Pensioni, Fisco e ammortizzatori: saltano le riforme se non si trovano 15 miliardi di euro

Antonio Cosenza

10/03/2021

12/04/2021 - 15:24

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Entro aprile 2021 dovrà essere approvata la nota di aggiornamento al DEF: serve trovare 15 miliardi di euro, altrimenti niente riforme per Fisco, pensioni e ammortizzatori sociali.

Pensioni, Fisco e ammortizzatori: saltano le riforme se non si trovano 15 miliardi di euro

Tre riforme previste dal programma del Governo Draghi potrebbero saltare se non si trovano al più presto 15 miliardi di euro. Ci riferiamo a tre importanti riforme, quali:

  • riforma del Fisco, necessaria per alleggerire il carico fiscale;
  • riforma degli ammortizzatori sociali, di particolare importanza specialmente in questo periodo;
  • riforma delle pensioni, vista la scadenza imminente di Quota 100 e lo scalone di cinque anni che si verrà a creare.

Al momento il Governo è alle prese con il Decreto Sostegno, il quale non dovrebbe essere approvato neppure questa settimana, ma in programma c’è un documento di pari importanza: entro aprile 2021, infatti, bisognerà presentare la nota di aggiornamento al Def, con la quale saranno rivisti e corretti gli obiettivi programmatici indicati nella Nadef dello scorso autunno.

Come spiegato da Il Sole 24 Ore, per attuare le riforme tanto invocate servirà recuperare circa 15 milioni di euro. Non sarà affatto semplice, anche perché i 32 miliardi dell’ultimo scostamento di bilancio autorizzato dal Parlamento saranno tutti utilizzati per il Decreto Sostegno.

DEF, come trovare 15 miliardi di euro per dar vita alle riforme

Sono tre le vie che gli esperti del Ministero dell’Economia e delle Finanze stanno seguendo per trovare i fondi necessari per dar vita alla riforma delle pensioni, del Fisco e degli ammortizzatori sociali. Tra riforme importantissime e imprescindibili, le quali però rischiano di saltare qualora il Governo non trovasse 15 miliardi di euro con l’aggiornamento del DEF.

Nel dettaglio, le tre soluzioni al vaglio del MEF sembrano essere le seguenti:

  • agganciare, seppur non direttamente, la riforma degli ammortizzatori sociali al Piano Rilancio. In questo modo, una parte delle risorse per la riforma degli ammortizzatori potrebbe arrivare dal Recovery Fund;
  • autorizzare un nuovo scostamento di bilancio, il quale come obiettivo primario avrebbe quello di garantire gli aiuti necessari a causa del peggioramento della pandemia. Anche queste risorse potrebbero essere utilizzate per la riforma degli ammortizzatori sociali;
  • per finanziare la riforma fiscale potrebbe esserci lo stop anticipato al cashback di Stato. Nella maggioranza sono diversi a richiederlo: dalla Lega a Forza Italia, come pure Italia Viva. E anche il Partito Democratico non si opporrebbe qualora lo stop al cashback dovesse servire per rafforzare i fondi per la lotta alla povertà. In tal caso, sospendendo il cashback nel secondo semestre dell’anno, si potrebbero recuperare altri 3 miliardi di euro.

DEF: perché servono 15 miliardi di euro

Come anticipato, i 15 miliardi di euro serviranno per finanziare alcune delle riforme più attese nel 2021, a partire da quella fiscale. Da tempo si parla di alleggerire il carico fiscale delle famiglie, introducendo un sistema con un’imposta non a scaglioni, ma con andamento progressivo continuo.

Una riforma Irpef che guarda alla Germania, ma per la quale non ci sono ancora le risorse necessarie. Se non si troveranno in tempo per l’aggiornamento del DEF, anche quest’anno - che sembrava essere quello giusto - rischia di concludersi con un nulla di fatto.

Importante anche la riforma degli ammortizzatori sociali. La pandemia ha messo in risalto tutte le lacune dell’attuale sistema, e non bisognerà farsi trovare impreparati in futuro. Per il momento si andrà avanti con quello che c’è, ma - visto anche l’avvicinarsi dello sblocco dei licenziamenti - bisognerà procedere al più presto con una riorganizzazione.

Infine c’è il delicato tema delle pensioni. A gennaio 2021 termina Quota 100 e non ci sarà, nonostante la richiesta della Lega, alcuna proroga. Servirà però evitare lo scalone di cinque anni che si verrà a creare: le soluzioni alternative sul tavolo del Governo ci sono - si va da Quota 102 a Quota 92 - ma tutto dipenderà dalle risorse a disposizione (che comunque sono scarse).

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