Con la riforma Lega-M5S in pensione prima ma con un assegno più basso?

La Quota 100 permetterà ai lavoratori di smettere di lavorare in anticipo, accettando però una penalizzazione sull’importo dell’assegno previdenziale. Ecco quali lavoratori saranno maggiormente penalizzati.

Con la riforma Lega-M5S in pensione prima ma con un assegno più basso?

È vero sì che con la riforma delle pensioni targata Lega-M5S i lavoratori italiani potranno andare in pensione con circa 3 anni di anticipo rispetto ad oggi, ma allo stesso tempo c’è il rischio che l’assegno previdenziale subisca una penalizzazione.

Come noto, nel contratto di Governo si parla dell’introduzione di una Quota 100, lo strumento che consentirà ai lavoratori di andare in pensione una volta che la somma dell’età anagrafica e dell’anzianità contributiva dà come risultato 100. Tuttavia, come spiegato da Alberto Brambilla, estensore del programma della Lega sul Welfare ed in lizza per il ruolo di vice-ministro del lavoro, per usufruire della Quota 100 bisognerà avere un minimo di 64 anni (quindi con 36 anni di contributi) e non più di 3 anni di contribuzione figurativa.

Secondo le stime del Governo questa misura costerà circa 5 miliardi l’anno; un esborso non elevato anche perché l’intenzione è quella di prevedere una penalizzazione per coloro che accedono alla Quota 100, alla pari di quanto avviene con l’Opzione Donna (che potrebbe essere prorogata per il 2018).

Nel dettaglio, l’intenzione è di ricalcolare con il sistema contributivo l’assegno previdenziale di coloro che smettono di lavorare in anticipo utilizzando i vantaggi della Quota 100, utilizzando i coefficienti di trasformazione previsti per i 64 anni.

In questo modo, quindi, il lavoratore potrà sì andare in pensione in anticipo ma dovrà acconsentire ad una penalizzazione sull’importo della pensione: come noto, infatti, il metodo retributivo - che si applica per i contributi versati prima del 1995 - è più conveniente rispetto a quello contributivo.

La Quota 100, quindi, potrebbe dipendere da un ricalcolo della pensione con metodo contributivo; in tal caso a chi converrebbe richiedere questo strumento? Scopriamolo.

Quota 100: a chi conviene

Il ricalcolo previsto per coloro che accedono alla Quota 100 riguarderà solamente quei contributi versati tra il 1996 e il 2012 dai lavoratori che prima dell’introduzione della Riforma Dini avevano maturato un’anzianità contributiva di almeno 18 anni.

Come spiegato da Alberto Brambilla, questo farà sì che solamente coloro che nel corso della loro carriera lavorativa hanno beneficiato di diversi aumenti di stipendio subiranno una penalizzazione dell’importo della pensione richiedendo la Quota 100.

In caso di carriere piatte con stipendio rimasto invariato - o quasi - negli anni, invece, la penalizzazione sarebbe minima poiché l’importo risultante dal calcolo retributivo sarebbe simile a quello risultante dal calcolo contributivo.

Nel primo caso quindi bisognerebbe pensarci bene prima di andare in pensione con la Quota 100 poiché a causa del ricalcolo l’importo dell’assegno previdenziale rischia di essere più basso di circa il 10%.

Nessuna penalizzazione, invece, dovrebbe essere prevista per la Quota 41, la misura che consentirà a tutti i lavoratori - e non solo ai precoci come avviene oggi - di andare in pensione una volta raggiunti i 41 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica.

Il M5S potrebbe opporsi al ricalcolo

C’è da dire però che lato Movimento 5 Stelle non sembra esserci la piena condivisione della proposta leghista. Nonostante l’accordo raggiunto sulla Quota 100, infatti, ci sono ancora dei dubbi sulle modalità di esecuzione di questa misura.

Quindi nelle prossime settimane ci saranno diversi nodi da sciogliere e a tal proposito sarà importante scoprire quali sono le nomine - viceministri e sottosegretari - che andranno a completare il Ministero del Lavoro.

Tra gli altri argomenti di discussione ci sarà anche la proroga dell’Opzione Donna - misura che prevede sempre un ricalcolo della pensione - nonché il congelamento del sistema che adegua automaticamente i requisiti per il pensionamento alle speranze di vita.

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