo delle partite correnti dal momento che i risparmi si riverserebbero sempre di più verso l’estero.

In ogni caso, secondo il Fondo monetario internazionale nel 2023 la Cina ha generato il 28% del risparmio globale totale. Si tratta di poco meno della quota del 33% di Stati Uniti e Ue messi insieme. Allo stesso tempo, il tasso di risparmio del Paese è rimasto superiore al 40% del suo prodotto interno lordo. Molti potrebbero chiedersi che senso abbia investire.

Wu Fei, professore presso lo Shanghai Advanced Institute of Finance dell’Università Jiao Tong di Shanghai, ha osservato che gli investitori si sono abituati a grandi ricompense nel contesto della rapida crescita economica della Cina negli ultimi decenni, ma che oggi non è più così. “Tutti si rendono conto che l’inverno è arrivato e stanno diventando più conservatori, avendo un migliore senso del rischio, soprattutto quando si tratta del mercato immobiliare e del mercato azionario”, ha aggiunto Wu.

L’economia del Dragone

Nel frattempo gli analisti hanno spiegato che l’economia cinese ha registrato una forte ripresa nei primi due mesi dell’anno, avviandosi verso una crescita del 5% nel primo trimestre, anche se il continuo crollo del settore immobiliare rappresenterebbe un grosso ostacolo al raggiungimento dell’obiettivo di crescita di Pechino per l’intero anno.

Gli stimoli lanciati a ottobre sembravano aver dato risultati a gennaio e febbraio, con la produzione e i consumi in graduale ripresa, e la crescita degli investimenti e della produzione industriale che hanno superato le aspettative del mercato. I dati diffusi nei giorni scorsi mostrano che la produzione industriale cinese ha continuato a migliorare nei primi due mesi dell’anno, aumentando del 7% rispetto all’anno precedente grazie alle forti esportazioni. Anche le vendite al dettaglio sono aumentate del 5,5% nello stesso periodo, rispetto alla crescita del 7,4% osservata a dicembre.

La seconda economia mondiale ha avuto un inizio d’anno relativamente buono, ma l’obiettivo di Pechino di raggiungere una crescita annua di circa il 5% rimane una sfida a causa dell’elevata base dello scorso anno e del continuo crollo del settore immobiliare. Nel 2023 gli investimenti immobiliari erano diminuiti del 9,6% su base annua e, al netto di un’accelerazione nell’allentamento della politica immobiliare, le vendite di nuove case sono crollate del 29% su base annua, nei primi due mesi, mentre le nuove costruzioni sono diminuite del 30%. La Cina deve insomma fare i conti con tutto questo e tanto altro.

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