A quanti anni vanno in pensione casalinghe e casalinghi? Ecco cosa dicono le regole aggiornate al 2026.
Sei una casalinga, o un casalingo, e non hai contributi, quando vai in pensione? Quello di non avere abbastanza contributi per la pensione è un problema che riguarda molte donne, statisticamente più coinvolte nei lavori di cura e che pertanto hanno rinunciato, per scelta o necessità, a intraprendere una carriera lavorativa che gli garantisse anche l’accesso alla pensione.
Ricordiamo, infatti, che per andare in pensione serve aver raggiunto almeno 20 anni di contributi, 5 anni nel solo caso della pensione di vecchiaia a 71 anni di età per coloro che rientrano interamente nel sistema contributivo (avendo un’anzianità contributiva successiva all’1 gennaio 1996). Essere casalinghi o casalinghe dà però accesso a delle forme agevolate di pensione, per quanto va detto che non esiste la possibilità di andarci senza contributi versati. Serve, infatti, iscriversi all’apposito fondo e versare volontariamente contribuzione per rientrare nella platea di coloro che al raggiungimento di determinati requisiti possono andare comunque in pensione, anche se di fatto non hanno mai lavorato (o comunque non abbastanza da raggiungere i requisiti per la pensione di vecchiaia).
In caso contrario niente da fare, per quanto resti comunque la possibilità di accedere alla “pensione” sociale. Ci riferiamo all’Assegno sociale, per il quale basta soddisfare determinati requisiti reddituali per averne diritto. Va detto però che nel caso di casalinghe e casalinghi bisogna tener conto del fatto che nel valutare se l’Assegno sociale spetta o meno bisogna considerare anche il reddito del coniuge: pertanto, se questo a sua volta è titolare di pensione difficilmente il coniuge riesce a sua volta ad accedere alla “pensione sociale”.
Pensione per casalinghe e casalinghi: come funziona davvero
Quando si parla di pensione per chi non ha mai lavorato, è importante chiarire subito un punto: non esiste un bonus automatico, ma una vera e propria forma di previdenza. È il decreto legislativo n. 565 del 1996 ad aver istituito il Fondo Inps dedicato a casalinghe e casalinghi, pensato proprio per chi svolge lavori di cura non retribuiti e non è iscritto ad altre gestioni previdenziali.
Si tratta di uno strumento volontario: per accedervi bisogna iscriversi e iniziare a versare contributi di tasca propria. Possono farlo persone tra i 16 e i 65 anni che non lavorano e non percepiscono già una pensione. Non ci sono costi di iscrizione, ma è necessario versare almeno una soglia minima per far valere l’anno ai fini pensionistici: parliamo di 309,84 euro l’anno, cioè circa 25,82 euro al mese.
Questo significa che, per maturare il requisito minimo di 5 anni di contributi, servono almeno 1.549,20 euro complessivi, solo a quel punto si apre la porta alla pensione.
Le prestazioni previste sono due. La prima è la pensione di vecchiaia: può arrivare già a 57 anni, ma solo a una condizione molto stringente, ossia che l’importo maturato sia almeno pari all’Assegno sociale aumentato del 20%. Considerando che nel 2026 questo è pari a 546,24 euro, la soglia da raggiungere è intorno ai 655 euro mensili. Se non si arriva a questo livello, la pensione slitta automaticamente a 65 anni.
La seconda è la pensione di inabilità, riconosciuta nel caso in cui sopraggiunga un’impossibilità totale e permanente a lavorare, sempre con almeno 5 anni di contributi versati.
C’è però un aspetto da non sottovalutare, che si collega a quanto detto nell’introduzione: anche aderendo al Fondo, senza versamenti consistenti l’importo della pensione resta molto basso. Questo perché il calcolo segue le regole contributive e, a differenza di altre prestazioni, non è prevista l’integrazione al minimo.
Assegno sociale, l’unica “pensione” senza contributi
Se, come visto nell’introduzione, senza contributi non si può accedere a una vera pensione, l’unica alternativa resta l’Assegno sociale, una prestazione assistenziale che interviene proprio nei casi in cui non si è riusciti a costruire una posizione previdenziale sufficiente. Parliamo di quello che ancora oggi molti chiamano “pensione sociale”, ma che in realtà è uno strumento diverso: non dipende dai contributi versati, bensì dalla condizione economica del richiedente.
L’Assegno sociale spetta al compimento dei 67 anni, a condizione di trovarsi in difficoltà economica. Ed è proprio qui che si collega al tema delle casalinghe e dei casalinghi: chi non ha mai lavorato, o non ha raggiunto i 20 anni di contributi richiesti per la pensione di vecchiaia, può contare su questa prestazione come rete di sicurezza.
Nel 2026 l’importo base è pari a 546,24 euro al mese per 13 mensilità, ma può aumentare fino a circa 768,29 euro con l’incremento al milione, riconosciuto al compimento dei 70 anni e rafforzato dalla legge di Bilancio con un aumento di 20 euro mensili.
Attenzione però ai limiti di reddito, che sono determinanti. L’assegno spetta in misura piena solo a chi non ha redditi, oppure - se coniugato - quando il reddito familiare resta sotto i 7.101,12 euro annui. Se invece si superano queste soglie ma si resta entro i limiti massimi (14.202,24 euro per i coniugati), l’importo viene ridotto.
E qui emerge un altro aspetto fondamentale per chi non ha contributi: nel calcolo si tiene conto anche del reddito del coniuge. È il motivo per cui, come anticipato, molte casalinghe o casalinghi non riescono ad accedere all’Assegno sociale se il partner percepisce già una pensione o un reddito sufficiente. L’importo, inoltre, non è fisso per tutti ma viene calcolato in base alla situazione economica: più il reddito si avvicina alle soglie, più l’assegno si riduce, fino ad azzerarsi quando i limiti vengono superati.
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