L’inflazione sta mordendo e lo si avverte soprattutto nel contesto dei consumi occasionali, dove si ha una minore percezione del valore di quanto si acquista.
Allo stesso tempo i dati sul reddito reale pro capite evidenziano un forte calo in Italia, dovuto principalmente – secondo l’Ocse - all’accelerazione appunto dell’inflazione e a tensioni sul fronte immobiliare.
Dopo i numeri riferiti ad aprile (+2,8% su base annua contro l’1,7% del mese precedente) sarà maggio a confermare o meno un ulteriore surriscaldamento del costo della vita. Bisogna comunque ragionare attorno al tema.
Come sta salendo
La dinamica dell’inflazione riflette principalmente la netta risalita dei prezzi degli energetici non regolamentati (da -2,0% a +9,9%), di quelli regolamentati (da -1,6% a +5,7%) e l’accelerazione degli alimentari non lavorati (da +4,7% a +6,0%); in rallentamento invece i prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% a +2,6%) e dei trasporti (da +2,2% a +0,5%). La foto non è certamente tranquillizzante e le previsioni indicano un possibile livello di crescita fino al 3%. Dopo di che tutto dipenderà ancor più dalle tensioni geopolitiche.
Certamente i numeri provenienti dagli Usa, dove l’indice dei prezzi alla produzione è salito addirittura del 6% rispetto a un anno fa, superando quelle che erano le stime, sono allarmanti. Impatto altrettanto pesante per l’indice dei prezzi al consumo, accresciuto al +2,8%.
La vera domanda che gli analisti si pongono è se il trend rialzista possa proseguire o trovare invece un limite massimo già nelle prossime settimane. La seconda ipotesi appare la più probabile.
Occhio comunque ai vostri soldi
Se la capacità di spesa sta riducendosi, con un impatto sui consumi, occorre valutare anche l’effetto sui risparmi, tanti o pochi che siano. Nelle ultime settimane l’attenzione riferita a questo aspetto è risultata marginale, poiché i mercati non hanno subito eccessivi impatti dalle tensioni geopolitiche. L’inflazione però azzanna, più di quanto non si creda. Le conseguenze sono infatti occulte, con un’erosione spesso difficile da valutare.
Bisogna invece ragionare attorno alla sua capacità di logoramento, pesante se di lungo periodo e lieve se di breve. La soluzione migliore consisterebbe nel creare una specie di scala mobile, cioè di adeguamento attraverso strumenti che ricapitalizzino in base all’inflazione. In realtà solo alcuni lo fanno, pur con non poche incertezze.
Bond, oro o conti deposito?
Facciamo il punto su come si stanno comportando i vari asset finanziari più gettonati in situazioni quale quella in corso.
Bond anti inflation
Il modo migliore sta nell’utilizzare titoli di Stato indicizzati al costo della vita. Nella situazione in corso – data la probabile relativa rapidità del trend inflattivo – i difetti di questa tipologia di obbligazioni potrebbero avere il sopravvento. Le relative cedole aumentano certamente al crescere dell’indice dei prezzi, offrendo un flusso di cassa reale costante. Se però il periodo è di mesi e non di anni l’effetto può essere marginale. Sui Btp Italia – indicizzati all’inflazione nazionale - non si è ancora registrata un incremento significativo delle cedole pagate, proprio perché l’onda deve ancora arrivare. Meglio preferire allora titoli con scadenze non troppo lunghe, con cui andare a rimborso. Si ottiene così una protezione abbastanza efficiente.
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Bot
È il modo più semplice di seguire l’andamento dei tassi di interesse e di fatto dell’inflazione. Un Bot con scadenza settembre 2026 rende attualmente circa il 2,4%. Al suo rimborso si potrà rientrare su tali titoli per esempio con un dicembre 2026 o un febbraio 2027. Meglio esporsi allora su vite residue corte o – magari – per una quota della liquidità disponibile su un corto (preferibile se le previsioni andranno verso ulteriore inflazione) e per una quota su un annuale (se le previsioni saranno invece di stabilizzazione o ribasso).
Conti deposito
A maggio questi conti deposito offrono un efficace scudo contro l’inflazione, grazie a rendimenti lordi che arrivano fino al 4,3% su base annua, consentendo di proteggere il valore reale dei risparmi. Attenzione però a non scegliere banche assolutamente minori. Le soluzioni vincolate risultano logicamente più remunerative rispetto a quelle libere, garantendo pur sempre sicurezza fino a 100.000 euro.
Azioni ad alto dividendo
Hanno svolto molto bene il ruolo difensivo dall’inflazione, grazie all’abbinata della variazione positiva delle quotazioni e a dividendi spesso in crescita. Bisogna però riconoscere che i mercati non hanno reagito negativamente – come ci si poteva attendere - alle incertezze geopolitiche e all’inflazione. Bene anche gli Etf high dividend riferiti agli indici specifici sia dell’area Paesi sviluppati sia di quelli emergenti.
Oro
Da inizio febbraio ha sofferto, dopo però un andamento eccessivamente rialzista. Di solito si ritiene che il gold svolga un perfetto ruolo di “hedge inflattivo”. Le circostanze del 2026 sono tuttavia troppo particolari, per una confusa situazione contingente di tassi di interesse, di entrata in scena di nuovi specifici Etc (in Cina) e di vendite da parte di alcuni Paesi, dopo la corsa delle quotazioni, per individuare un trend omogeneo di scelte da parte dei mercati. Ora le previsioni sono di nuovo rialziste ma molto dipenderà dalle decisioni della Fed e dall’andamento del dollaro.
Beni rifugio alternativi all’oro
Su questo fronte si assiste a un cambiamento strutturale dell’offerta e delle dinamiche economiche. Una volta si pensava – oltre che all’oro – ai gioielli, alla terra e ad alcune commodities. Poi c’è chi ha ipotizzato l’entrata in scena delle criptovalute, commettendo uno dei peggiori errori nel contesto finanziario. Ora si parla di installazioni green, di riqualificazione immobiliare, di infrastrutture viarie e ferroviarie. Cosa hanno a che vedere con un’inflazione un po’ nevrotica? Nulla. Entrano effettivamente nel contesto dei beni rifugio di lungo – anzi di lunghissimo – termine, svolgendo un ruolo di asset cruciali, adatti per esempio a specifiche categorie di fondi. Sono però strategici e non tattici.
Immobiliare
Eccolo un altro settore in cui una situazione probabilmente provvisoria di inflazione non può far sentire i suoi effetti. I prezzi delle case stanno ancora aumentando ma per dinamiche di altro tipo: carenza di offerta, trasformazione di immobili in affitti brevi (più redditizi) e alto numero di richieste. Cosa succederà nei prossimi mesi? Alcuni operatori specializzati segnalano già qualche difficoltà per una crescita eccessiva dei prezzi del mattone e dei canoni locativi. Si pensa così che un certo effetto sull’inflazione venga proprio da questo comparto. Che ha comunque dinamiche più lunghe rispetto a quelle di un incremento del costo della vita rapido e forse momentaneo. Ha avuto quindi ragione chi è entrato sul mattone negli ultimi due anni. Ora potrebbe essere tardi.
In sintesi
Inutile guardare lungo. Meglio scegliere soluzioni veloci che si riadeguino facilmente a quello che succederà nei prossimi mesi sui fronti macroeconomico e inflattivo. Con un po’ di Bot, un Btp Italia a scadenza corta e un conto deposito - meglio se non vincolato - la copertura del rischio aumento dei prezzi può essere garantito, sempre che il mondo torni presto dentro il percorso della saggezza.
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