Pagamenti digitali, non si torna indietro

5 Settembre 2022 - 17:58

condividi

Carte di credito, digital wallet, mobile payment, bancomat virtuali, ma anche criptovalute e Bnpl: il pagamento cashless è qui per restare, anche per i consumi fuori casa

Pagamenti digitali, non si torna indietro

C’era una volta il denaro contante. Poi sono arrivati gli assegni circolari, quelli bancari, le carte di credito, i bancomat, il bonifico, le carte prepagate. E poi è iniziata la rivoluzione digitale, che ha investito tutte queste forme di pagamento o di trasferimento monetario.
E ancora una volta diremo beati gli ultimi. A rimetterci, infatti, saranno i primi: contante e assegni, bancari e circolari, sono sulla strada per lasciare il passo ai pagamenti digitali.

Cosa sono i pagamenti digitali

La trasformazione digitale del modo di pagare è in atto da anni, da quando l’e-commerce è entrato stabilmente nelle nostre vite, ma negli ultimi due anni ha registrato un’impennata, un cambio di passo decisivo, complice la pandemia.
Ma se stiamo diventando dei pagatori digitali il motivo non va ricercato in un virus, quanto in un cambiamento sistemico che ha nella digitalizzazione della vita quotidiana il perno.

Con pagamenti digitali nell’accezione più ortodossa possiamo considerare tutte le tipologie di pagamenti effettuati in modalità digitale. Quindi gli acquisti online, i pagamenti con wallet elettronici, disposizioni di trasferimento di denaro via internet, i pagamenti P2P e le transazioni effettuate in negozi fisici utilizzando la tecnologia NFC (Near Field Communication).

Sicuri, rapidi e senza barriere nazionali: i pagamenti digitali piacciono per questo. Sicuri perché sono coperti da garanzie di rifusione in caso di truffa o di restituzione del prodotto, rapidi perché disintermediano tutte le fasi della manualità del pagamento, internazionali perché elimina o i problemi di cambio di valute.

Generalmente tutti i pagamenti che avvengono mediante l’utilizzo di una carta sono digitali. Sia se avvengono in modalità contactless, ovvero mediante carta fisica di credito, di debito o prepagata dotata di modalità senza contatto, sia se hanno luogo come mobile POS, pagamenti effettuati tramite hardware e software in grado di trasformare uno smartphone in uno strumento per accettare e fare pagamenti con carta.

Ma è un pagamento digitale anche un bonifico effettuato tramite il proprio pc, tablet o smartphone da conto bancario a conto bancario, con una soluzione di autorizzazione che certifica la propria identità digitale, come avviene con gli account di online banking.

Ma sono i pagamenti con smartphone a fare la parte del leone nel campo dei pagamenti digitali: gli acquisti che avvengono con addebito su carta di pagamento o borsellino elettronico, ascrivibili alla definizione Mobile Remote Commerce; il pagamento di utenze con addebito su e-wallet o carta, definiti come Mobile Remote Payment; il pagamento di un acquisto o una consumazione mediante tecnologia NFC o QR code con addebito su carta, borsellino elettronico o conto corrente bancario, definito Mobile Proximity Payment.

I dati dei pagamenti digitali in Italia

Secondo l’Osservatorio Innovative Payments della School of Management del Politecnico di Milano, in Italia i pagamenti digitali continuano a crescere in Italia: nel 2021 hanno raggiunto i 327 miliardi di euro, con una crescita complessiva nell’anno pari al +22% rispetto al 2020.

Protagonisti della dinamica del comparto si confermano i pagamenti tramite carte contactless, con 126,5 miliardi di euro, e quelli effettuati in negozio tramite smartphone e indossabili (oltre 7 miliardi di euro), che raddoppiano il loro valore rispetto al 2020 (+106%).

Proprio il mobile wallet, ovvero lo smartphone che va a sostituire il portafoglio fisico e i wearable, utilizzati in maniera più specifica per il pagamento contactless, sono i protagonisti della trasformazione, che rende l’esperienza di pagamento in alcune situazioni ancora più veloce e semplice per il consumatore.

