Pensione: quando ci va chi ha maturato 30 anni di contributi

Antonio Cosenza

26 Febbraio 2021 - 22:16

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Anticipare l’accesso alla pensione: per chi ha maturato 30 anni di contributi è più semplice, ecco perché.

Pensione: quando ci va chi ha maturato 30 anni di contributi

Chi ha maturato 30 anni di contributi a quanti anni può andare in pensione?

Ci sono diverse opzioni per il pensionamento una volta maturati i 30 anni di contributi. Come noto, il minimo di contributi richiesti per andare in pensione a 67 anni (pensione di vecchiaia) è pari a 20 anni; raggiungendo i 30 anni è invece possibile anticipare la data del pensionamento, in quanto si può ricorrere ad alcune misure di flessibilità che appunto consentono di andare in pensione con leggero anticipo.

A tal proposito, vediamo quali sono le possibilità che ha un lavoratore che ha raggiunto i 30 anni di contribuzione per andare in pensione.

In pensione con 30 anni di contributi: quando? Dipende dall’età

Come prima cosa va detto che 30 anni di contributi non sono sufficienti per andare in pensione indipendentemente dall’età (come invece è possibile fare con 42 anni e 10 mesi di contributi). Come anticipato ci sono diverse opzioni che permettono di smettere di lavorare dopo 30 anni, ma tutte prevedono un’età minima per ricorrervi.

Ovviamente, chi ha maturato 30 anni di contributi può accedere alla pensione di vecchiaia a 67 anni. Ma, come vedremo di seguito, è anche possibile anticipare questo momento.

Pensione a 66 anni e 7 mesi

Chi ha maturato 30 anni di contributi può accedere alla pensione di vecchiaia con il vecchio requisito anagrafico, quindi prima che scattasse l’ultimo adeguamento con le aspettative di vita (a causa del quale c’è stato un aumento di cinque mesi).

Si tratta di una possibilità riservata a coloro che per almeno 7 degli ultimi 10 anni hanno svolto un’attività gravosa (qui l’elenco aggiornato).

Lo stesso vale per coloro che per almeno metà della vita lavorativa, o comunque per almeno 7 degli ultimi 10 anni, hanno svolto un’attività considerata usurante (come descritto dal decreto del Ministero del Lavoro del 18 maggio 1999). Si ricorda che sono considerati lavoratori usuranti anche coloro che sono impiegati per almeno 64 notti l’anno.

Questi, al raggiungimento dei 30 anni di contributi, possono accedere alla pensione di vecchiaia già cinque mesi prima del compimento dei 67 anni di età.

Smettere di lavorare a 63 anni

Ci sono poi delle categorie di lavoratori ai quali è stata riconosciuta la possibilità di smettere di lavorare al compimento dei 63 anni di età. Attenzione: non stiamo parlando di anticipare l’accesso alla pensione, in quanto questo avverrà comunque al raggiungimento dei requisiti previsti per la pensione di vecchiaia (67 anni di età) o per la pensione anticipata (42 anni e 10 mesi di contributi, uno in meno per le donne).

Bensì, si parla di smettere di lavorare percependo un’indennità sostitutiva negli anni che mancano al raggiungimento del diritto alla pensione.

Si tratta di una possibilità offerta dal cosiddetto anticipo pensionistico (APE) sociale, riservato alle seguenti categorie di persone:

  • disoccupati di lungo periodo;
  • invalidi (percentuale pari almeno al 74%);
  • caregiver;
  • addetti ai lavori usuranti.

A questi viene consentito di smettere di lavorare a 63 anni, percependo un’indennità sostitutiva finanziata tramite un prestito erogato da un istituto di credito. Sarà poi lo Stato a farsi carico della restituzione..

Come anticipato, però, questi possono accedere all’APE Sociale solo se hanno maturato 30 anni di contributi; anzi, nel caso dei lavori usuranti, il requisito contributivo deve essere pari a 36 anni.

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