L’oro ha perso l’11% a giugno, il peggior trimestre da 13 anni. Goldman taglia il target a 4.900 dollari, JPMorgan a 4.500. Ma luglio potrebbe essere diverso: i dati e i livelli da seguire.
Per mesi l’oro ha dato l’impressione di muoversi su un binario quasi obbligato: tensioni geopolitiche, domanda delle banche centrali, timori sulla sostenibilità dei debiti pubblici e ricerca di protezione avevano alimentato un rialzo potente, capace di portare le quotazioni su livelli che fino a poco tempo fa sarebbero sembrati difficili da immaginare.
Poi, nel giro di poche settimane, qualcosa si è incrinato. Non è venuto meno il ruolo dell’oro come bene rifugio, ma il mercato ha ricominciato a guardare con maggiore attenzione al suo limite più evidente: l’oro non distribuisce cedole, non paga dividendi e diventa più difficile da detenere quando il rendimento alternativo offerto dal dollaro e dai Treasury torna a salire.
Giugno è stato quindi molto più di una semplice correzione. Ha costretto gli investitori a distinguere tra una tesi strutturale ancora sostenuta da elementi di lungo periodo e una fase tattica in cui il prezzo può restare vulnerabile. Per capire luglio, e più in generale la seconda parte del 2026, bisogna partire proprio da questa frattura. [...]
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