La chiusura prolungata dello stretto di Hormuz mette a rischio le scorte alimentari. L’UE deve creare delle riserve strategiche di materie prime e fertilizzanti.
Alcuni degli effetti più visibili della guerra tra Usa e Iran riguardano l’aumento dei prezzi di alcune materie prime: in Italia, per esempio, è balzato sotto gli occhi di tutti l’aumento dei prezzi dei carburanti con benzina e diesel che sono saliti di circa il 6% in una decina di giorni. Ma la chiusura prolungata dello stretto di Hormuz potrebbe provocare anche altri dannosi effetti sulle scorte alimentari.
Lo stretto infatti non è soltanto un centro nevralgico per gli scambi commerciali relativi a materie prime e fonti energetiche, ma è anche un crocevia fondamentale per la commercializzazione di fertilizzanti essenziali per l’agricoltura europea. Da questo luogo passa circa un terzo della produzione di fertilizzanti per il suolo, una quota talmente elevata da mettere in ginocchio l’intera filiera produttiva del Vecchio Continente.
Il blocco navale sta mettendo a dura prova il commercio internazionale dei fertilizzanti in un periodo particolarmente delicato per l’agricoltura e potrebbe presto causare una scarsa resa dei raccolti e di conseguenza un ennesimo aumento dei prezzi dei generi alimentari.
Guerra Usa-Iran: a rischio le scorte alimentari
Il blocco dello stretto di Hormuz potrebbe causare danni irreparabili per l’agricoltura europea e non solo: basti pensare che circa la metà della popolazione mondiale riesce a soddisfare il bisogno alimentare grazie all’uso dei fertilizzanti, in particolare dell’urea, che provengono proprio dai luoghi dove si stanno verificando scontri e guerre.
L’urea è il fertilizzante azotato più utilizzato al mondo ed è un prodotto essenziale per l’agricoltura in quanto fornisce azoto alle colture affinché crescano rapidamente e producano raccolti più abbondanti. Gran parte dell’agricoltura mondiale dipende proprio dal Golfo Persico, dove si producono grandi quantità di fertilizzanti.
Il Medio Oriente ospita alcune delle più grandi fabbriche di fertilizzanti al mondo ed è anche una fonte cruciale di materie prime necessarie per la loro produzione, come ammoniaca e zolfo. In Qatar, dove si trovano alcune di queste fabbriche, la produzione è stata sospesa dopo un attacco con droni, mentre l’Iran ha paralizzato la propria produzione di ammoniaca.
Carenza di fertilizzanti e agricoltura in ginocchio
Lo stretto di Hormuz è uno snodo essenziale per la commercializzazione di questi prodotti: circa un terzo del traffico di queste materie prime passa proprio da questa via. Il blocco delle esportazioni di fertilizzanti e materie prime ha fatto aumentare non solo il prezzo dei carburanti, ma anche quello dell’urea (aumentata del 25% in una sola settimana), essenziale per garantire la produzione di cereali e grani, alla base delle scorte alimentari mondiali.
Se la commercializzazione dei fertilizzanti dovesse rimanere ferma per molto tempo, l’agricoltura europea potrebbe subire danni ingenti in un momento in cui è in atto la semina di prodotti essenziali come grano e cereali, che contribuiscono alla produzione di pane e farina. Alcuni esperti stimano che la mancanza di fertilizzanti possa ridurre i raccolti fino al 50% nella prima coltura colpita.
Al Global Food Forum di Bruxelles sono state evidenziate tutte queste problematiche, oltre alla totale dipendenza dell’agricoltura europea dal commercio internazionale. Si sta quindi valutando l’accumulo di riserve strategiche, seguendo il modello di Cina e USA.
Nuovo aumento dei prezzi dei generi alimentari in arrivo?
Il Financial Times ha sottolineato come questa crisi dei fertilizzanti si stia verificando in un momento particolarmente delicato per il comparto agricolo. Nel Vecchio Continente gli agricoltori sono nella delicata fase di fertilizzazione dei campi per la semina primaverile: la scarsità di risorse a disposizione potrebbe minare il raccolto futuro.
Una delle conseguenze dirette derivanti dall’agricoltura e dai raccolti scarsi è l’aumento dei prezzi dei generi alimentari che sono alla base della nostra alimentazione. Il pane potrebbe diventare più caro nelle prossime settimane, mentre altri generi alimentari come uova, pollo e maiale seguirebbero lo stesso andamento a distanza di alcuni mesi, poiché l’aumento del costo dei mangimi animali si riverserebbe su tutta la filiera alimentare.
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