In un momento di profonda instabilità per i mercati globali delle materie prime, la London Metal Exchange (LME), il più antico e influente mercato di metalli non ferrosi del mondo, ha deciso di intervenire con misure straordinarie per contenere l’emergere di posizioni speculative potenzialmente destabilizzanti. La mossa arriva in risposta alle turbolenze senza precedenti sui contratti di rame e alluminio, due commodities oggi al centro di tensioni commerciali, politiche e finanziarie.
Le nuove regole, annunciate il 21 giugno 2025 dal comitato speciale della LME, estendono i limiti ai prestiti obbligatori per i detentori di posizioni lunghe dominanti oltre la consueta data «cash», includendo anche il successivo prompt mensile. Queste modifiche, per ora temporanee, rappresentano una svolta nel tentativo della borsa di prevenire squeeze di mercato, manipolazioni o vere e proprie crisi di liquidità, come quella vissuta con il nichel nel 2022.
Le tensioni di queste settimane non sono eventi isolati. Sono l’esito di una convergenza di fattori che da oltre un anno sta modificando in profondità la struttura del mercato fisico e derivato dei metalli. Il rame è stato travolto da un’improvvisa ridistribuzione globale degli stock, innescata da un’iniziativa della Casa Bianca: a febbraio 2025, l’amministrazione Biden ha avviato un’indagine di sicurezza nazionale (Sezione 232) sulle importazioni di rame, anticipando l’introduzione di dazi doganali.
Questo ha generato un afflusso massiccio di metallo verso gli Stati Uniti per sfruttare l’arbitraggio con il contratto della CME, che offre una maggiore remunerazione per metallo “customs-cleared” americano. Ad aprile 2025, le importazioni statunitensi di rame raffinato hanno superato le 200.000 tonnellate in un solo mese, il volume più alto dell’ultimo decennio. Il risultato? Le scorte LME si sono svuotate, mentre quelle della CME sono più che raddoppiate, superando le 184.000 tonnellate.
Parallelamente, il mercato dell’alluminio è stato travolto dalle sanzioni imposte alla Russia nel 2024 da Stati Uniti e Regno Unito. Il blocco riguarda tutto il metallo prodotto da Rusal dopo aprile 2024: pur potendo circolare all’interno del sistema LME se già registrato, non viene più considerato desiderabile dagli operatori, causando una corsa agli stock «non russi». La disponibilità di alluminio “clean” si è contratta, alimentando una speculazione aggressiva su date specifiche, come il prompt mensile di giugno.
La settimana del 24 giugno 2025 ha messo in evidenza quanto il mercato del rame sia diventato vulnerabile. L’«overnight roll» o “tom-next” spread è esploso in backwardation a 69 \$/ton, contribuendo ad allargare il differenziale cash–3 mesi a ben 397 $/ton, il massimo dal 2021. Questo tipo di anomalia indica che qualcuno deteneva una porzione enorme delle scorte disponibili, stimata tra l’80% e il 90%.
In situazioni simili, le regole automatiche della LME prevedono che chi detiene una posizione dominante debba prestare metallo al mercato per evitare una crisi di consegna. Tuttavia, con scorte già ridotte al minimo e una scarsità reale di metallo fisico, l’efficacia di queste regole risulta limitata. Ecco perché il comitato speciale ha deciso di estendere il meccanismo anche alle date mensili successive, per spezzare dinamiche speculative più profonde.
Anche l’alluminio non è stato risparmiato. L’assenza di consegne fresche dalla Russia e il disinteresse dei produttori occidentali a immettere metallo nell’LME hanno portato le scorte ai livelli più bassi da ottobre 2022. Ciò ha reso il mercato estremamente sensibile a qualsiasi posizione lunga significativa, con episodi ripetuti di tensione e «spike» nei differenziali, segno di un sistema stressato.
Le critiche alle nuove linee guida non mancano. Da anni si accusa la LME di favorire le posizioni corte – cioè chi vende il metallo – rispetto ai detentori di posizioni lunghe. L’estensione dei limiti di prestito aggrava questo squilibrio percepito, disincentivando le strategie di acquisto a lungo termine proprio nel momento in cui potrebbero contribuire a una maggiore stabilità di mercato.
È importante ricordare che il collasso del mercato del nichel nel 2022 fu causato da una posizione corta dominante, non da una lunga. Tuttavia, l’equilibrio tra offerta fisica e contratti derivati si è talmente deteriorato da rendere ogni eccesso pericoloso. In un mercato dove le scorte visibili sono sempre più ridotte, anche un operatore con posizione lunga può diventare un rischio sistemico.
Il problema di fondo è che la LME – concepita come mercato di ultima istanza per il metallo fisico – si basa su un presupposto oggi in crisi: l’esistenza di una catena globale fluida ed efficiente per il trasporto e la consegna dei metalli. Oggi questa catena è frammentata da guerre commerciali, restrizioni geopolitiche e strategie industriali divergenti.
La decisione della LME rappresenta un tentativo di preservare la funzione fondamentale dell’exchange: garantire la scoperta trasparente del prezzo e fungere da ponte tra mercato fisico e finanziario. Ma in un contesto così distorto, la regolamentazione tecnica può solo tamponare le crepe di un sistema più ampio in difficoltà.
Finché dazi, sanzioni e nazionalismi delle risorse continueranno a ostacolare la libera circolazione del metallo, il rischio di squeeze, scarsità artificiale e shock di prezzo resterà elevato. Il compito della LME è ora duplice: vigilare sugli squilibri di mercato e, al contempo, reinventare la propria funzione in un mondo dove la finanza dei metalli è sempre più influenzata dalla geopolitica.