I timori che l’effetto dazi potesse impattare pesantemente sul debito italiano si sono – almeno per ora – limitati e il rendimento del BTP a dieci anni è rimasto di fatto allineato a quello delle ultime settimane. Niente di inedito quindi su questo fronte.
Ciò non esclude che ci siano delle novità provenienti dal fronte delle tradizionali elaborazioni statistiche del ministero dell’Economia e delle Finanze. Ad esse ci rifacciamo in ottica però di logica di investimento. Dall’ultimo report escono delle indicazioni utili proprio in tal senso.
La vita media ha un suo peso
Il Mot ha indicato che la vita media dello stock di tutte le emissioni di titoli di Stato italiani si colloca sui 7,02 anni, quindi di fatto sui 7 anni. Nell’ultimo decennio è risultata mediamente stabile, mentre è salita rispetto agli anni ’90. Potrebbe essere diversamente? No, visto che tutti i maggiori Paesi occidentali hanno registrato valori in ascesa, specialmente a causa dell’effetto Covid. In realtà da noi non è successo, grazie a vari motivi, che sarebbe troppo lungo analizzare. C’è tuttavia un aspetto importante che emerge dal report: le emissioni a tasso variabile hanno progressivamente ridotto di molto il loro peso, controbilanciate da tassi fissi e da indicizzate all’inflazione.
Poco rischio? Non andare oltre
Volendo allora non forzare la mano ecco che il riferimento dei 7 anni diventa significativo per chi valuti un compromesso fra punti forti e punti deboli.
Fra i primi segnaliamo una non elevata sensibilità all’andamento dei tassi di interesse, rendimenti già interessanti e una liquidità soddisfacente,
Fra i secondi evidenziamo potenziali minori margini di “total return” in presenza di un forte rialzo delle quotazioni della curva in generale dei Btp, svolta attesa da tanto tempo.
In sostanza quindi si ha una riduzione della rischiosità complessiva, abbinata a un’esposizione equivalente appunto alla media dello stock pubblico e quindi alla presumibile capacità dell’emittente di coprire il relativo debito. Non pochi investitori temono pur sempre che nel medio termine qualche fattore di crisi possa indebolire il quadro generale dei BTP e la scelta di non andare oltre i 7 anni di vita mediana risulta quanto meno una garanzia in più in un contesto inevitabilmente pur sempre incerto.
Quale Btp scegliere
Nella selezione dei tassi fissi a 7 anni quello che risulta più idoneo è il 3,2% Lg2032, che rispetto agli altri BTP sulla stessa scadenza ha il vantaggio della cedola più elevata in assoluto.
| ISIN | IT0005647265 |
| Scadenza | 15/7/2032 |
| Prezzo apertura 29/7 | 101,05 EUR |
| Rendimento a scadenza | 3,1% |
| Duration | 6,1 (idonea alla scadenza a 7 anni) |
| Prezzo minimo anno | 99,91 EUR |
| Prezzo massimo anno | 101,67 EUR |
| Prezzo al collocamento | 99,97 EUR |
| Spread medio | 3/5 pb |
| Data collocamento | 16/4/2025 |
| Trend in corso | Laterale |
| Rendimento massimo da debutto | 3,26% |
| Rendimento minimo da debutto | 2,99% |
| Un livello da monitorare | 100,8 EUR |
| Il rivale | Btp 2,5% Dc32 (ISIN IT0005494239): quotazione apertura oggi 96,2 EUR – yield 3,1% |
| Punto forte | Bassa volatilità |
| Punto debole | Scambi modesti in alcune sedute |
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