Continuano a crescere anche le transazioni contactless (126,5 miliardi di euro) grazie al sempre maggiore numero di POS abilitati e all’innalzamento del tetto per pagamenti senza PIN a 50 euro.
E qui entra in gioco una data simbolo quella dello scorso 30 giugno.

La data simbolo del Pos: 30 giugno

Il Pos come sistema di pagamento negli esercizi pubblici era già in vigore dal 2014, in base all’articolo 15, comma 4, dl 179/2012.
Ma esattamente 8 anni dopo, dal 30 giugno 2022 sono entrate in vigore le multe per gli esercenti non accettano pagamenti elettronici. Le sanzioni erano inizialmente previste a partire dal 2023, ma sono state anticipate con e il PNRR.

I soggetti obbligati ad accettare il Pos non solo soltanto gli esercenti, quindi commercianti che vendono prodotti al pubblico, ma anche professionisti che offrono servizi.
L’obbligo riguarda la maggior parte delle categorie dei consumi fuori casa, dalla ristorazione al bar,

La multa prevista per chi non accetta pagamenti con Pos consiste, in realtà, nell’applicazione di una doppia sanzione: la prima è di 30 euro; la seconda è la maggiorazione del 4% del valore della transazione elettronica rifiutata.

Non ci sono limiti di soglia sui pagamenti: si può pagare anche solo il caffè con la carta. Le commissioni sui pagamenti sotto i 5 euro vengono rimborsate al 100%. Sopra i 1.999,99 euro, invece, è obbligatorio pagare con carta, visto che scatta il limite per le transazioni in contanti, soglia che verrà abbassata a 1.000 euro dal 1° gennaio 2023.

Il punto ora è: come trasformare una coercizione in un’innovazione, un obbligo in una scelta, una apparente vessazione in un’opportunità di business?

Perché di questo si tratta: la digitalizzazione del pagamento, anche quello più piccolo, va intesa come parte di un processo di trasformazione del proprio lavoro e quindi messa a profitto.

Open Banking: la svolta per la gestione dei pagamenti

Per capirlo facciamo un passo indietro, al 2016, anno della PSD2, la seconda direttiva sui servizi di pagamento recepita dagli Stati membri nei due anni seguenti.

La PSD2 ha cambiato il rapporto con i pagamenti e la gestione del denaro, i sistemi bancari si sono aperti, hanno cominciato a parlarsi, scambiarsi dati, hanno integrato il digitale, hanno adottato standard di autenticazione per autorizzare le operazioni bancarie e limitare il rischio di frodi e come risultato i clienti anno avuto offerte più personalizzate e costi inferiori.

Con la PSD2 si è concretizzata di fatto la promessa dell’open banking. Con l’apertura delle API bancarie a soggetti terzi accedono in sicurezza ai dati della banca e propongono nuovi servizi e prodotti centrati sull’utente. Come appunto quelli di pagamento.
Il banking as a service che è nato dalla PSD2 è servito a integrare i servizi bancari nella gestione del rapporto con il cliente (la customer experience) innovando la gestione e la riscossione dei pagamenti.

Aziende, brand, Pmi, esercenti, oggi riescono a fornire pagamenti veloci, sicuri e senza frizioni, a semplificare la gestione degli incassi e dei pagamenti e, quindi, a massimizzare i tassi di conversione, con servizi di open banking che vanno dalla gestione dei pagamenti multicanale, al mandato digitale, che consente di incassare un pagamento tramite addebito diretto sul conto, dalla gestione dei pagamenti ricorrenti al virtual Iban.

Quale valuta? Anche la crypto

Ma qual è la valuta per i pagamenti digitali? Disambiguando (non stiamo infatti parlando del giorno di valuta per il trasferimento monetario: questo vale solamente per il bonifico) la risposta è semplice: qualsiasi, anche la criptovaluta.

