Per il quarto anno consecutivo il Mezzogiorno supera la crescita economica del Centro-Nord, con un PIL in aumento dello 0,7% contro lo 0,5% del settentrione.
C’è un dato che sta ribaltando le storiche certezze della geografia economica italiana e che costringe gli analisti a riscrivere i rapporti sui divari territoriali. Per il quarto anno consecutivo, il PIL del Sud Italia è cresciuto più di quello del Centro-Nord. Non si tratta di una fluttuazione temporanea, ma di un trend strutturale che non trova precedenti nelle serie statistiche omogenee del nostro Paese a partire dal 1980.
Mentre il motore manifatturiero del Nord rallenta a causa delle tensioni internazionali, frenato in particolare dalla crisi dei mercati europei, le regioni meridionali si scoprono inaspettatamente resilienti.
La spinta decisiva arriva dall’apertura dei grandi cantieri pubblici e da un boom dell’export che ha toccato le due cifre.
Eppure, dietro i numeri dell’entusiasmo si nasconde una realtà a doppia faccia, fatta di un divario di ricchezza pro capite ancora profondo e di una forte dipendenza dagli aiuti statali. Come sta andando l’economia italiana rispetto alle altre potenze europee?
Perché il Sud cresce più del Centro-Nord?
Secondo l’ultimo report dello Svimez, Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, il Sud Italia è cresciuto più del Centro-Nord per il quarto anno consecutivo. Gli ultimi dati sul PIL, infatti, dimostrano una crescita dello 0,7% del meridione contro lo 0,5% del settentrione. Si tratta di un risultato storico che non accadeva dal 1980, negli anni del boom economico italiano successivi alla guerra mondiale.
I motivi legati a questo sorpasso storico si possono associare a tre diversi fattori:
- una crisi dell’export industriale delle Regioni del Nord, che stanno scontrando un rallentamento della manifattura e delle esportazioni (legate alle tensioni geopolitiche), settori su cui poggia la loro economia;
- sbilanciamento negli investimenti territoriali, che vedono il Mezzogiorno godere di maggiori investimenti strutturali e fondi statali rispetto al Nord;
- accumulo di competenze e riforme, con il Sud che registra una netta crescita di nuove competenze e una modernizzazione del tessuto produttivo locale.
Per il quarto anno consecutivo, quindi, il Sud Italia traina l’economia nazionale e registra un vero e proprio cambio di rotta rispetto al passato. La crescita è dovuta in particolare ai recenti investimenti del Mezzogiorno legati ai fondi del PNRR.
Nel triennio 2022-2025, gli investimenti pubblici sono quasi raddoppiati (+88,3% al Sud e +87,8% al Centro-Nord), sostenendo la crescita economica e riducendo il divario territoriale ormai storico per l’Italia.
Sud Italia, quali sono le Regioni che trainano la crescita?
Scendendo nello specifico, nel 2025 la crescita è risultata modesta in entrambe le circoscrizioni del Nord Italia, che registrano +0,3% nel Nord-Ovest e +0,4% nel Nord-Est, mentre la crescita sostenuta è stata quella nel Centro (+1%), trainata dal risultato del Lazio (+2%). Le performance delle singole regioni del Centro-Sud sono state comunque molto variabili.
Il dato più rilevante per la crescita economica riguarda l’Abruzzo, che ha registrato un +1,9% sostenuto dalla crescita dell’industria (+1,3%) e soprattutto da una forte accelerazione dell’attività delle costruzioni (+21,9%). A seguire c’è la crescita della Sardegna (+1,1%), in parte trainata dal buon andamento dell’industria (+3,4%) e poi la variazione positiva della Campania (+0,9%) che è al di sopra della media nazionale e dell’area.
In contro tendenza spicca il risultato negativo del Molise, unica regione del Sud che ha fatto registrare una variazione di prodotto negativa (-1,1%), cui hanno contribuito quasi tutti i principali comparti produttivi della regione.
L’economia italiana nel confronto con gli altri Paesi UE
A destare maggiore preoccupazione, però, non è il divario tra Nord e Sud, ma il confronto tra l’economia italiana e quella delle altre potenze europee. Nel 2025 il PIL italiano è cresciuto dello 0,5%, in calo rispetto alla variazione dell’anno precedente (+0,8%), e, per il secondo anno consecutivo, al di sotto della media dell’Ue-27 (+1,5%).
Sempre in riferimento ai risultati economici dell’ultimo anno, permane un netto divario tra i principali Paesi UE, che vede la Spagna proseguire una fase di espansione significativa (+2,8%), la Francia muoversi lungo un sentiero di crescita moderata (+0,8%) e la Germania in una fase pressoché stazionaria dopo la recessione del biennio precedente (+0,2%).