In pensione nel 2021: perché è meno conveniente rispetto al 2020

Antonio Cosenza

6 Gennaio 2021 - 13:16

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Per chi va in pensione quest’anno assegni più bassi rispetto al 2020: tagliati i coefficienti di trasformazione, ecco quanto si perde.

In pensione nel 2021: perché è meno conveniente rispetto al 2020

Pensioni più basse dal 2021: cosa significa realmente?

Nella giornata di oggi i principali quotidiani titolano che dal 1° gennaio 2021 le pensioni saranno più basse. Un titolo sicuramente “sensazionalista” che ha allarmato coloro che percepiscono una pensione e temono che in qualche modo l’INPS possa effettuare un taglio sul loro assegno.

Ebbene, nessun allarme e se vogliamo non si tratta neppure di una novità. La notizia risale infatti al 11 giugno scorso, quando è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del 1° giugno 2020 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, riguardante la revisione biennale dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo.

Secondo il sistema di calcolo contributivo, infatti, l’importo della pensione annua si ottiene moltiplicando il montante individuale dei contributi per il coefficiente di trasformazione; quest’ultimi vengono aggiornati ogni biennio e l’ultima variazione risale al 1° gennaio 2021, quando i coefficienti sono stati ridotti.

Questo significa, quindi, che a parità di età andare in pensione del 2020 era più conveniente rispetto al 2021, in quanto quest’anno l’assegno maturato avrà un importo più basso rispetto a quello che sarebbe stato riconosciuto a parità di coefficienti di trasformazione.

Perché andare in pensione nel 2020 era più conveniente rispetto al 2021

I coefficienti di trasformazione del montante contributivo, ossia quel coefficiente con cui i contributi maturati - e rivalutati anno per anno - vengono trasformati in importo di pensione, erano più favorevoli nel 2020 rispetto al 2021.

L’aggiornamento biennale disposto dalla riforma Dini, infatti, ha comportato una riduzione degli stessi, con il lavoratore che per avere diritto ad un coefficiente più favorevole dovrà restare più tempo nel mercato del lavoro.

Potete scaricare la tabella con i coefficienti aggiornati di seguito; prima, però, vediamo praticamente come questo taglio si ripercuote sul calcolo degli assegni.

Decreto interministeriale del 01 giugno 2020: aggiornamento coefficienti di trasformazione montante contributivo
Clicca qui per consultare i coefficienti di trasformazione del montante contributivo, utili per il calcolo dell’assegno per i contributi maturati dopo il 1° gennaio 1996, in vigore dal 1° gennaio 2021.

Si tratta di una differenza minima ma che nei calcoli si traduce in qualche centinaio di euro in meno sull’importo annuo. Pensiamo ad esempio a chi accede alla pensione di vecchiaia, quindi al compimento dei 67 anni; per questi il coefficiente di trasformazione nel 2020 era pari a 0,05604 mentre adesso è sceso a 0,05575.

Secondo i calcoli effettuati dalla UIL, chi nel 2021 riesce a garantirsi una pensione annua da 19.513,00€ (quindi circa 1.500 euro al mese) avrà comunque perso circa 100 euro l’anno rispetto a chi con lo stesso montante contributivo, e a parità di anni, ci è andato nel 2020: a parità di condizioni, infatti, nel 2020 la pensione maturata sarebbe stata pari a 19.614,00€. Più l’assegno sale e più la perdita si fa tangibile: con una pensione di 2.000,00€, infatti, la differenza rispetto a chi ci è andato nel 2020 è di 136,00€, mentre per 2.500,00€ è addirittura di 170,00€.

Per chi va in pensione a 62 anni, ad esempio accedendo a Quota 100, la differenza è leggermente meno ampia: siamo infatti a 70 euro lordi in meno (l’anno), per le pensioni di 1.500 euro, per poi salire a 94,00€ e 117,00€ in meno rispettivamente per le pensioni da 2.000,00 e 2.500,00€.

Va detto che queste proiezioni riguardano esclusivamente coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996 e rientrano esclusivamente nel regime contributivo per il calcolo dell’assegno. Per chi rientra nel regime misto, invece, l’effetto del taglio dei coefficienti contributivi è mitigato dalla parte che viene calcolata secondo le regole del retributivo. La differenza tra l’andare in pensione nel 2021 rispetto al 2020, quindi, è meno ampia.

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