Attenzione a fare pagamenti contactless senza essere davvero sicuri di chi si ha di fronte. Esistono anche le truffe delle finte Onlus (e della finta beneficienza)
Si posizionano fuori dai supermercati o dai centri commerciali. Si presentano come una Onlus benefica, a sostegno di bambini malati o Paesi del terzo mondo. Poi tirano fuori un pos e, con savoir faire, ti convincono a fare una piccola donazione libera. Ed è proprio qui che ti svuotano il conto.
Possiamo chiamarla “truffa del pos” o della “falsa beneficienza” ma la sostanza non cambia. In un istante invece di un bonifico esiguo si verificano versamenti ingenti, che posso raggiungere e superare i 2.000 euro, come avvenuto proprio questa settimana in Trentino. Ma, purtroppo, è un raggiro che, a macchia di leopardo, è diventato sempre più presente e sofisticato in Italia. Bisogna fare molta attenzione perché è molto facile cascarci. Ecco come difendersi.
Come funziona la truffa dei finti volontari con il pos?
A rendere questa truffa così efficace è la sua apparente normalità: una richiesta gentile, una cifra modesta, un contesto quotidiano come l’ingresso di un supermercato. In Trentino, dove l’allarme è stato rilanciato pochi giorni fa dalla Polizia Locale delle Giudicarie, i truffatori si sono presentati come volontari di una Onlus “per i bambini malati”, chiedendo una semplice offerta di 10 euro. Tutto appare regolare: il pos mostra infatti proprio quella cifra. Ma è solo una schermata di facciata. La tecnologia utilizzata è stata definita una “tecnologia truccata”, un sistema collegato a un computer o a un software esterno che invia alla banca una richiesta di pagamento completamente diversa - molto più alta - senza che il cittadino lo noti in tempo reale.
Il fenomeno non è affatto isolato. Casi simili, già segnalati negli ultimi due anni in varie regioni italiane, indicano una crescita costante di queste truffe basate su terminali manipolati. L’importo sottratto si aggira spesso tra i 1.500 e i 2.000 euro, una cifra che le vittime scoprono solo ore dopo, controllando l’app della banca o ricevendo una notifica d’allerta. A rendere il tutto ancora più insidioso è la difficoltà di riconoscere la truffa in anticipo: l’approccio amichevole, il contesto familiare e la presenza di un pos portatile - ormai comune anche tra i venditori ambulanti regolari - disarmano chiunque. È un raggiro costruito per colpire chi ha fretta, chi è distratto, chi vuole fare una buona azione. Insomma, tutti noi siamo a rischio.
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Ecco come non cascarci (e a cosa fare attenzione)
La prima regola è semplice ma decisiva: non effettuare mai pagamenti elettronici su dispositivi portatili gestiti da sconosciuti. Le associazioni benefiche autorizzate non chiedono donazioni tra le corsie o nei parcheggi dei negozi; hanno stand ufficiali, personale riconoscibile e autorizzazioni ben visibili. Se manca anche solo uno di questi elementi, è un campanello d’allarme. Prima di avvicinare la carta o il telefono, controlla sempre che il terminale non sia schermato in modo da impedirti di leggere chiaramente l’importo. In caso di dubbi, rifiuta il pagamento senza esitazioni.
Per proteggersi anche da truffe affini - come i cosiddetti “pirati del POS” che sfruttano il contactless - è utile seguire una serie di accorgimenti pratici. Tenere carte e smartphone in tasche interne o portafogli schermati anti‑RFID/NFC riduce drasticamente il rischio di addebiti indesiderati. Impostare limiti di spesa sulle carte, attivare notifiche istantanee dalla banca e preferire pagamenti tramite smartphone con autenticazione biometrica rendono molto più difficile per i truffatori completare un’operazione fraudolenta. E se, nonostante tutto, hai il sospetto di essere stato raggirato, devi agire subito: bloccare la carta tramite l’app o il numero d’emergenza e presentare denuncia alle forze dell’ordine.
Con l’aumento dell’uso dei pagamenti contactless, i criminali stanno affinando tecniche sempre più sofisticate. Diffida sempre e non aver paura di farti venire un dubbio in più.
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