Il 2025 è stato l’anno in cui la finanza quantitativa ha scoperto che il terreno sotto i propri piedi non era più solido. Fin dai primi mesi, gli operatori hanno percepito che qualcosa stava cambiando nella dinamica dei mercati: non un singolo crollo, non un nuovo 2007, ma una lunga sequenza di oscillazioni irregolari, che percorreva il settore senza preavviso.
Episodi locali e apparentemente scollegati che però, presi insieme, delineano un quadro di crescente fragilità strutturale. La débâcle di ottobre di Renaissance Technologies, con perdite improvvise a doppia cifra seguite da un rimbalzo altrettanto sorprendente, è diventata il simbolo di questo scenario, rivelando quanto persino i giganti dell’algoritmico siano vulnerabili a shock sottili e difficili da decifrare.
L’annata è iniziata con il cosiddetto DeepSeek shock, quando la presentazione di un nuovo chatbot cinese ha innescato una brusca rotazione nel comparto tecnologico, mandando in sofferenza alcuni modelli sistematici basati su segnali di momentum e su correlazioni consolidate. Pochi mesi dopo, un episodio di deleveraging innescato da posizionamenti troppo affollati su titoli soggetti a ribilanciamenti indicali ha generato movimenti invisibili agli investitori tradizionali, ma devastanti per chi operava su strategie sensibili alle micro-dinamiche di liquidità. L’instabilità si è poi riverberata nel periodo estivo con l’inaspettato rally dei cosiddetti junk stocks, un’ondata alimentata anche da operatori retail che ha colto di sorpresa molti fondi di statistical arbitrage esposti su posizioni corte diventate improvvisamente costose da sostenere.
La caratteristica più disorientante di queste mini-crisi è stata la loro natura selettiva. In alcuni frangenti sono stati i trend-followers a subire i colpi più duri, in altri i fondi multifattoriali o i modelli focalizzati su quality e low volatility. Questa dispersione anomala ha spinto molti manager a interrogarsi sulle cause profonde. Una prima spiegazione riguarda l’adozione divergente dell’intelligenza artificiale: alcuni operatori hanno integrato modelli di machine learning e tecniche di NLP da anni, altri lo stanno facendo solo ora, generando ecosistemi operativi molto diversi che reagiscono in modo non uniforme agli stessi impulsi di mercato. Differenze minime nel modo di estrarre segnali, costruire portafogli o implementare ordini possono tradursi, nelle fasi di stress, in esiti totalmente divergenti.
Un’altra spiegazione ampiamente discussa riguarda il crescente crowding all’interno delle strategie sistematiche. L’ingresso di nuove società di trading proprietario nel territorio del mid-frequency ha ridotto progressivamente il vantaggio competitivo dei modelli più tradizionali e accelerato il deterioramento dei segnali condivisi. In particolare nei mesi estivi, quando un’ondata di liquidazioni coordinate ha ricordato a molti il fantasma del quant quake del 2007, si è avuta la sensazione che alcuni cluster di strategie fossero così sovrapposti da amplificare automaticamente qualsiasi perturbazione, anche di origine minore.
Alla luce di tutto questo, è comprensibile che il 2025 venga vissuto come un punto di svolta. Il vero tema non è tanto la portata degli shock, quanto la loro frequenza e la loro capacità di colpire in modo alternato segmenti diversi dell’universo quant. La moltiplicazione dei flussi sistematici, l’interazione crescente tra algoritmi con orizzonti temporali differenti e un ambiente macro dominato da una combinazione inedita di tech bubble, incertezza politica e comportamento speculativo degli investitori retail hanno reso il mercato un laboratorio caotico, in cui le relazioni storiche tra fattori tendono a sgretolarsi e ricomporsi imprevedibilmente.
Quale lezione trarre da questo anno di scosse intermittenti? Per molti addetti ai lavori la risposta è semplice: bisogna accettare che queste mini-crisi diventeranno parte della nuova normalità dei mercati quantitativi. Non segnalano necessariamente un imminente terremoto, ma rivelano un ecosistema che sta evolvendo rapidamente e in cui la complessità stessa diventa fonte di rischio. Come osservano diversi manager, il compito ora è imparare a convivere con un rumore di fondo più intenso, sapendo che la prossima scossa potrebbe colpire un punto del sistema ancora ignoto.
In termini di performance specifiche dei maggiori fondi quant nel 2025, il quadro rimane eterogeneo. I veicoli pubblici di Renaissance Technologies, come RIEF e RIDA, hanno conosciuto il peggior ottobre degli ultimi anni con perdite vicine al 15 per cento prima di rimbalzare, ma nel complesso sono ancora in difficoltà verso la fine dell’anno. I fondi di trend-following come Systematica BlueTrend e Man AHL Alpha hanno sofferto all’inizio dell’anno, ma hanno recuperato significativamente in estate e autunno. Diversi fondi di AQR, tra cui Delphi e Managed Futures, hanno registrato variazioni di performance molto diverse fra loro a seconda dell’esposizione ai fattori di rischio, mentre alcune strategie di arbitraggio statistico hanno risentito del crowding estivo con perdite occasionali. Nel complesso, la dispersione dei rendimenti tra fondi quant ha raggiunto livelli inusuali, riflettendo la natura frammentata delle scosse che hanno attraversato i mercati sistematici nel 2025.