Perché il governo deve dare 1 miliardo di euro a Tim

P. F.

22/12/2025

La battaglia legale tra Tim e il governo italiano è finita. A vincerla è la società di telecomunicazioni, che adesso dovrà ricevere dallo Stato circa 1 miliardo di euro.

Perché il governo deve dare 1 miliardo di euro a Tim

Si chiude dopo quasi trent’anni la lunga battaglia giudiziaria tra Tim e lo Stato italiano. A spuntarla è la storica azienda di telecomunicazioni, che dovrà ricevere dal governo circa 1 miliardo di euro.

La notizia è stata resa nota dalla stessa Tim che, in un comunicato, ha annunciato di aver preso atto della sentenza della Corte di Cassazione. I giudici hanno confermato la restituzione del canone concessorio richiesto per il 1998, rigettando il ricorso presentato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

La decisione rende definitiva la pronuncia della Corte d’Appello di Roma dell’aprile 2024, mettendo così la parola fine a un contenzioso durato 27 anni. Di seguito, la ricostruzione delle origini della vicenda e dei successivi ricorsi che si sono susseguiti nel tempo.

La nascita del contenzioso tra Tim e il governo italiano

La controversia risale al 1998. In seguito alla liberalizzazione delle telecomunicazioni deliberata dal governo Prodi, finisce il monopolio di Tim (allora Telecom), che viene privatizzata e, conseguentemente, non è più obbligata a pagare il canone di concessione.

Tuttavia, la legge italiana ha stabilito che l’ex monopolista dovesse versare un contributo obbligatorio allo Stato: 528,7 milioni di euro, suddivisi rispettivamente in 385,9 milioni per Telecom Italia e 142,8 milioni per Telecom Italia Mobile (Tim). Convinta che la richiesta di pagamento fosse indebita, nel 2000 la società ha presentato ricorso al TAR del Lazio contro il decreto che stabiliva le modalità di versamento del contributo.

Il tribunale ha poi rinviato la decisione alla Corte di Giustizia Europea, che, nel febbraio del 2008, ha emesso una sentenza favorevole al gruppo telefonico, definendo l’imposta “non dovuta”.

I successivi ricorsi

Nel 2003 Tim ha presentato un nuovo ricorso. Nel 2008, però, il Tar ha cambiato idea e ha dato ragione allo Stato, respingendo la richiesta di rimborso. La vicenda è quindi proseguita davanti al Consiglio di Stato, che nel novembre 2009 ha confermato la decisione, aprendo la strada al successivo passaggio alla Corte d’Appello di Roma.

Proprio nella Capitale l’iter si è rivelato particolarmente lungo e complesso, anche a causa di questioni tecniche che hanno ulteriormente rallentato le tempistiche. La svolta è arrivata il 3 aprile 2024, quando la Corte d’Appello ha condannato la Presidenza del Consiglio a restituire a Tim 995 milioni di euro.

Il governo ha poi deciso di presentare un ultimo ricorso in Cassazione, chiedendo la sospensione del pagamento in attesa della decisione, ma la richiesta è stata respinta dalla Corte d’Appello nel marzo scorso. Tra le motivazioni ha inciso anche il mancato accoglimento da parte del governo di una proposta di mediazione avanzata da Tim, che prevedeva uno sconto di 150 milioni di euro e il pagamento rateizzato.

Con l’ultima sentenza della Cassazione si è chiuso definitivamente il contenzioso. Il governo deve versare a Tim 995.250.242,87 euro, ai quali si sono aggiunti circa 25 milioni di euro di interessi per ogni anno di ritardo a partire dal 3 aprile 2024.

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