Pensioni: “I soldi stanno per finire”. L’allarme di Bankitalia

Servirà un taglio delle pensioni per evitare che il sistema previdenziale vada al collasso? Il rischio esiste, urge una soluzione.

Pensioni: “I soldi stanno per finire”. L'allarme di Bankitalia

Necessario un taglio delle pensioni, altrimenti rischiamo di arrivare ad un momento in cui non ci saranno più i soldi per pagare i trattamenti previdenziali e assistenziali.

A lanciare l’allarme è stato il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, durante gli Stati Generali delle Pensioni, il quale ha fatto chiarezza su come la crisi pandemica avrà delle ripercussioni molto gravi su un sistema - quello delle pensioni - che presentava già prima molte lacune.

Nel dettaglio, la conseguenza più tangibile è quella di un crollo del PIL del 10% nel 2020, con la consapevolezza che ci vorranno diversi anni prima di tornare ai livelli precedenti alla pandemia.

Ma sono diversi i fattori che andranno ad influire negativamente sulle pensioni e che potrebbero mettere a serio rischio la stabilità dell’intero sistema. Le problematiche sono diverse:

  • da una parte i sistemi di capitalizzazione che risentiranno del calo registrato dai rendimenti finanziari, con il quale si riduce il valore del montante accumulato;
  • dall’altra l’aumento della disoccupazione che avrà un duplice effetto: ridurre le entrate contributive e aumentare gli esborsi, visto che molti di coloro che in questi mesi hanno perso il lavoro e sono in età avanzata tenderanno - qualora le regole glielo consentano - ad accedere alla pensione.

Meno lavoratori e più pensionati; uno scenario che graverà sulle casse dell’INPS per i prossimi anni. E c’è chi - giustamente - si chiede quanto questo potrà reggere ancora.

Bankitalia, allarme pensioni: ecco perché rischiamo il collasso

Come anticipato, la crisi da COVID non ha fatto altro che mettere ancora più in risalto le problematiche insite nel sistema previdenziale italiano (e non solo), e semmai a velocizzare un processo che potrebbe portare al collasso.

Ad oggi il problema principale è quello della disoccupazione: una bomba pronta ad esplodere e che per il momento è stata disinnescata dalla proroga del blocco dei licenziamenti. Ma a quanto pare si sta solo ritardando l’inevitabile, perché arriverà un momento in cui - senza cassa integrazione e blocco dei licenziamenti - le aziende si troveranno a fare i conti con la crisi ed inevitabilmente a licenziare una parte di personale.

Non è tanto Quota 100 - che comunque non ha aiutato in quanto ha aumentato l’esborso pensionistico - a portare il sistema al collasso, quanto l’impossibilità che l’Italia possa sostenere la spesa futura per le pensioni, la quale ha la tendenza a crescere a ritmi troppo elevati per essere compensata delle entrate.

Un problema che - va detto - non riguarda solamente l’Italia; al nostro Paese, però, lo tocca più da vicino in quanto al momento abbiamo un rapporto debito/PIL stimato al 160% (lo stesso, per intenderci, che ha portato alla crisi in Grecia).

Il sistema, quindi, è vicino al collasso? Sì, bisogna prenderne atto perché solamente così si potrà pensare alle dovute soluzioni. Basti pensare che circa sessant’anni fa il rapporto era di cinque lavoratori ogni pensionato, mentre oggi siamo ad un lavoratore per pensionato. E i versamenti di un solo lavoratore non sono sufficienti per pagare una singola pensione.

Per sorreggere questo sistema sono anni che si ricorre al debito pubblico con l’emissione di BTP (con scadenze sempre più lunghe); ma è un “cerotto” che non potrà reggere per sempre.

Pensioni vicine al collasso? È importante intervenire al più presto

C’è chi ritiene che per salvaguardare il sistema previdenziale bisognerà intervenire sul taglio degli assegni. Per le pensioni future, ad esempio, servirebbe un calcolo interamente con il sistema contributivo, anche per la parte di contributi antecedente al 1996, mentre per quelle in essere ci potrebbe essere un taglio percentuale proporzionato all’importo degli assegni.

Sacrifici saranno necessari, come quello che potrebbe portare al taglio delle pensioni dei lavoratori pubblici, per i quali fino al 1996 lo Stato non ha versato alcun contributo - tant’è che INPDAP ed ENPALS hanno generato negli anni un buco di 30 miliardi di euro - e oggi si limita a versare la quota della contribuzione a carico del lavoratore (ossia il 9%).

Insomma, tutto questo per dire che un pericolo pensioni c’è, come tra l’altro confermato da una fonte autorevole come il Governatore di Bankitalia. Preso atto del pericolo adesso serve una soluzione, altrimenti in futuro rischiamo di trovarci in una situazione persino peggiore rispetto a quella che stiamo vivendo.

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Ignazio Visco Pensione

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