Pensione Forze Armate, articolo 54: l’Inps ci ripensa e aumenta gli importi degli assegni?

Pensioni Forze Armate (e di Polizia): i sindacati scrivono all’INPS chiedendo l’applicazione di quanto stabilito dalla Corte dei Conti riguardo al trattamento di maggior favore per il calcolo della pensione.

Pensione Forze Armate, articolo 54: l'Inps ci ripensa e aumenta gli importi degli assegni?

Pensione Forze Armate: non ha fine la querelle tra i sindacati delle Forze Armate e l’Inps riguardo all’articolo 54 del D.P.R. 1092/1973, nel quale - secondo le parti sociali e non solo - è descritto un trattamento di maggior favore per il calcolo dell’assegno pensionistico delle Forze Armate e di Polizia.

Un contenzioso sul quale la giurisdizione si è espressa ormai in modo definitivo, in quanto le uniche tre sezioni della Corte dei Conti giurisdizionale centrale d’appello di Roma hanno emesso unanimemente sentenze in favore dei ricorrenti, i quali chiedevano l’applicazione dell’articolo 54 anche per la loro posizione contributiva, beneficiando così di un assegno più alto rispetto a quello riconosciuto dall’Inps.

Le sentenze della Corte dei Conti hanno aperto la strada a nuovi ricorsi, con l’Inps che rischia di farsi carico anche delle spese processuali. Ecco perché da parte dell’Istituto potrebbe esserci un passo indietro, con l’applicazione di un trattamento più favorevole per il calcolo della pensione delle Forze Armate.

Ricalcolo pensione Forze Armate: i sindacati inviano un messaggio all’INPS

A tal proposito, in queste ore il sindacato SIAM invierà una lettera al Presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, chiedendo all’Istituto di applicare l’articolo 54 del suddetto decreto anche per quei lavoratori del comparto Difesa che alla data del 31 dicembre 1995 (che ha segnato il passaggio dal sistema di calcolo retributivo a quello contributivo) hanno maturato almeno di 15 anni di contributi.

Ad oggi, infatti, l’INPS applica quanto stabilito dall’articolo 54 - nel quale sono previste coefficienti di calcolo più vantaggiosi per il personale in divisa - solamente per coloro che alla suddetta data hanno maturato 20 anni di servizio utile.

La Corte dei Conti ha perà riconosciuto anche per coloro che hanno un servizio utile compreso tra i 15 e i 20 anni un coefficiente di calcolo della quota A più favorevole, pari al 44% piuttosto che del 35% disposto dall’Inps che ancora oggi, nonostante le numerose pronunce giurisprudenziali, continua ad applicare i coefficienti previsti per il personale civile.

A seconda della propria posizione contributiva, l’interessato godrebbe di un aumento mensile che va dai 150,00€ ai 250,00€ al mese qualora l’Inps decidesse di applicare quella che secondo i sindacati, così come pure per la Corte dei Conti, è l’aliquota pensionistica “corretta.

D’altronde la stessa terza sezione ha negato all’Inps la possibilità di ricorrere alle Sezioni Unite, in quanto i contrasti giurisprudenziali non fanno riferimento alle sentenze di appello (che tra l’altro vertono tutte in favore dei ricorrenti). Anziché continuare in contenziosi giudiziari senza limite - utilizzando il denaro pubblico per sostenere le spese legali previste - che nella maggior parte dei casi lo hanno visto sconfitto, l’INPS dovrebbe finalmente ottemperare a quanto stabilito dalle ultime sentenze pagando ciò che secondo i giudici è “giusto”.

Tutte richieste che i sindacati presenteranno a breve all’INPS, il quale potrebbe decidere di mettere fine al contenzioso una volta per tutte, riconoscendo ai militari - ma anche al personale delle Forze di Polizia e dei Vigili del Fuoco - quanto previsto dalla legge.

Pensioni Forze Armate e di Polizia, ricalcolo dell’assegno: per adesso l’unica via è quella legale

In attesa che l’Inps decida in merito, il personale in divisa che vuole ottenere un ricalcolo della pensione secondo i parametri più favorevoli indicati dall’articolo 54 deve ricorrere alle vie legali presentando ricorso contro l’INPS.

Ricordiamo che hanno buone possibilità - visto l’orientamento giuridico degli ultimi mesi - di accoglimento del ricorso tutti coloro che alla data del 31 dicembre 1995 hanno maturato tra i 15 e i 20 anni di servizio utile.

Attenzione a non fare confusione: il servizio utile è differente da quello effettivo, in quanto si calcola aggiungendo un quinto del servizio reale (fino ad un massimo di cinque annualità).

Chi alla data suddetta ha maturato 13 anni di servizio reale, quindi, avrà un servizio utile di 15 anni (13+2). Visto quanto detto, è ovvio che potrebbero pretendere il ricalcolo coloro che si sono arruolati tra il 1981 e il 1983 con la pensione calcolata con il sistema misto. L’unica eccezione è rappresentata dai pensionati della Polizia di Stato, i quali oltre al requisito dei 15 anni di servizio utile devono anche essere stati arruolati prima del 25 giugno 1982.

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4 commenti

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AleEla • 5 mesi fa

A Neuson, A parte che sei ignorante in materia perché noi andiamo via con 42 anni contributivi, poi ti do un consiglio, continua, continua e continua a lavorare duro perché ci devi pagare la pensione a tutti...

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Neuson • 5 mesi fa

Ma datevi una regolata, ancora soldi andate cercando, non vi basta che pure con 20 anni di contributi già ve ne danno abbastanza? Non vi saziate mai!

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Giuseppe Tortella • 5 mesi fa

È ovvio che se andasse in porto l’articolo 54 si andranno a ricalcolare anche le buonuscute . Bhe ce lo auguriamo visto che sono 10 anni che ci hanno trascurato non dandoci nessun aumento Istat .

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giorgio • 5 mesi fa

Mi auguro che quegli sciagurati incompetenti furboni debbano pagare quanto dovuto a chi gli spetta,fate ricontrollare anche la buonuscita ciao

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