Perché il mercato azionario potrebbe crollare ad agosto

Claudia Cervi

23 Luglio 2025 - 07:52

Ecco i 6 segnali critici che indicano un possibile crollo imminente dei mercati finanziari.

Perché il mercato azionario potrebbe crollare ad agosto

Agosto si avvicina e i mercati tremano: sta per arrivare un nuovo crollo estivo?

Negli ultimi trent’anni, alcune delle più brusche correzioni di Borsa sono avvenute proprio in estate, quando gli investitori erano in vacanza e la liquidità si assottigliava. Ora che l’S&P 500 ha corso del +30% dai minimi di aprile, molti iniziano a chiedersi se non si stia preparando la tempesta perfetta.

Dietro l’entusiamo che spinge i listini si nasconde un equilibrio sempre più fragile. L’economia manda segnali poco rassicuranti, le valutazioni sembrano già al limite e a tenere in piedi tutto sono sempre gli stessi nomi noti, come Nvidia e poche altre big tech. Basta poco, in uno scenario così, perché un evento anche minimo faccia partire l’effetto domino.

Ecco i sei segnali che fanno temere un crollo imminente.

1) Il rally ha perso slancio

Il rally dell’S&P 500 nel 2025 si è basato su due grandi speranze: i futuri tagli dei tassi da parte della Fed e l’entusiasmo per l’intelligenza artificiale. Ma da qualche settimana, il mercato ha perso slancio.

Grafico S&P 500 Grafico S&P 500 Fonte Tradingview

L’indice ha chiuso 17 sedute consecutive senza mai muoversi di oltre l’1%: una fase di stallo che non si vedeva da fine 2024. Un segnale tecnico che spesso indica indecisione o addirittura esaurimento del momentum.

Un altro segnale da non sottovalutare riguarda l’ampiezza del mercato, ovvero quanti titoli stanno effettivamente contribuendo al rialzo dell’indice. E qui la situazione si fa preoccupante perché sono solo pochi titoli (le solite “Magnifiche Sette” come Apple, Nvidia e Microsoft) a trainare il mercato. Ma la maggior parte delle azioni si muove circa il 10% sotto ai massimi dell’anno.

Insomma, il mercato in apparenza tiene, ma sotto la superficie scricchiola. E se anche le Big Tech dovessero iniziare a perdere colpi, su cosa si reggerebbe ancora questo rally?

2) Il LEI lancia l’allarme recessione

Anche il Leading Economic Index del Conference Board ha acceso una spia rossa sull’economia americana. A giugno è sceso dello 0,3% a giugno, del 2,8% su base semestrale. Numeri che, per chi li sa leggere, sono un classico campanello d’allarme: durata, profondità e diffusione del calo indicano che potremmo essere sull’orlo di una recessione.

Leading Economic Index del Conference Board Leading Economic Index del Conference Board Fonte Conference Board

Ma cosa sta succedendo, concretamente?

  • I consumatori iniziano a perdere fiducia: l’inflazione pesa e i salari non tengono il passo.
  • Le fabbriche rallentano: gli ordini nel settore manifatturiero sono in calo da tre mesi.
  • Il lavoro scricchiola: le richieste di sussidi di disoccupazione sono tornate a salire.

In altre parole, l’economia rallenta, ma la Borsa per il momento tiene. Potrebbe però essere solo una questione di tempo prima che il mercato apra gli occhi.

3) I dazi come mina sotto l’economia globale

I nuovi dazi introdotti dall’amministrazione Trump hanno cambiato le carte in tavola. Nel breve periodo hanno persino dato una spinta alla Borsa, perché molti hanno pensato che le aziende americane avrebbero retto il colpo. Ma adesso il conto sta arrivando e non è leggero.

L’inflazione core è tornata a salire, perché le aziende stanno scaricando i costi sui consumatori. Le catene di approvvigionamento si stanno irrigidendo. E mentre tutto questo accade, JP Morgan stima un 40% di probabilità che gli Stati Uniti entrino in recessione entro la fine del 2025 proprio a causa dei dazi. I mercati non potranno ignorare questo segnale ancora per molto tempo.

4) Valutazioni troppo alte rispetto ai fondamentali

Il rapporto prezzo/utili (P/E) dell’S&P 500 è arrivato a quota 22x. Si tratta di un livello elevato, anche se i tassi d’interesse sono in calo. Ma la realtà dell’economia americana racconta una storia molto meno brillante.

  • L’indice CEI, che misura lo stato attuale dell’economia, è cresciuto appena dello 0,8% in sei mesi.
  • Il LAG Index, che guarda agli effetti già accaduti, è fermo, segno che la ripresa è già in stallo.

Il risultato è uno dei maggiori decoupling tra economia reale e mercato azionario degli ultimi anni. E quando i prezzi si allontanano troppo dai fondamentali, basta una stagione di trimestrali deludente, magari già ad agosto, per far crollare la fiducia.

5) La Fed ha le mani legate

Il mercato continua a scommettere su tre tagli dei tassi entro la fine del 2025, ma i numeri sull’inflazione raccontano un’altra storia: i prezzi stanno tornando a salire, e questo complica (molto) il lavoro della Federal Reserve.

Se Powell dovesse rallentare sul taglio dei tassi, o peggio, se i mercati iniziassero a temere che la Fed sia in ritardo nel reagire, il rischio è di restare senza munizioni proprio mentre la crescita economica perde slancio.

6) Mercato euforico (attenzione al put/call ratio)

C’è un indicatore che sta facendo suonare più di un campanello d’allarme tra i trader esperti: il put/call ratio. Quando la sua media mobile a 5 giorni scende troppo, significa che quasi tutti stanno puntando sul rialzo. E storicamente, quando l’ottimismo diventa unanime, il mercato fa l’opposto.

In parole semplici, molti investitori, retail e non, stanno comprando opzioni call a leva, convinti che il rally continuerà senza sosta. Ma se tutti hanno già comprato, chi resta a spingere ancora più in alto i prezzi?

Siamo entrati in quella zona pericolosa in cui l’euforia assomiglia sempre più all’avidità. Gli ETF speculativi, come ARK e simili, stanno tornando a brillare. Il trading aggressivo è tornato di moda. È proprio nei momenti in cui il mercato sembra invincibile, arriva il terremoto.

Put/call ratio S&P 500 Put/call ratio S&P 500 Fonte YCharts

Molti professionisti lo chiamano “reset fisiologico”. Non serve un crollo, basta un brusco ritracciamento per cambiare il sentiment. E agosto, storicamente, è un mese perfetto per colpi di scena.

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