Pensioni: quanti contributi servono per andarci nel 2021

Laura Pellegrini

17 Dicembre 2020 - 12:28

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Quanti anni di contributi versati sono necessari per andare in pensione nel 2021? Ecco tutte le finestre di uscita possibili per il prossimo anno.

Pensioni: quanti contributi servono per andarci nel 2021

Gli anni di contributi sono un fattore fondamentale per andare in pensione: ogni anno, però, possono variare i requisiti minimi per accedere alle diverse finestre di uscita dal mondo del lavoro.

Per quanto riguarda il 2021, in particolare, si sono susseguite diverse discussioni in merito alla riforma delle pensioni e alle diverse opzioni alle quali i lavoratori avrebbero potuto accedere. In merito ai contributi minimi per lasciare il lavoro, però, non sono ancora presenti leggi o bozze di cambiamento.

Esistono comunque delle finestre di uscita alle quali i lavoratori potranno accedere anche nel 2021. Ci sono combinazioni contributi/età dove più è avanzata l’età e meno sono gli anni di contributi richiesti. Ci sono poi delle opzioni dove è richiesto solo un certo numero di anni di contributi per andare in pensione, senza tenere conto dell’età anagrafica. Alcune finestre, infine, spariranno nel 2021.

Vediamo nel dettaglio come accedere alla pensione nel 2021.

Pensione di vecchiaia: quanti anni di contributi servono?

La prima opzione di uscita dal mondo del lavoro prevede la possibilità di accedere alla pensione di vecchiaia, ovvero lasciare il lavoro al raggiungimento dell’età minima pensionabile prevista dal sistema previdenziale.

Dal 1° gennaio 2019 per accedere alla pensione di vecchiaia sono richiesti 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi versati (che possono essere da lavoro o anche riscattati, così come contributi volontari). Questa normativa resterà valida anche dal 1° gennaio 2021.

Pensione anticipata: quanti anni di contributi servono?

Un altro tipo di pensionamento previsto anche per il 2021 è quello anticipato, ovvero l’uscita dal lavoro prima del raggiungimento dell’età minima richiesta per la pensione di vecchiaia (cioè 67 anni). In questo caso, infatti, si tiene conto del versamento contributivo effettuato nel corso degli anni.

Per lasciare il lavoro prima del raggiungimento dei 67 anni, dal 1° gennaio 2021, saranno richiesti:

  • per gli uomini 42 anni e 10 mesi di contributi versati;
  • per le donne 41 anni e 10 mesi di contributi versati.

Tuttavia, per effetto della cosiddetta «finestra mobile», dal 1° gennaio 2019 chi maturerà il requisito avrà la decorrenza della pensione solo tre mesi dopo.

Nell’ambito del pensionamento anticipati si devono considerare anche della categorie di lavoratori considerati «svantaggiati»: si tratta dei lavoratori “precoci” e dei lavoratori impiegati in attività gravose ed usuranti. Per i primi, avendo maturato 12 mesi di contributi prima del compimento del 19 anno di età, la pensione anticipata si raggiunge con soli 41 anni di contributi, sia per gli uomini che per le donne. Per i secondi, invece, a partire dal 1° gennaio 2018, è possibile accedere alla pensione anticipata al raggiungimento di 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica.

Quota 100: i requisiti per il 2021

Quota 100 è un’opzione di pensionamento riservata a coloro che hanno una combinazione “contributi + età anagrafica” che dà come risultato almeno 100. Chi vorrà accedere a questa opzione, però, dovrà richiederla entro il 31 dicembre 2021, in quanto si tratta dell’ultimo anno di validità di questa finestra.

Le condizioni per accedere a Quota 100 nel 2021 sono:

  • un’età anagrafica non inferiore a 62 anni;
  • un’anzianità contributiva non inferiore a 38 anni.

Quota 100 era una delle misure adottate in via sperimentale per un arco temporale di tre anni.

Opzione Donna: chi può accedervi

Per il 2021 è stata confermata anche l’Opzione Donna, cioè l’alternativa rosa per lasciare il lavoro se in possesso di determinati requisiti. In particolare, Opzione Donna è riservata alle lavoratrici iscritte all’Ago (Assicurazione generale obbligatoria) e ai fondi ad essa sostitutivi o esclusivi.

Questa opzione consente di andare in pensione all’età di 58 anni (59 anni per le autonome) e 35 anni di contributi. L’importante è che entrambi i contributi siano stati maturati entro il 31 dicembre 2020.

Altri fattori importanti per avere accesso a questa finestra di pensionamento sono:

  • il meccanismo di calcolo, che in questo caso è quello contributivo;
  • la decorrenza della pensione secondo la “finestra mobile”, pari a 12 mesi dalla maturazione dei predetti requisiti per le dipendenti e 18 mesi per le autonome.

Ape social: come funziona nel 2021?

Anche l’opzione Ape Social è stata confermata anche per il 2021 e prevede l’anticipo pensionistico per coloro che appartengono ad una delle categorie svantaggiate quali:

  • disoccupati da più di dodici mesi;
  • invalidi al 74%;
  • caregiver;
  • addetti a mansioni usuranti e gravose.

Per tutte e quattro le categorie si può smettere di lavorare a 63 anni di età, ma mentre per le prime tre sono sufficienti 30 anni di contributi, per gli addetti a mansioni usuranti e gravosi ne servono almeno 36.

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