Perché i mercati in bilico oggi ricordano la Germania degli anni ’30

Tommaso Scarpellini

14 Marzo 2025 - 12:49

Un’inaspettata connessione tra il presente e la Germania degli anni ’30. Ecco quanto introdotto da Ray Dalio sui rischi di un’escalation nella guerra commerciale in atto.

Perché i mercati in bilico oggi ricordano la Germania degli anni ’30

Quando si parla di guerra commerciale e mercati, viene in mente la Germania degli anni ’30. A dirlo è stato uno degli investitori più acclamati dell’era moderna: Ray Dalio.

Durante una conferenza della CNBC a Singapore, ha introdotto questo parallelismo per discutere delle possibili conseguenze sui mercati di un conflitto commerciale, come quello che sembra intenzionato a intavolare il neo-eletto Donald Trump.

Ma esattamente, cosa è successo negli anni ’30?

Un confronto economico interessante

Sebbene non si possa parlare di parallelismo dal punto di vista politico e sociologico, visto che gli anni ’30 sono quelli che hanno anticipato l’ascesa del Partito Nazista (1933), da un punto di vista economico il confronto introdotto dal fondatore del fondo Bridgewater Associates può essere interessante.

Specie se si collega questa riflessione al mercato finanziario. Anche in quel periodo ci fu un potenziamento dell’industria bellica, in violazione del Trattato di Versailles: una strana similitudine se si pensa che oggi il programma di riarmo sembra contrapporsi a quella che è stata una tacita politica economica della Germania, ossia l’austerità fiscale.

Dalio non introduce direttamente questo argomento, ma discute delle conseguenze di queste azioni, evidenziando il rischio di una svalutazione del debito; un elemento che potrebbe caratterizzare anche la prossima epoca. Questo fenomeno spesso porta a conflitti, seppur non necessariamente armati. Tuttavia, il riarmo dovrebbe far riflettere.

Le conseguenze economiche attuali

Quale potrebbe essere una conseguenza economica abbastanza evidente? La risposta arriva dallo stesso Ray Dalio: i paesi neutrali potrebbero trarne beneficio, attirando un flusso di persone e capitali.

Non a caso il mercato sembra reagire in questa maniera, soprattutto sul debito. Il dollaro ha subito un forte calo con l’annuncio delle nuove politiche tariffarie di Trump, il DXY è in costante ribasso, mentre il prezzo dei Treasury è in ascesa. In Europa, invece, il rendimento delle obbligazioni è in crescita, evidenziando maggiori rischi intrinsechi e mettendo in luce il potenziale pericolo di svalutazione del debito a seguito delle ingenti immissioni di liquidità anticipate negli ultimi giorni.

L’irrazionalità dei mercati azionari

I mercati azionari, però, seguono dinamiche differenti. La grande incongruenza del momento è rappresentata dal fatto che il mercato europeo stia registrando performance che non si vedevano dal 1988 rispetto agli USA. Ma qual è realmente il motivo? Non si prevede una crescita degli utili aziendali così pronunciata, eppure le azioni continuano a salire.

Questo accade perché spesso i mercati azionari non sono razionali, ma seguono logiche monetarie. L’immissione di una grande quantità di moneta nel mercato lascia intendere che parte di questa possa finire nel settore finanziario, spingendo verso l’alto la domanda di azioni. Un parallelismo che ricorda le grandi iniezioni di liquidità negli USA degli ultimi dieci anni.

EU 50 (bianco); S&P 500 (arancione) EU 50 (bianco); S&P 500 (arancione) Grafico a lineare dell'EU50 e dell'S&P 500. Fonte: baha.com

Il confronto tra la situazione attuale e quella della Germania degli anni ’30, per quanto forzato sotto alcuni aspetti, offre spunti interessanti di riflessione sulle dinamiche economiche globali e sui possibili scenari futuri. Sarà quidni fondamentale osservare l’evoluzione delle politiche economiche e commerciali nei prossimi mesi per comprendere meglio le ripercussioni sui mercati finanziari.