Pensione: cosa cambia quando si lavora part-time?

Antonio Cosenza

05/03/2020

19/11/2021 - 12:49

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Pensioni e lavoro part-time: cosa cambia per contributi e calcolo dell’assegno? Scopriamolo.

Pensione: cosa cambia quando si lavora part-time?

Pensioni: cosa cambia per chi lavora part-time? Non sempre si riesce ad avere per tutto l’arco della vita lavorativa un rapporto di lavoro full-time; alcune volte, per esigenze personali o aziendali, infatti, si preferisce un contratto con orario part-time, con tutte le conseguenze del caso.

Partiamo dalla definizione che il diritto del lavoro dà al contratto di lavoro part-time (o a tempo parziale): questo non è altro che un contratto di lavoro subordinato caratterizzato da una riduzione dell’orario di lavoro rispetto a quello ordinario. Con questa tipologia contrattuale, quindi, il dipendente è chiamato a prestare l’attività lavorativa per un numero di ore inferiore rispetto a quello che è il tempo pieno previsto dal CCNL applicato; ciò comporta ovviamente delle conseguenze per lo stipendio, in quanto più basso di quello riconosciuto ai dipendenti impiegati full-time.

Ma quali sono le conseguenze per la pensione? Vediamo cosa cambia per l’acquisizione del diritto alla pensione, e per il calcolo della stessa, in quei periodi in cui si è impegnati con contratto part-time.

Pensione e lavoro part-time: cosa cambia per i contributi versati?

Come noto per andare in pensione è necessario aver maturato un certo numero di anni di contributi. Un numero variabile a seconda dell’opzione alla quale si ricorre: ad esempio, per la pensione di vecchiaia a 67 anni ne servono 20 di contributi.

La domanda è: si tiene conto anche dei periodi di lavoro svolti in part-time? La risposta è indicata nell’articolo 7 del Decreto Legge 463/1983, dove si legge che per il settore privato i periodi di lavoro part-time (sia se orizzontale che verticale) vengono conteggiati al pari di quelli svolti in full-time ma solo ad una condizione, ossia quando viene rispettato il minimale INPS per il lavoro dipendente pari a 206,23€ settimanali.

Solo in tal caso, quindi, il lavoro part-time svolto nel settore privato è considerato utile ai fini contributivi.

Un vincolo che non vige nel settore pubblico, dove la legge 554/1988, precisamente all’articolo 8 - comma 2 - ci dice che, ai fini dell’acquisizione del diritto alla pensione, gli anni di servizio ad orario ridotto vanno sempre considerati utili per intero.

Pensione e lavoro part-time: cosa cambia per l’importo dell’assegno

Il lavoro part-time influisce ovviamente anche sull’importo dell’assegno, specialmente per la parte rientrante nel sistema di calcolo contributivo.

Con questo sistema l’importo della pensione dipende esclusivamente dal valore delle retribuzioni percepite (e dagli anni di lavoro): è ovvio, quindi, che avere un contratto part-time, dove lo stipendio è più basso di quello che si andrebbe a percepire per lo stesso lavoro con contratto full-time, va ad influire anche sull’importo della pensione futura.

Nel dettaglio, dal momento che la pensione calcolata con il sistema contributivo si ottiene moltiplicando il coefficiente di trasformazione per il montante contributivo e che quest’ultimo per il lavoro part-time è pari al 33% della retribuzione, è chiaro che più sono i periodi di lavoro a tempo parziale e più basso sarà l’importo della pensione percepita.

Un problema che invece non si pone nel caso di calcolo retributivo della pensione (che si applica per i periodi antecedenti al 1996 o, in determinate condizioni, al 2001), per il quale non vi è svalutazione dell’assegno in presenza di attività lavorative in modalità part-time.

Attenzione, perché l’importo dell’assegno potrebbe anche comportare un ritardo nell’acquisizione del diritto alla pensione. Per chi rientra interamente nel sistema contributivo, infatti, non è sufficiente aver compiuto i 67 anni di età e aver maturato i 20 anni di contribuzione per poter accedere alla pensione di vecchiaia.

C’è un altro requisito da soddisfare: l’assegno deve essere almeno pari a 1,5 volte il valore dell’assegno sociale. Considerando che il valore nel 2020 è pari a 459,83€, l’importo della pensione deve superare i 689,74€. Un traguardo che - visto quanto detto sopra - non è così semplice da raggiungere in presenza di un lungo periodo di lavoro part-time e che di conseguenza potrebbe comportare un ritardo nel pensionamento.

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