La divisione dell’eredità tra i figli è sempre oggetto di profonde riflessioni. Non è facile capire come garantire loro un trattamento equo.
In un modo o nell’altro, ci sono situazioni che accomunano le famiglie in ogni parte del mondo. Le liti sull’eredità rientrano sicuramente fra queste, insieme a un altro fatidico tema di controversia nelle case: la disparità di trattamento tra i figli, vera o presunta che sia. Molti genitori non dividono l’eredità in parti uguali tra i figli, come dimostrano analisi effettuate negli Stati Uniti e nel Regno Unito.
Quest’ultimo, in particolare, ha fatto da teatro a una vicenda assai comune e per questo fortemente emblematica, tant’è che sta dividendo il web in fazioni. Un padre ha deciso di dividere l’eredità in parti uguali tra i tre figli, ma la madre si è opposta a questa decisione, ritenendo che sarebbe stato più giusto considerare le diverse necessità e redditi di ognuno. Dove risiede davvero l’equità? Parti matematicamente corrispondenti per assicurare l’uguaglianza o commisurate ai bisogni per privilegiare la parità del trattamento?
Dividere l’eredità tra i figli, parti uguali o no?
Dal punto di vista prettamente giuridico, ovviamente parlando dell’Italia, i genitori non sono obbligati a dividere l’eredità in parti uguali tra i figli. Questi ultimi, in qualità di eredi legittimari, hanno diritto ad alcune quote sul patrimonio del genitore che sono effettivamente uguali, ma possono essere accresciute senza problemi. Le quote di legittima dei figli sono una sorta di “minimo garantito”, ma sottraendole dal patrimonio ereditario (insieme alla legittima del coniuge superstite) resta comunque una parte, la quota disponibile, che il testatore può usare del tutto liberamente, anche accrescendo in modo diseguale i lasciti ai figli.
Facciamo un esempio pratico per comprendere meglio la situazione, prendendo spunto proprio dalla vicenda richiamata: marito, moglie e tre figli della coppia. In base alle nostre leggi, in presenza di più figli, metà dell’eredità va a loro divisa in parti uguali per teste e 1/4 al coniuge. Rimane così 1/4 del patrimonio ereditario, che in assenza di testamento viene diviso proporzionalmente alle quote tra gli eredi ma che le disposizioni possono assegnare in modo discrezionale.
leggi anche
Come si divide l’eredità tra fratelli e sorelle
Fingiamo quindi che il padre lasci un patrimonio di 500.000 euro. Di questi, 250.000 euro devono essere divisi tra i figli. Essendo tre nel nostro esempio, si tratta di un minimo poco superiore a 83.300 euro ciascuno. La moglie, invece, ha diritto a 125.000 euro, pari alla somma che resta nella quota disponibile. Garantendo queste quote ai legittimari, il testatore può usare i 125.000 euro disponibili come meglio crede. Potrebbe, ad esempio, scegliere di lasciarli tutti alla moglie, dividerli tra i figli o darli a uno solo di loro e così via. Un’operazione che però deve essere compiuta con il testamento o con donazioni effettuate in vita.
In ogni caso, uno dei figli potrebbe ben ricevere più di 208.000 e gli altri due poco più di 83.300, senza che questi possano opporsi. Se poi ciò sia consigliabile o preferibile sta alla discrezionalità del testatore e non dipende dalla volontà di nessun altro, coniuge incluso. Tendenzialmente, si dovrebbe sempre cercare l’uguaglianza sostanziale e non solo formale, come promosso dalla nostra Costituzione.
Un principio che può riflettersi, oltre che sul valore in sé, sulla scelta dei beni e di altri diritti, come l’usufrutto. Se un figlio ha difficoltà economiche e una famiglia numerosa mentre gli altri due hanno carriere ben avviate potrebbe apparire più giusto lasciare di più al primo, ma c’è anche chi usa l’eredità per premiare risultati che giudica meritevoli. Insomma, l’unica regola a livello legale è quella della legittima, il resto spetta alla volontà del testatore e non deve neanche essere giustificato.
Il fatto che sempre più famiglie scelgano quote diverse è da leggere tenendo conto delle difficoltà che sempre più giovani affrontano, potendo facilmente creare disparità reddituali, anche per la differenza di età tra fratelli. Infine, è bene sapere che i legittimari non sono obbligati a impugnare il testamento che lede le quote di legittima. Spiegare le proprie ragioni in modo approfondito e appellarsi al buon senso e alla solidarietà familiare non è escluso, per quanto non vi siano certezze a tal proposito.
© RIPRODUZIONE RISERVATA