Ha avuto bisogno di un po’ di tempo per uniformarsi al quarto taglio dei tassi consecutivo e al quinto dallo scorso mese di giugno da parte della Bce, annunciato a fine gennaio. Inizialmente si era evidenziata una certa lentezza.
Poi le notizie favorevoli al proseguimento di ulteriori potature nel corso del 2025 hanno spinto al ribasso il rendimento del decennale italiano e quindi al rialzo le quotazioni. Dal 3,66% del 31/1 lo yield è sceso al 3,46% della chiusura di venerdì, contro un minimo però nella stessa seduta del 3,43%.
Di fatto quindi il riadeguamento si è quasi allineato ai -25 pb decisi dalla Bce. Non si è però mosso oltre, come ci si poteva aspettare. È pur vero che l’area di rendimento del 3,50% si annunciava piuttosto ostica, per motivi puramente tecnici, e lo è stata nei fatti.
Il Btp febbraio 2035 si è mosso così
Titolo di riferimento – per valutare le reazioni di un decennale – è nella fase in corso il Btp 3,85% Fb2035 (Isin IT0005607970): da inizio mese ha guadagnato in termini di quotazione 100 punti base, salendo venerdì a un massimo di 103,8 Eur per poi chiudere a 103,41. Considerando una duration di 8,1 ha confermato il trend, attestandosi al 3,47% di rendimento. Il mercato ha però preferito ovviamente nelle ultime sedute le scadenze più lunghe e soprattutto quelle che quotano ancora sotto 100.
Quattro Btp a confronto
In evidenza questi quattro Btp in termini di scambi:
- Btp 4,3% 2054 (IT0005611741): è l’unico del quartetto sopra la pari, con una quotazione di 103,6 Eur alla chiusura di venerdì e uno yield lordo al 3,61%.
- Btp 3,85% 2049 (IT0005363111): in questo caso la quotazione resta sotto la pari, attestandosi in chiusura di settimana a 98,09 Eur, con yield lordo al 4,10%;
- Btp 2,15% 2072 (IT0005441883): riaccelerazione del governativo italiano più lungo in assoluto, salito a 63,91 Eur, con yield lordo al 3,84%, ma ancora nettamente sotto i massimi dello scorso mese di dicembre quasi a 68 Eur.
- Btp 1,7% 2051 (IT0005425233): di poco sopra il 2072 in termini di quotazione, con la chiusura venerdì a 64,25 Eur, si è portato al 3,9% di rendimento.
La curva si normalizza
Lento naturalmente il riadeguamento della “yield curve”, che soprattutto nella parte corta è scesa e non di poco, facendo perdere appeal al tratto 1-3 anni, seppur ancor attestato sopra il 2% di rendimento. La vera sfida starà - per una parte - proprio nell’andamento dei Btp corti, protagonisti del recente passato e che potrebbero perdere la configurazione piatta della curva che li sta caratterizzando attualmente per inclinarsi all’insù. L’altra parte della sfida sta invece nel tratto lunghissimo, oltre il trentennale, ancora reclinata all’ingiù, scendendo dal 4,14% appunto del 30 anni al 3,84% del 50 anni. Quando anch’esso si muoverà verso l’alto la situazione si sarà effettivamente normalizzata.
Le previsioni a breve termine
L’obiettivo del 2% di inflazione sembra possibile nel breve-medio termine. Le opinioni dei principali gestori restano ancora discordanti in merito ma il numero dei positivi cresce. Secondo Tomasz Wieladek, chief european economist di T. Rowe Price, è molto probabile che la Bce continui a ridurre i tassi anche nelle prossime riunioni, compresa quella in calendario per il 13 marzo. Maggiore incertezza per i meeting successivi, con il timore che il progressivo avvicinamento al cosiddetto tasso neutrale del 2% porti la Banca centrale europea a diventare meno incline nel proseguire con ulteriori tagli.
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