Per spiegare partiamo da quella più nota, il bitcoin: non è solo un asset speculativo, ma anche uno strumento utilizzato per fare e ricevere pagamenti alternativi rispetto alla moneta con corso legale, la cosiddetta valuta fiat.
Bitcoin non è una moneta a corso legale riconosciuta da un governo nazionale o sovranazionale, ma può essere accettato come pagamento per estinguere un se il venditore. Per pagare in Bitcoin si tratta, dunque, di fare di un accordo tra le parti, su base volontaria.

La circolazione dei Bitcoin avviene attraverso i wallet, ossia i portafogli digitali, che consentono all’utente di gestire le proprie criptovalute, né più e né meno come accade con l’euro o i dollari.

Quindi, nulla osta a pagare in crypto, è solamente un tema di convenienza reciproca, fra venditore e acquirente. Convenienza che, a questo punto, si basa certo sul presupposto che entrambi ne facciano uso e poi che sempre entrambi amino la rapidità e la sicurezza della transazione garantita dalla blockchain.

Come riporta Coinmap, Bitcoin è già accettato da negozi, ristoranti, bar, hotel, b&b, luoghi di divertimento.
Ma non è l’unica criptovaluta e il pagamento con altre crypto può velocizzare ulteriormente le operazioni di pagamento.

Dato che i costi di commissione per la transazione in bitcoin sono direttamente proporzionali alla velocità dell’elaborazione del pagamento, se si ha fretta di fare la transazione si può già optare per crypto alternative con commissioni più basse.

Gli esercizi commerciali che decidono di accettare pagamenti in crypto hanno di fronte una grande opportunità per proporre una customer experience differente, innovativa, personalizzata, aperta.

Pagare a rate al tempo dell’inflazione: BNPL

Pagare in digitale, lo abbiamo detto all’inizio, fa rima con e-commerce.
Teniamo presente che secondo il nuovo rapporto «E-commerce in Italia» di Casaleggio e Associati, all’inizio di quest’anno la diffusione dell’online ha fatto superare i 45 milioni di utenti unici mensili, quindi tre cittadini su quattro.

Per Netcomm l’e-commerce oggi rappresenta il 20% del totale retail.
In Italia ci sono 33 milioni di acquirenti online, +9,6 milioni dal pre pandemia. E il 27% di chi compra nei negozi fisici compra anche online presso lo stesso venditore.

E secondo l’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano, in Italia nel 2022 l’e-commerce B2C vale 45,9 miliardi di euro (+14% rispetto all’anno precedente), di cui 34 fatti dai prodotti e 11,9 dai servizi.
A crescere di più è il settore food e grocery e il tasso di penetrazione degli acquisti online è dell’11% e il 55% degli acquisti avviene tramite smartphone.

Da rimarcare, secondo un’indagine di eBay, è il fatto che il 76% dei consumatori italiani è propenso ad acquistare di nuovo da un e-commerce se gli viene offerto il Buy Now Pay Later, ossia la possibilità di rateizzare l’acquisto in tre rate (o quattro, a seconda del fornitore del servizio) utilizzando una app di BNPL.
Percentuale alta, che risale alla prima metà dell’anno che che potrebbe essere aumentata dopo che la curva dell’inflazione ha registrato un’impennata.

Il rapporto fra BNPL e inflazione è sotto la lente e può osservato da un duplice punto di vista.
Sicuramente c’è il vantaggio per l’acquirente di un bene di consumo o un servizio, come una cena in un ristorante stellato o una vacanza in agriturismo, è quello di usufruire di un prezzo fissato prima degli aumenti.
Chi vende, di fatto, dilazionando il proprio introito in tre rate si assume l’onere di dilazionare di scontare l’inflazione, quindi punta le proprie carte sulla customer experience del cliente, sulla sua fidelizzazione. Fa, in sostanza, un investimento sulla propria futura capacità di business.
Per nulla trascurabile è anche la funzione sociale, di sostegno ai consumi: una spinta al Pil che in uno scenario economico che parla di recessione alle porte ha la sua valenza positiva.

Iscriviti a Money.it