Prezzi della benzina verso i 2 euro. Conviene fare il pieno oggi? La risposta degli esperti non lascia spazio a dubi.
E se il pieno che oggi ti sembra costoso, tra qualche settimana sembrasse un affare? Quella che potrebbe sembrare l’ennesima esagerazione mediatica, è in realtà il riflesso di fattori geopolitici e di mercato che stanno spingendo verso un ulteriore aumento dei prezzi dei carburanti nelle prossime settimane.
Sul tema si sono espressi numerosi analisti del settore, come Dan McTeague, presidente dell’associazione Canadians for Affordable Energy. McTeague ha sottolineato che questo potrebbe essere il momento ottimale per fare rifornimento prima di un nuovo rialzato.
Le sue dichiarazioni, pur facendo riferimento principalmente al mercato nordamericano, si inseriscono in un contesto globale che riguarda direttamente anche l’Europa e, in particolare, l’Italia.
Benzina, così il mercato è sotto pressione globale
McTeague individua nella situazione geopolitica in Medio Oriente il primo elemento chiave nell’aumento del prezzo del carburante. Le tensioni hanno infatti avuto un impatto diretto sulle rotte mondiali. Il motivo è presto detto: circa un quinto del petrolio globale transita attraverso lo Stretto di Hormuz, tra i punti più sensibili per il commercio energetico internazionale.
Dunque, la riduzione o interruzione anche parziale di questo passaggio ha conseguenze immediate sul prezzo del greggio, viene infatti ridotta l’offerta effettivamente disponibile sul mercato globale. Negli ultimi mesi, questa rotta sarebbe stata fortemente ridotta, costringendo molti paesi a ricorrere alle riserve strategiche di petrolio.
Soluzioni che non possono rivelarsi definitive, queste risorse non sono infatti infinite ma vengono utilizzare per stabilizzare temporaneamente i prezzi in caso di shock dell’offerta, ma non sono adatte a compensare sul lungo periodo una riduzione strutturale dei flussi.
L’effetto a catena sui prezzi del carburante e la situazione in Italia
Con l’aumentare del prezzo del petrolio, le raffinerie e i distributori trasferiscono inevitabilmente le variazioni del costo della materia prima al prezzo finale alla pompa, un meccanismo che in Europa è particolarmente sensibile a causa della forte dipendenza dalle importazioni energetiche.
In Italia, le ultime rilevazioni mostrano prezzi medi che si aggirano intorno alla soglia dei 2 euro al litro, sia per la benzina sia per il diesel. I consumatori italiani possono tirare un momentaneo sospiro di sollievo grazie alle politiche fiscali applicate ai carburanti. Il Governo italiano ha infatti prorogato il taglio delle accise fino al 3 luglio 2026, sfruttando l’extra-gettito Iva generato dai rincari delle scorse settimane.
Lo sconto è fissato a 5 centesimi al litro, che diventano 6,1 centesimi se si considera l’Iva. Si tratta di una sorta di cuscinetto che rallenta l’impatto dei rincari alla pompa, ma che non è in grado di invertire la tendenza se il prezzo del petrolio continuerà a salire, specialmente in assenza di interventi strutturali all’orizzonte.
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Perché conviene fare il pieno oggi
Il ragionamento degli analisti si basa su un principio estremamente semplice: i mercati energetici reagiscono rapidamente agli shock di offerta, ma i ribassi sono più lenti e incerti. Dunque, se le previsioni di aumento si concretizzassero nelle prossime settimane, chi fa rifornimento oggi potrebbe evitare costi più elevati nel breve periodo.
Lo stesso ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha confermato la necessità di monitorare costantemente la situazione per eventuali valutazioni settoriali d’emergenza, evidenziando come la pressione sul bilancio dello Stato renda difficili interventi più drastici. Sul futuro dei prezzi parla chiaro:
”Naturalmente il primo punto all’ordine del giorno è sperare che finisca la guerra e che si riapra lo stretto di Hormuz e quindi ci sia una diminuzione, un crollo dei prezzi.”
In attesa di una distensione geopolitica, tuttavia, McTeague sembra essere più pessimista riguardo al futuro, ha previsto la possibilità di aumenti rapidi in un arco di tempo molto breve, parlando di incrementi significativi sia per la benzina e per il diesel. Il messaggio è coerente con l’andamento storico del mercato energetico: quando l’offerta globale si restringe, i prezzi tendono a salire in modo più veloce di quanto scendano.
Il ruolo delle riserve e i limiti della stabilizzazione
Un ultimo elemento da prendere in esame è il ruolo delle riserve strategiche di petrolio. Queste, come abbiamo anticipato, vengono utilizzate dai governi per evitare crisi improvvise, ma non sono pensate per sostenere il mercato nel lungo periodo. Dunque, se la situazione nello Stretto di Hormuz dovesse rimanere critica, la capacità di compensazione delle riserve diminuirebbe progressivamente, aumentando la pressione sui prezzi.
Per questo motivo gli analisti parlando di una possibile finestra temporale favorevole: oggi i prezzi sono già elevati rispetto alla media storica, ma potrebbero non rappresentare il picco del ciclo. Di conseguenza, anticipare il rifornimento potrebbe rappresentare una scelta prudente in una fase di incertezza energetica globale.
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