Assegno sociale, nel 2027 aumenta fino a 785 euro. Lo stesso importo riconosciuto a chi prende la pensione minima.
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Lo Stato non lascia solo chi, non avendo mai lavorato o avendolo fatto per meno anni rispetto a quelli richiesti dalla normativa, non riesce ad assicurarsi una pensione.
Lo fa attraverso uno strumento che arriva a migliaia di persone, alcune volte in sostituzione e altre a integrazione della pensione: ci riferiamo all’assegno sociale, più comunemente conosciuto anche come pensione sociale oppure come pensione minima per chi non ha mai lavorato.
D’altronde non c’è molta differenza tra la pensione minima, ossia l’integrazione al trattamento minimo, e l’assegno sociale: quest’anno sono 611,85 euro contro 546,24 euro al mese, in entrambi i casi per tredici mensilità. Una differenza di circa 70 euro che però viene annullata quando interviene anche l’incremento al milione, misura introdotta nel 2001 dal governo Berlusconi al fine di portare tutti gli assegni a raggiungere quota un milione delle vecchie lire.
Quell’agevolazione, tuttora in vigore, si applica - con requisiti differenti - tanto alla pensione minima quanto all’assegno sociale, creando quindi il paradosso per cui chi non ha mai lavorato potrebbe prendere mensilmente quanto un pensionato con qualche anno di contributi.
La buona notizia è che tanto per gli uni quanto per gli altri nel 2027 è atteso un aumento, dovuto alla rivalutazione in base al costo della vita, di circa 17 euro al mese.
La pensione minima per chi non ha mai lavorato
Se al compimento dei 67 anni di età non hai sufficienti contributi per andare in pensione, puoi sempre fare richiesta per l’assegno sociale, misura che spetta a coloro che si trovano in una situazione di bisogno economico, valutata prendendo come riferimento l’importo annuo dello stesso.
Nel dettaglio, se al compimento dell’età richiesta per la pensione di vecchiaia, che nel 2027, ricordiamo, salirà di un mese, il reddito personale è inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale, quest’anno pari a 7.101,12 euro, allora si può accedere allo strumento, il quale, come anticipato, ha un importo massimo di 546,24 euro. Nel caso di chi è coniugato si tiene conto anche dei redditi del marito o della moglie, con il limite per beneficiare della misura che sale al doppio del valore annuo dell’assegno sociale, quindi a 14.202,24 euro nel 2026.
Attenzione però, perché abbiamo parlato di importo massimo: effettivamente è così, perché l’assegno sociale spetta per intero solo a chi ha un reddito pari a zero, mentre nel caso dei soggetti coniugati il reddito cumulato non deve superare quota 7.101,12 euro.
In caso contrario, ne spetta solamente un’integrazione: il reddito percepito viene quindi sottratto dalla quota massima dell’assegno sociale e il risultato è quanto spetta. Ad esempio, una persona non coniugata con un reddito annuo di 3.000 euro avrà diritto alla differenza tra 7.101,12 e 3.000 euro, ossia a 4.101,12 euro l’anno, pari a circa 315,47 euro al mese per tredici mensilità.
Assegno sociale, l’aumento fino a 785 euro nel 2027
La buona notizia è che anche l’assegno sociale, al pari della pensione, è soggetto ad adeguamento annuale sulla base del costo della vita, al fine di mantenere inalterato il potere d’acquisto.
La rivalutazione è piena, quindi pari al 100% del tasso: se consideriamo che il valore stimato per l’indice Foi, al netto dei tabacchi, dovrebbe essere pari al 2,9% (come preventivato dal governo Meloni all’interno del Documento programmatico di bilancio).
Applicando l’ipotesi di rivalutazione del 2,9%, nel 2027 l’assegno sociale salirebbe a 562,08 euro mensili, con una soglia reddituale annua di 7.307,04 euro per chi non è coniugato e di 14.614,08 euro per chi è sposato, considerando anche i redditi del coniuge. Per ricevere l’importo intero, il beneficiario non coniugato dovrebbe essere privo di redditi, mentre per i coniugati il reddito complessivo della coppia dovrebbe essere inferiore a 7.307,04 euro. Ricordiamo che si tratta di valori stimati, da confermare con la rivalutazione ufficiale.
Ma l’aumento interesserà anche l’incremento al milione che, nel caso dei percettori dell’assegno sociale, spetta al compimento dei 70 anni di età, a patto che vengano soddisfatti i requisiti reddituali.
A tal proposito, l’incremento al milione è calcolato aggiungendo all’importo della pensione minima una quota fissa pari a circa 135 euro, con l’aggiunta di altri 20 euro previsti dalla legge di Bilancio dello scorso anno. Considerando che per la pensione minima è stimato un aumento fino a 629,51 euro, la soglia di riferimento sale a 785 euro, stesso importo che potrebbe essere raggiunto da chi a 70 anni percepisce ancora l’importo massimo dell’assegno sociale.
Per conoscere gli aumenti effettivi bisognerà attendere il decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze, adottato di concerto con il ministero del Lavoro e normalmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale nel mese di novembre. Sarà questo provvedimento a fissare la percentuale di rivalutazione da applicare dal 1° gennaio 2027, inizialmente in via provvisoria e salvo successivo conguaglio, mentre l’Inps comunicherà gli importi aggiornati e le relative soglie reddituali.
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