Perché gli italiani stanno abbandonando una delle mete turistiche più amate

Andrea Fabbri

30 Marzo 2026 - 13:25

Sempre più italiani stanno cancellando le vacanze in una delle mete più amate. Proviamo a capire se è davvero sicura e se la paura è ingiustificata

Perché gli italiani stanno abbandonando una delle mete turistiche più amate

La guerra in Iran sta avendo ripercussioni dirette anche nel nostro Paese. Alcuni dei nostri brand simbolo rischiano la crisi, mentre l’aumento dei prezzi dei carburanti e dell’energia sta colpendo duramente i portafogli.

Uno dei settori più a rischio, però, è quello dei viaggi. E non soltanto quelli diretti verso i Paesi teatro degli scontri. Il boom di cancellazioni sta mettendo in ginocchio il turismo in Turchia, nonostante le rassicurazioni provenienti dalle autorità a cadenza ormai quotidiana.

La crisi del turismo turco

Nel febbraio 2026 la Turchia ha esultato per alcuni record storici. Il Ministro della Cultura ha annunciato in una conferenza stampa che nel corso del 2025 il Paese ha accolto 64 milioni di visitatori e incassato dal turismo circa 65,2 miliardi di dollari, quasi 57 miliardi di euro.

Appena un mese dopo la situazione appare molto meno rosea. La guerra in Medio Oriente, alle porte orientali del Paese, ha fatto schizzare i prezzi verso l’alto, le principali destinazioni turistiche si stanno svuotando e la percezione di sicurezza dei viaggiatori è decisamente cambiata.

Una combinazione che ha portato a un notevole calo delle prenotazioni, non soltanto di quelle provenienti dall’Italia. Località come Antalya e Bodrum hanno i numeri peggiori degli ultimi anni, complici un atteggiamento cauto dei tour operator e la crisi del settore aereo con prezzi dei biglietti saliti alle stelle, ritardi dei voli e cancellazioni improvvise.

Le zone più colpite

Le zone più colpite dalle cancellazioni sono quelle di confine. Due esempi su tutti, la città di Van, e il valico di Kapıköy, formalmente aperto ma in realtà “bloccato” dalle restrizioni e da un clima di preoccupazione generale che disincentiva spostamenti e prenotazioni.

In linea generale, però, sono tutte le regioni orientali e sud orientali del Paese a risentire degli effetti di un conflitto che rischia ogni giorno di estendersi con conseguenze sulle economie turistiche locali e mondiali ancora da quantificare.

Le rassicurazioni della Turchia e gli inviti alla prudenza della Farnesina

Nel frattempo le autorità turche, in primis il Ministero della Cultura e del Turismo e la Türkiye Tourism Promotion and Development Agency (Tga) provano a tranquillizzare i viaggiatori e hanno recentemente dichiarato che le attività turistiche nel Paese proseguono senza nessun tipo di interruzione.

I responsabili del turismo precisano che la Turchia non è parte del conflitto in corso e che al momento non ci sono restrizioni o limitazioni alle aree visitabili con le principali destinazioni come Istanbul, Izmir, la Cappadocia e le già citate Antalya e Bodrum, che continuano ad accogliere turisti internazionali senza criticità operative.

Un approccio orientato all’ottimismo e alla tranquillità che non ha convinto appieno il Ministero degli Esteri italiano. Lo scorso 9 marzo la Farnesina ha emesso una nota ufficiale in cui sconsiglia i viaggi nelle regioni del sud est della Turchia, ovvero verso mete come Adana, Osmanye, GaziantepHatayAgrı, Igdır, VanŞanlıurfa, Mardin, Sırnak e Hakkâri.

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