Pensioni, il “furto” dello Stato: chi ha perso di più?

Pensioni: il taglio della rivalutazione ha comportato un’importante perdita per milioni di pensionati. Ecco la tabella con tutte le cifre.

Pensioni, il “furto” dello Stato: chi ha perso di più?

Pensioni: negli ultimi anni i vari Governi hanno spesso effettuato un piccolo taglio degli assegni applicando una stretta all’indicizzazione, ossia a quel meccanismo che annualmente adegua gli importi delle pensioni alla variazione dell’indice dei prezzi del paniere FOI. Obiettivo della rivalutazione delle pensioni - descritta originariamente dalla legge 388/2000 - è di non far perdere potere d’acquisto agli assegni con il passare degli anni.

Tuttavia il meccanismo di indicizzazione descritto dalla suddetta legge è stato più volte oggetto di restrizioni: l’ultima è quella applicata nel 2019 per finanziare la riforma delle pensioni che ha visto l’introduzione di Quota 100 e con la quale sono stati penalizzati gli assegni sopra ai 1.500,00€ lordi.

Si è trattato di tagli quasi impercettibili nella maggior parte dei casi, ma se sommati formano una cifra molto alta. Come spiegato dalla UIL, ad esempio, milioni di pensionati a causa della stretta dell’indicizzazione perdono circa una mensilità ogni anno; un allarme che ha suscitato molto clamore tra i nostri lettori e che per questo abbiamo deciso di approfondire ulteriormente.

Di seguito, infatti, trovate una tabella dov’è indicata la differenza che c’è tra l’importo della pensione che sarebbe stata riconosciuta applicando regolarmente le regole descritte dalla legge 388/2000 e quelli attuali (soggetti quindi ai vari tagli).

Tagli delle pensioni: chi ha perso di più?

Come noto, i tagli al meccanismo della rivalutazione hanno penalizzato maggiormente coloro che hanno una pensione di medio-alto valore. Tuttavia già per le pensioni di importo pari o superiore ai 1.500,00€ lordi c’è stato un taglio importante se si sommano tutti i provvedimenti che si sono susseguiti dal 2011 ad oggi.

Ogni singola stretta ha comportato perdite di pochi euro, tanto da essere quasi impercettibile. Tuttavia, mettendole tutte insieme avremo un risultato a dir poco preoccupante con perdite che si avvicinano - e in alcuni casi superano - ai 1.000€ l’anno.

A tal proposito ecco una tabella dove sono indicate - a seconda dell’importo lordo degli assegni - le conseguenze del taglio dell’indicizzazione per le varie pensioni.

Chi ha perso di più? Sicuramente coloro che hanno una pensione “d’oro”, ossia superiore ai 4.500€ l’anno, ai quali le varie strette sull’indicizzazione hanno comportato una perdita annua che si avvicina al valore di due assegni mensili. È come dire che questi hanno percepito la pensione per undici mensilità (e mezzo) piuttosto che per tredici.

Ma anche per chi supera i 1.500,00€ lordi di pensione (sotto a questo importo non ci sono state perdite visto che l’indicizzazione è rimasta al 100%) c’è da preoccuparsi in quanto la perdita è vicina ai 1.000,00€ mensili.

Importo 2011 Importo 2020 senza blocchi Importo 2020 con blocchi Perdita mensile Perdita annuale
1.500,00€ 1.649,00€ 1.575,00€ 74,03€ 962,39€
1.900,00€ 2.085,00€ 1.979,00€ 106,06€ 1.378,83€
2.500,00€ 2.830,00€ 2.633,00€ 197,89€ 2.572,53€
3.000,00€ 3.421,00€ 3.062,00€ 359,29€ 4.670,83€
3.500,00€ 4.012,00€ 3.570,00€ 442,12€ 5.747,50€
4.000,00€ 4.603,00€ 4.077,00€ 526,72€ 6.847,38€
4.500,00€ 5.193,00€ 4.580,00€ 614,78€ 7.992,16€

Insomma, il meccanismo di rivalutazione delle pensioni modificato a partire dalla riforma Fornero, ha comportato una riduzione non di poco conto. Ed è per questo che da mesi i sindacati chiedono un ritorno alle vecchie regole (che dovrebbero tornare in vigore, salvo ulteriori modifiche, nel 2022), appello riproposto nell’incontro con il Ministero del Lavoro che si è tenuto la scorsa settimana e nel quale si è parlato di aumento delle pensioni per tutti.

Ma attenzione: perché il Governo ripristinando le vecchie regole dovrebbe rinunciare ad un risparmio di circa 1 miliardo di euro (per il triennio 2019-2020) e ad oggi non sembra così scontato lo faccia.

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2 commenti

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Ferdinando • 1 settimana fa

E’ una vigliaccheria prendersela con i più deboli e poveri. Chi ha la pancia piena non pensa certamente a chi ha fame. (non arrivando alla fine del mese, con quelle pensioni al di sotto di 1.500 euro). E’ persino contro la Costituzione, il non dare una pensione dignitosa a chi ha lavorato una vita. (Quanti pensionati, oggi in pensione, che vengono dal dopo-guerra, ragazzi al lavoro in nero e dopo poi assunti sempre in nero). E, l’assunzione in nero, non dipende certamente da loro, ma dal datore di lavoro. Loro sono vittime allora e anche oggi.

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Cristina Ciccarelli • 1 settimana fa

E chi sarebbero questi ’tutti’?

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