Quando si tratta di investire i nostri risparmi, tutti desideriamo il massimo: il miglior fondo, l’ETF più performante, il portafoglio ideale. Dopotutto, nessuno vuole perdere le opportunità migliori.
Tuttavia, per quanto sia difficile da accettare, cercare di raggiungere la perfezione a tutti i costi spesso porta a risultati opposti: più cerchiamo di ottimizzare la nostra asset allocation, più rischiamo di ottenere esiti insoddisfacenti. In questo articolo, esploreremo il motivo e come evitare di cadere in questa trappola del perfezionismo.
Il termine «asset allocation» si riferisce alla distribuzione del capitale tra i vari strumenti finanziari disponibili, comunemente chiamati «portafoglio».
Combinando diverse asset class, come azioni, oro e obbligazioni, è possibile modulare il rischio e il rendimento del portafoglio. L’obiettivo è creare una strategia che ci permetta di raggiungere i nostri traguardi finanziari nel modo più agevole possibile.
Il grande errore che spesso si commette durante la definizione dell’asset allocation è credere di poter ottenere un rendimento superiore senza assumere maggiori rischi, o ridurre il rischio senza sacrificare parte del rendimento.
Per comprendere meglio questo concetto, possiamo prendere come esempio un classico portafoglio bilanciato, diviso equamente tra azioni e obbligazioni, e confrontarlo con combinazioni più complesse, ma che mantengano la stessa proporzione tra asset rischiosi e asset difensivi.
Partiamo dal diversificare ulteriormente la componente azionaria, aggiungendo titoli dei mercati emergenti e small cap, ottenendo un portafoglio più articolato: 30% azioni, 10% mercati emergenti, 10% small cap e 50% obbligazioni. Guardando al lungo termine, noteremo che il rendimento complessivo non varia significativamente rispetto al portafoglio iniziale.
Se poi inseriamo un ulteriore asset difensivo come l’oro, ottenendo un mix di 30% azioni, 10% mercati emergenti, 10% small cap, 25% obbligazioni e 25% oro, anche in questo caso non si registrano benefici evidenti nel lungo periodo.
Proseguendo con l’aggiunta di un altro asset rischioso, i REIT (immobili), possiamo strutturare un portafoglio ancora più complesso, ma il risultato continua a essere simile a quello di partenza.
Spesso, nella costruzione di un portafoglio, si pensa che cercare la perfezione sia la chiave per massimizzare i rendimenti. Tuttavia, questa ossessione nasconde un’illusione: nessun portafoglio perfetto può proteggerci completamente dalle incertezze e dalla volatilità dei mercati finanziari. Anche la strategia più raffinata non ci metterà al riparo dalle fluttuazioni.
Così come indossare un paio di scarpe da corsa non ci renderà automaticamente più in forma, un portafoglio apparentemente perfetto non garantirà risultati senza volatilità. Alla fine, dovremo comunque fare i conti con il mercato.
Invece di puntare alla perfezione, potrebbe essere più saggio accettare un certo grado di imperfezione. Puntare su settori o aree geografiche specifiche può certamente portare a guadagni rapidi, ma la diversificazione resta il metodo più efficace per assicurarsi di avere in portafoglio i futuri vincitori. In mercati ribassisti, asset difensivi come obbligazioni e liquidità, che potrebbero sembrare superflui in periodi di crescita, diventano invece strategici.
Un asset allocation «sufficientemente buona» ci consente di dedicare risorse ed energie a fattori altrettanto importanti, senza cadere nella trappola del perfezionismo.
Cercare la perfezione è un miraggio, mentre trovare l’equilibrio è una vera conquista. Il rischio e il rendimento sono le due facce della stessa medaglia: più rischio ci assumiamo, più alto potrebbe essere il rendimento, e viceversa. Questo non significa però che aumentare il rischio porti sempre a maggiori guadagni. La costruzione di un portafoglio richiede tempo, consapevolezza e, soprattutto, equilibrio.