Pensione di reversibilità, tagli nel 2021: i limiti per la piena cumulabilità con altri redditi

Antonio Cosenza

18 Gennaio 2021 - 12:12

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La riforma Dini fissa una soglia entro cui la pensione di reversibilità è pienamente cumulabile con altri redditi. Sopra di questa scattano degli tagli che vanno dal 25% al 50%.

Pensione di reversibilità, tagli nel 2021: i limiti per la piena cumulabilità con altri redditi

Tagli alla pensione di reversibilità confermati anche nel 2021. Nessuna novità (lo sottolineiamo per evitare che da questa informazione ne scaturiscano accese polemiche come negli anni scorsi), in quanto si tratta di una norma in vigore dal lontano 1995, introdotta dalla cosiddetta riforma Dini (legge 335/1995).

Sono ormai 24 anni, quindi, che ai superstiti viene tagliato l’importo della pensione di reversibilità a loro riconosciuta qualora questi siano in possesso di altri redditi. La riforma Dini, infatti, non ha fatto altro che introdurre un limite entro cui la pensione ai superstiti può essere cumulata con altri redditi; superata una certa soglia, la quota a questi riconosciuta viene tagliata per un valore che - a seconda dei casi - va dal 25% al 50% della pensione stessa.

A tal proposito, vediamo quali sono le soglie reddituali - aggiornate al 1° gennaio 2021 - che giustificano un taglio della pensione di reversibilità per i superstiti che percepiscono anche altri redditi.

Pensione di reversibilità: perché viene tagliata

Con la pensione di reversibilità, ai familiari superstiti spetta una quota percentuale della pensione del dante causa. L’importo della pensione di reversibilità, quindi, dipende da quanti sono i superstiti ai quali questa è riconosciuta: ad esempio, spetta il 100% di quanto aveva diritto il defunto nel caso ci sia il coniuge con due o più figli a carico.

Sono previste maggiorazioni, quindi, in presenza di familiari a carico: parimenti, però, la legge 335/1995 ha introdotto anche la possibilità per cui la quota riconosciuta venga tagliata di una certa percentuale. Un’operazione confermata dalla circolare INPS 148/2020, nella quale si chiarisce che la pensione ai superstiti - a partire appunto dal 1° settembre 1995 - viene ridotta nel caso in cui il titolare della stessa possegga anche altri redditi.

In poche parole, maggiore è il reddito e più consistente sarà la riduzione dell’importo della prestazione pensionistica. I redditi da prendere in considerazione per effettuare questo calcolo sono tutti quelli assoggettabili ad IRPEF, al netto dei contributi previdenziali e assistenziali. Non si considerano eventuali redditi scaturiti da trattamenti di fine rapporto, né tantomeno il reddito della casa di abitazione e le competenze arretrate sottoposte a tassazione separata. Ovviamente non si tiene conto neppure dell’importo della pensione di reversibilità.

Pensione di reversibilità: di quanto viene tagliata

La pensione di reversibilità, quindi, viene tagliata nei casi in cui, superata una certa soglia, non è possibile cumularla interamente con i redditi da lavoro.

A tal proposito, la riforma Dini ha stabilito che la quota di pensione di reversibilità è cumulabile al 100% nel caso i redditi annui siano inferiori a tre volte il trattamento minimo.

Tra le tre e le quattro volte, invece, scatta un taglio del 25%; tra le quattro e le cinque volte il taglio è del 40%, mentre sopra le cinque volte scatta una decurtazione del 50% dell’importo. In tal caso, quindi, viene riconosciuta la metà della pensione di reversibilità spettante.

Le soglie di reddito in vigore al 1° gennaio 2021 sono state comunicate dall’INPS con la circolare 148/2020. Qui si legge che per godere di un trattamento pieno, senza quindi alcun taglio, il reddito personale deve essere entro la soglia dei 20.107,62 euro annui.

Tra i 20.107,62 euro e i 26.810,16 euro la decurtazione è del 25%, mentre tra i 26.810,16 e i 33.512,70 il taglio è del 40%. Scatta il taglio del 50%, invece, sopra i 33.512,70 euro.

Attenzione: se la pensione di reversibilità è riconosciuta ai figli, minori, studenti o inabili, non si applica alcuna riduzione. Il nostro ordinamento, infatti, riconosce loro la possibilità di cumulare redditi e pensione di reversibilità senza alcun limite.

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