Crisi nera per Southern Co-op. Con un deficit di €27 milioni e costi raddoppiati, la catena rischia il fallimento. L’unica salvezza per 300 negozi e 4.500 lavoratori è la fusione d’urgenza.
Gestire un gigante del commercio al dettaglio è una sfida che non ammette errori, specialmente quando l’inflazione e i costi energetici diventano un «siluro» pronto a far affondare i bilanci. Non è più un segreto: il mix tossico tra calo dei consumi e aumento dei costi fissi sta mettendo in ginocchio aziende storiche.
Ora, una delle catene più note del Regno Unito, la Southern Co-op, è finita al centro di una tempesta finanziaria che potrebbe portare alla scomparsa definitiva del marchio e alla chiusura di centinaia di punti vendita.
I numeri del disastro
La situazione è critica. I numeri emersi nelle ultime ore delineano un quadro drammatico, con la società che prevede un deficit operativo di ben 23 milioni di sterline (circa 27 milioni di euro) per l’anno finanziario 2025..
Ma come si è arrivati a questo punto? I fattori sono molteplici e fungono da monito per tutto il settore retail. Pesano i costi per l’energia, letteralmente raddoppiati, come anche l’aumento dei salari minimi, pur necessario per i lavoratori, che ha aggiunto un ulteriore carico di milioni di sterline a un bilancio già in rosso. Un altro dato decisivo è l’impennata dei furti nei negozi e della criminalità organizzata, che ha costretto l’azienda a grandi investimenti in sicurezza, spese che erodono i margini di profitto.
L’ultima spiaggia: fusione o fallimento
La direzione di Southern Co-op ha rotto il silenzio inviando una lettera d’urgenza ai propri soci, ammettendo che l’indipendenza non è più sostenibile. L’unica via d’uscita per evitare il fallimento totale è la fusione con il gigante nazionale, il Co-operative Group.
«Come voi, crediamo fermamente nel valore di una cooperativa indipendente e abbiamo esplorato tutte le opzioni realistiche per tutelarla», si legge nella missiva. Ma la realtà dei fatti dice che senza il «salvagente» del gruppo più grande, gli oltre 300 punti vendita (tra supermercati, caffetterie e servizi funebri) e i 4.500 dipendenti rischiano di sparire nel nulla.
Il mese prossimo sarà decisivo. I soci saranno chiamati a votare su questo piano di emergenza. Se la fusione dovesse fallire, il rischio di una procedura concorsuale diventerebbe una certezza.
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