Perché i mercati sono “contro” Fed e Bce?

Violetta Silvestri

02/12/2023

Mercati e banche centrali non vanno d’accordo e il motivo è l’aspettativa per i tagli dei tassi di interesse. Perché l’euforia delle Borse e dei trader non è condivisa da Fed e Bce?

Perché i mercati sono “contro” Fed e Bce?

Mercati e banche centrali non sembrano andare d’accordo sulle previsioni riguardanti i tassi di interesse.

Nella giornata di venerdì 1 dicembre, Jerome Powell ha respinto le crescenti aspettative di Wall Street su tagli dei tassi nella prima metà del 2024. Anche in Europa, i trader continuano a scommettere su una imminente diminuzione del costo del denaro, portando la possibilità di un taglio di un quarto di punto entro marzo al 75% dal solo 10% della scorsa settimana. Tuttavia, pur con un tono più accomodante, i funzionari Bce restano prudenti e invitano gli investitori alla cautela sulla valutazione dell’inflazione.

I mercati, invece, appaiono euforici per l’ormai prossima svolta verso tassi di interesse più bassi che possono scongiurare la recessione e rilanciare la crescita. Il disaccordo tra trader e banche centrali, però, rimane e indica che lo scenario di politica monetaria ed economico globale è ancora pieno di insidie.

Fed spegne l’entusiasmo: nessun taglio tassi in vista

Il presidente della Federal Reserve ha respinto le aspettative del mercato su prossimi tagli dei tassi di interesse, perché è ancora troppo presto per dichiarare la vittoria sull’inflazione.

Nonostante una serie di indicatori positivi riguardanti i prezzi, il leader della banca centrale ha affermato che il Federal Open Market Committee intende “mantenere una politica restrittiva” finché non sarà davvero chiaro e certo che l’inflazione stia tornando al 2%.

“Sarebbe prematuro concludere la posizione restrittiva raggiunta, o speculare su quando la politica potrebbe allentarsi”, ha detto Powell in un discorso allo Spelman College di Atlanta. “Siamo pronti a inasprire ulteriormente la politica se sarà opportuno farlo”.

Tuttavia, ha anche osservato che la politica è giunta a un “buon territorio restrittivo” e ha notato che il rapporto tra i rischi tra fare troppo o troppo poco sull’inflazione è ora quasi equilibrato.

Proprio questo messaggio più positivo è stato recepito dai mercati, che hanno aumentato le probabilità di un taglio di un quarto di punto nella riunione di marzo del Federal Open Market Committee a ben al di sopra del 50%, e scontando pienamente un taglio a maggio. I trader prevedono tagli più che completi entro dicembre 2024.

Al contrario, i funzionari della Fed hanno stimato tassi al 5%-5,25% alla fine del prossimo anno, secondo la loro previsione di settembre, appena un quarto di punto inferiore al livello attuale.

Bce cauta sui tassi, ma stop ai rialzi?

La Bce non è pronta a prendere in considerazione la riduzione dei costi di finanziamento ora, ma esaminerà la questione a un certo punto nel corso del 2024: questa è l’ultima osservazione prudente sulla politica monetaria in Eurozona, espressa dal governatore della Banca di Francia.

“Salvo eventuali shock, i rialzi dei tassi sono ormai finiti, ha detto Villeroy in una conferenza vicino a Parigi. “La questione del taglio potrebbe sorgere quando sarà il momento, nel 2024, ma non ora: quando un rimedio è efficace, bisogna essere abbastanza pazienti sulla sua durata”.

I commenti del banchiere centrale francese arrivano dopo che i dati di giovedì hanno mostrato un rallentamento dell’inflazione più rapido del previsto al 2,4% a novembre, il livello più basso dalla metà del 2021. Sulla scia di questi dati, gli investitori si sono scrollati di dosso i commenti dei politici aggressivi e hanno aumentato le scommesse sul fatto che un primo taglio dei tassi di interesse arriverà ad aprile.

Anche i mercati monetari scontano pienamente un allentamento di 125 punti base entro la fine del prossimo anno, rispetto agli appena 82 punti base della settimana scorsa.

Villeroy ha affermato che i dati della zona euro mostrano che il processo di disinflazione “è ancora più rapido del previsto”, in particolare nel settore dei servizi, secondo i commenti forniti dalla Banca di Francia.

“Potrebbero esserci alcuni mesi di pausa, ma ciò supporta la nostra previsione di un ritorno dell’inflazione verso il 2% al più tardi entro il 2025, salvo shock esterni”, ha dichiarato.

La settimana scorsa, prima dei dati sull’inflazione di novembre, Villeroy aveva affermato che la Bce probabilmente manterrà i costi di finanziamento su un plateau del 4% “almeno per le prossime riunioni e i prossimi trimestri”.

La prudenza sui tagli dei tassi rimane alta a Francoforte. Il 2024 dovrebbe essere un anno più accomodante per la politica monetaria, ma ci sono troppe incognite legate alla geopolitica e alla finanza globali per mostrare ottimismo. Come i mercati, invece, stanno facendo.

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