Oro sul fondale marino, la scoperta che potrebbe cambiare la ricerca dei metalli preziosi

Emanuela Ceccarelli

18 Luglio 2026 - 11:56

Una scoperta scientifica rivoluzionaria svela una presenza record di oro «invisibile» nascosto nella pirite, l’oro degli stolti, sul fondo del Pacifico.

Oro sul fondale marino, la scoperta che potrebbe cambiare la ricerca dei metalli preziosi

Da sempre, il fascino dell’oro ha spinto l’umanità a spingersi dalle profondità delle miniere alle correnti più remote dei fiumi. Oggi, i cercatori di questo metallo prezioso sostituiscono il piccone con pinne e muta da sub; la frontiera della ricerca si è spostata, infatti, sul fondo degli oceani. Una recente scoperta scientifica effettuata nelle profondità del Pacifico, non lontano dalle coste del Giappone, sta catturando l’attenzione di geologi e investitori di tutto il mondo.

Un team di ricercatori ha individuato concentrazioni record di oro all’interno di strutture vulcaniche sottomarine. Il metallo non si presenta sotto forma di pepite luccicanti, ma è nascosto a livello microscopico in un minerale storicamente snobbato dagli esperti, la pirite. Questa scoperta ha un duplice valore, da una parte ridefinisce le conoscenze geologiche maturate fino a questo momento, dall’altra traccia una nuova rotta per l’industria estrattiva e per il mercato globale delle materie prime.

Il tesoro nascosto nella caldera di Higashi-Aogashima

Questo deposito sottomarino è stato trovato a circa 360 chilometri a sud di Tokyo, all’interno della caldera vulcanica sottomarina di Higashi-Aogashima, situata lungo l’arco vulcanico di Izu-Ogasawara. Qui, a una profondità di oltre 700 metri sotto la superficie del mare, si trova un paesaggio dominato da sorgenti idrotermali attive, chiamate anche black smokers (fumarole nere), che rilasciano continuamente nell’acqua fluidi bollenti e ricchi di minerali provenienti dalle viscere della Terra.

In questo ambiente estremo, gli scienziati hanno raccolto campioni di roccia dai cumuli di solfuri e dalle ciminiere idrotermali. Attraverso l’utilizzo di una tecnologia d’avanguardia nota come spettrometria di massa a ioni secondari (SIMS), i ricercatori hanno rilevato una presenza record di oro incorporato direttamente nella struttura della pirite. I dati mostrano concentrazioni straordinarie, che arrivano fino all’1,9% in peso all’interno del minerale. Si tratta della concentrazione di oro invisibile nella pirite sottomarina più alta mai documentata sulla Terra. I dati emersi dalle analisi di laboratorio indicano concentrazioni straordinarie e finora impensabili, che raggiungono l’1,9% in peso all’interno del minerale. A livello scientifico, si tratta della più alta concentrazione di oro invisibile mai documentata all’interno della pirite sottomarina sull’intero pianeta Terra.

La pirite, l’oro degli «stolti»: che cos’è?

La pirite è un solfuro di ferro ampiamente noto con il soprannome di «oro degli stolti» a causa del suo colore giallognolo e metallico che, durante le corse all’oro dell’Ottocento, traeva spesso in inganno i cercatori meno esperti. L’ironia dietro questa scoperta risiede nel fatto che il vero oro si nascondeva proprio all’interno del minerale ingannevole per eccellenza.

Si parla in questo caso di oro invisibile perché gli atomi del metallo prezioso sono integrati direttamente nel reticolo cristallino della pirite o intrappolati sotto forma di nanoparticelle, impercettibili persino ai microscopi convenzionali. Gli studiosi ritengono che la formazione di questo eccezionale deposito sia stata favorita dalla presenza concomitante di diversi elementi, come l’arsenico e il rame, nei fluidi vulcanici. Quando le emissioni caldissime delle fumarole si sono scontrate con l’acqua gelida dell’oceano, il raffreddamento rapidissimo ha bloccato gli atomi d’oro all’interno della struttura chimica della pirite in fase di solidificazione.

Cosa cambia nella ricerca dei metalli preziosi?

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Scientific Reports, ha dei risvolti che vanno ben oltre il singolo ritrovamento geografico. Fino ad oggi, i geologi cercavano l’oro sottomarino basandosi sull’individuazione di particelle metalliche visibili oppure in depositi già noti. Sapere che la pirite può ospitare percentuali così elevate di oro a livello atomico offre una nuova chiave di lettura per l’esplorazione mineraria globale.

Gli scienziati possono quindi utilizzare la firma chimica della pirite e la presenza di elementi traccianti come l’arsenico per mappare altre zone oceaniche potenzialmente ricchissime di metalli preziosi. Ciò significa che vaste aree dei fondali marini, precedentemente considerate di scarso interesse commerciale perché prive di oro visibile, potrebbero in realtà custodire tesori di inestimabile valore.

Quali sfide tecniche, economiche e ambientali sono all’orizzonte?

Se l’entusiasmo della comunità scientifica è ovviamente alle stelle, la strada che porta verso l’effettivo sfruttamento commerciale di queste risorse è ancora lunga e tortuosa. Estrarre oro intrappolato a livello atomico all’interno della pirite sottomarina richiede processi metallurgici complessi, costosi e attualmente non applicabili su scala industriale in contesti così difficili.

Inoltre, il tema dell’estrazione mineraria nei fondali oceanici (deep-sea mining) solleva forti preoccupazioni di carattere ecologico. Gli ecosistemi che si sviluppano intorno alle sorgenti idrotermali sottomarine sono unici al mondo, popolati da specie che non esistono in nessun altro luogo e che dipendono direttamente dal calore e dalla chimica di queste fumarole. Proprio per questo motivo, molti biologi marini e organizzazioni internazionali chiedono una tutela rigorosa di questi habitat, con l’obiettivo di frenare l’avanzata delle concessioni industriali prima che si conoscano a fondo gli impatti ambientali a lungo termine.

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