Pensioni, addio a queste misure e a questi aumenti

Simone Micocci

21 Giugno 2024 - 10:38

Legge di Bilancio 2025, la coperta è corta: Quota 103 rischia l’addio, possibile stop (o taglio) per la rivalutazione straordinaria delle pensioni minime.

Pensioni, addio a queste misure e a questi aumenti

Secondo le indiscrezioni riportate da Repubblica, il 2025 non sarà l’anno delle pensioni.

Spieghiamoci meglio: con la prossima legge di Bilancio il governo deve ridurre il debito accumulato in questi anni. La strada è stata tracciata dal Documento di economia e finanza approvato ad aprile, dove dall’attuale 7,4% si passerà al 3% nel 2026, nel pieno rispetto dai parametri fissati dal nuovo Patto di stabilità Ue.

Un piano che si scontra con i programmi della Lega sul fronte pensioni, in particolare sulla possibilità di passare da Quota 103 a Quota 41 per tutti già il prossimo anno, eliminando quindi il requisito anagrafico consentendo di smettere di lavorare con soli 41 anni di contributi.

Vanno effettuati dei tagli, non è il momento di spendere. Anzi, semmai bisogna fare cassa risparmiando su quelle misure in scadenza, molte delle quali riguardano proprio l’ambito previdenziale.

Pensioni, addio a queste misure e a questi aumenti

La “ricetta” per la prossima legge di Bilancio 2025 è stata spiegata chiaramente dal ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti (che a dispetto delle anticipazioni dei giorni scorsi non lascerà il suo dicastero). Basta con la formula “Lsd, lassismo sussidi e debito”, per il prossimo anno le misure si concentreranno sul taglio del cuneo (che da solo potrebbe costare circa 10 miliardi) e il sostegno alle fasce più vulnerabili.

Per il resto sarà una vera e propria lotta tra partiti, ognuno dei quali spingerà per favorire l’approvazione delle sue misure di cartello.

In particolare Lega e Forza Italia guardano con interesse a ciò che può succedere sul fronte pensioni, in quanto le parole di Giorgetti sembrano anticipare l’addio alle misure di flessibilità tanto volute dalla Lega e all’aumento straordinario delle pensioni minime voluto invece da Forza Italia (dove viene visto come uno degli ultimi lasciti di Silvio Berlusconi).

Per quanto riguarda il tema della flessibilità, la sensazione è che non c’è alcuna speranza relativa al passaggio da Quota 103 a Quota 41. Il vincolo dell’età resta, anzi la preoccupazione è che neppure la misura introdotta nel 2023 (e modificata, con tanto di penalizzazione in uscita, nel 2024) possa essere confermata.

Quota 103, infatti, è in scadenza il 31 dicembre prossimo e non è detto che il governo riuscirà a far quadrare i conti per una sua conferma anche per il 2025. Non deve invece temere l’Ape Sociale, sempre in scadenza alla fine dell’anno: la conferma non è in discussione, specialmente dopo che a inizio anno è già scattato un incremento di 5 mesi per l’età anagrafica.

D’altro canto, anche l’aumento aggiuntivo delle pensioni pari o inferiori al trattamento minimo, per un costo complessivo di 380 milioni di euro, ormai prossimo alla scadenza, rischia di non essere confermato.

Un incremento straordinario oggi pari al 2,7% dell’importo percepito, permettendo così alla pensione minima di salire fino a 614,77 euro (rispetto ai 598,61 euro della quota base). Probabile però che si tratterà di un addio graduale, con il governo che almeno per un altro anno cercherà di confermare lo stesso importo.

In soccorso verrebbe la nuova rivalutazione, che secondo le stime dovrebbe essere dell’1,6%. La pensione minima potrebbe così salire a 608,18 euro e sarebbe sufficiente un incremento straordinario dell’1,083% per garantire perlomeno lo stesso aumento percepito quest’anno. Con meno della metà delle risorse stanziate per il 2024.

E l’Irpef?

Non dovrebbe invece essere a rischio il taglio dell’Irpef introdotto per il 2024 e in scadenza a fine anno. Il governo ha intenzione di confermare la percentuale del 23% (anziché del 25%) per la parte di reddito compresa tra i 15 mila e i 28 mila euro anche per il prossimo anno. Una misura da cui ne è scaturito un incremento fino a un massimo di 260 euro l’anno (per chi ha una pensione pari o superiore a 28 mila euro, entro però un limite di 50 mila).

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