Pensione rimandata nel 2023, ecco per chi

Simone Micocci

27 Novembre 2022 - 22:32

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La rivalutazione delle pensioni rischia di penalizzare coloro che per pochi euro non raggiungeranno il requisito economico richiesto da alcune forme di pensionamento.

Pensione rimandata nel 2023, ecco per chi

Nonostante la riforma delle pensioni attuata dalla legge di Bilancio 2023, il prossimo anno un’ampia fetta di lavoratori rischia di non poter andare in pensione per il mancato soddisfacimento di un requisito molto importante, quello economico.

Ci sono, infatti, due opzioni per il pensionamento dove si tiene conto non solo dell’età o degli anni di contributi, ma anche dell’importo della pensione maturata; se inferiore a una certa soglia, allora l’accesso alla pensione dovrà essere rimandato. Nel dettaglio, si tratta della pensione di vecchiaia - dove tuttavia il requisito economico vale solo per i contributivi puri, ossia per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996 - e della pensione anticipata riservata ai contributivi.

Il problema è che il suddetto importo minimo della pensione il prossimo anno sarà molto più elevato rispetto a oggi: il paradosso è che ciò dipende dalla rivalutazione delle pensioni, ossia di quello strumento nato per salvaguardare i pensionati dalle conseguenze dell’inflazione.

Dal momento che l’importo della pensione minima, parametro di riferimento per calcolare il valore da raggiungere per avere diritto al pensionamento, è destinato ad aumentare di diverse decine di euro, il rischio per alcuni è di dover rivedere i propri programmi.

A essere penalizzati saranno coloro che possiamo identificare come contributivi puri, ossia chi ha un’anzianità contributiva successiva all’1 gennaio 1996. C’è il rischio, infatti, che la rivalutazione comporti un aumento della pensione minima tale da compromettere il collocamento in quiescenza per coloro che per pochi euro non raggiungeranno la soglia minima indicata dalla normativa.

Un meccanismo che, va detto, si ripete ogni anno ma che nel 2023 rischia di penalizzare oltre misura coloro che hanno iniziato a lavorare nel 1996. Complice una rivalutazione al 7,3%, come ufficializzato dal decreto firmato dal Mef, la pensione minima aumenterà di circa 38 euro al mese, innalzando notevolmente il limite da superare per poter accedere alla pensione.

Pensione per i contributivi puri, quando è richiesto il requisito economico

Sono solamente due le misure che oltre a prevedere un requisito anagrafico e uno contributivo ne richiedono anche uno di tipo economico.

Si tratta della pensione di vecchiaia, ma solo quando ad accedervi sono i contributivi puri, e dell’opzione contributiva della pensione anticipata.

Nel primo caso, l’accesso alla pensione avviene una volta compiuti i 67 anni di età, a patto di aver maturato almeno 20 anni di contributi. A coloro che hanno la pensione calcolata con il retributivo, almeno per una parte, non sono richiesti altri requisiti, mentre chi ha l’assegno calcolato interamente con il contributivo deve aver maturato una pensione pari o superiore a 1,5 volte il valore annuo del trattamento minimo. Ebbene, considerando che - alla luce dell’aggiornamento del tasso di rivalutazione all’1,9% - la pensione minima annua nel 2022 ha un valore di 6.830,18 euro, ne risulta che per poter accedere alla pensione di vecchiaia bisogna aver maturato una pensione annua di almeno 10.245,27 euro.

La seconda misura è riservata ai soli contributivi puri, ai quali viene concesso di anticipare di tre anni l’accesso alla pensione a patto di aver maturato un assegno d’importo pari o superiore a 2,8 volte il trattamento minimo. In tal caso il diritto alla pensione si acquisisce già al compimento dei 64 anni, a patto di aver maturato 20 anni di contributi. Ciò significa che per potervi accedere, visto il valore annuo della pensione minima nel 2022, bisogna aver maturato una pensione di 19.124,50 euro, circa 1.470 euro (lordi) al mese.

Come cambiano i requisiti economici per andare in pensione nel 2023

L’aggiornamento dell’importo annuo del trattamento minimo, dovuto alla rivalutazione con tasso del 7,3%, comporterà dunque un innalzamento del requisito reddituale richiesto per poter accedere alle suddette forme di pensionamento.

Nel dettaglio, la pensione minima passerà da 525,38 a 563,73 euro, mentre il trattamento annuo salirà a 7.328,49 euro. A questo importo poi si aggiungerà un ulteriore 1,5%, come voluto dal governo Meloni, ma questa percentuale non verrà considerata nel calcolare la soglia minima per andare in pensione nel 2023.

Di conseguenza per l’accesso alla pensione di vecchiaia, per la quale il requisito anagrafico resterà sempre a 67 anni, chi ha iniziato a lavorare dopo l’1 gennaio 1996 dovrà aver maturato una pensione di 10.992,73 euro, rispetto ai 10.245,27 euro sufficienti quest’anno.

Per la pensione anticipata contributiva, invece, il requisito anagrafico passa da 19.124,50 a 20.519,77 euro, un incremento di 1.400 euro l’anno. Ciò significa che bisogna aver lavorato sufficientemente da potersi assicurare una pensione mensile di 1.578,44 euro lordi.

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